Camera metrica

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Camera metrica supergrandangolare Wild P31

La camera metrica è una macchina fotografica di cui è possibile conoscere, su indicazione della ditta produttrice:

  • la distorsione dell'immagine dovuta all'obiettivo;
  • la distanza principale, cioè la distanza esistente tra la superficie sensibile ed il centro di proiezione dell'immagine (punto coniugato posteriore dell'obiettivo);
  • il punto principale, determinato dall'intersezione della superficie sensibile, con la perpendicolare condotta dal centro di proiezione dell'immagine alla superficie stessa;

Queste particolari macchine fotografiche sono in grado di acquisire informazioni metriche e sono utilizzate in fotogrammetria, per rilievi topografici o architettonici.

Nella foto a destra è riportata la camera Wild P31, con focale 45mm su formato immagine 9 x 12 cm. Per rendersi conto di quanto grande sia l'angolo di ripresa è sufficiente notare il filtro applicato sull'obiettivo, molto più scuro al centro e sfumato verso il bordo. Quest'accorgimento risulta indispensabile perché l'inclinazione dei raggi proiettanti varia moltissimo passando dai bordi al centro dell'immagine.

Camera con foro stenopeico[modifica | modifica sorgente]

Progetto di una camera metrica con foro stenopeico

Per prendere coscienza delle possibilità offerte dalla fotografia, ci conviene far ricorso al foro stenopeico e realizzare una camera metrica su misura per un rilievo. Immaginiamo, ad esempio, di essere interessati al fotopiano del prospetto (riportato nella foto) della chiesa del Purgatorio, situata nel centro storico di Bitritto (BA). In questo caso, un corpo di fabbrica, indicato con t nella planimetria, impedisce la ripresa frontale ad una distanza tale da rendere trascurabili le sporgenze esistenti sulla facciata. Supponiamo che sia sufficiente una distanza d e a questa distanza scegliamo un punto P , dal quale sia visibile l'intera facciata. In planimetria, proiettiamo dal punto P i punti estremi della facciata A e B su un segmento A' e B' , parallelo alla facciata stessa e con una distanza da P uguale alla distanza d ridotta nella scala desiderata. Dalla semplice similitudine dei triangoli ottenuti, non è difficile dedurre che il segmento A'B' è riprodotto nella stessa scala di c', che sarà la distanza principale della camera progettata. Analoga verifica va fatta per ottenere il decentramento verticale del foro. Ciò premesso i problemi da risolvere sono:

  • avere un'immagine nitida ed esente da deformazioni. Nel caso del foro stenopeico, per fortuna i raggi non attraversano alcun materiale trasparente, ma dovremo fare attenzione nel realizzare un foro sufficientemente piccolo e con bordo a spigolo vivo. Nel caso di camera con obiettivo, questo dovrebbe essere esente da distorsioni;
  • realizzare una cassa (preferibilmente in legno) con pareti piani ed ortogonali tra di loro. Nelle camere metriche la perfetta ortogonalità tra asse ottico e piano sensibile è praticamente impossibile;
  • procurarci un piano di appoggio perfettamente orizzontale. Nella camera metrica, grazie ad un treppiedi ed una basetta dotata di vite calanti e livella è possibile raggiungere una buona messa in stazione dello strumento, che deve ruotare intorno ad un asse verticale ed avere, in un caso simile al nostro, il piano della superficie sensibile perfettamente verticale;
  • verificare l'inquadratura. Nella camera metrica si inserisce un vetro smerigliato al posto della lastra;

Se tutto è stato rispettato, il fotogramma che si ottiene è un fotopiano più che soddisfacente e migliorabile.

Camera con distanza principale variabile[modifica | modifica sorgente]

Progetto di una camera metrica con foro stenopeico

Parlare in fotogrammetria di Zoom è come bestemmiare. Tanto per farsi un'idea, basti pensare all'ottica intercambiabile della Wild P31: cambiare l'ottica (45mm, 100mm e 200mm) significava cambiare tutto il corpo macchina e ciò per evitare possibili conseguenze sull'alterazione dell'orientamento interno.
In barba a tutto, gli studenti del corso di fotogrammetria architettonica della facoltà d'Ingegneria di Bari, costretti a far ricorso alla fotogrammetria povera (di necessità virtù) hanno realizzato una camera con foro stenopeico, in cui era possibile posizionare il materiale sensibile a diverse distanze dal foro, anche se prestabilite. Nella fotografia posta a lato, è possibile osservare il fotopiano della facciata di una chiesa in scala 1:50, 1:100 ed 1:500, ottenuti dallo stesso punto di ripresa. Nella terza fotografia non è difficile notare che l'angolo di ripresa è talmente grande da fotografare anche il panno nero posto sulla camera per evitare eventuali infiltrazioni di luce. Altro particolare, tutt'altro che trascurabile, è la qualità dell'immagine, che ha poco o niente da invidiare alle colleghe "altolocate".

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]