Camera d'ambra

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
2002-11-15 071b Puschkin Bernsteinzimmer.jpg

La maggiore attrattiva del palazzo di Caterina a Carskoe Selo è rappresentata dalla Camera d'ambra (Bernsteinzimmer, in tedesco). È una stanza di circa 55 metri quadrati le cui pareti sono completamente rivestite da pannelli decorati con ben sei tonnellate d'ambra, oltre a foglie d'oro e specchi. Per la sua singolare bellezza è stata spesso definita l'ottava "Meraviglia del Mondo".

La Camera originale fu costruita fra il 1701 e il 1709 da artigiani tedeschi e russi in Prussia. Nel 1716 fu donata dal Re di Prussia Federico Guglielmo I (1713-1740) al suo allora alleato, lo zar Pietro I il Grande (1682-1725).[1] Durante la Seconda guerra mondiale la Camera venne smontata dai nazisti e trasferita a Königsberg, dove scomparve misteriosamente alla fine della guerra e non se ne seppe più nulla fatta eccezione per alcuni frammenti ritrovati in varie parti del mondo presso collezionisti privati. Nel 1979 però venne data commissione di ricostruire la Camera basandosi su disegni e foto originali. Finalmente nel 2003 la nuova Camera venne inaugurata ed aperta al pubblico. L'affluenza di visitatori è così alta che l'accesso alla Camera è consentito a gruppi ristretti e per un limitato periodo di tempo.[senza fonte]

Storia[modifica | modifica sorgente]

La Bernsteinzimmer fu creata per il castello Charlottenburger Schloss a Berlino. Fu concepita dall'architetto e scultore Andreas Schlüter. Fu realizzata ricoprendo le pareti interamente di ambra; fu chiamata più tardi ottava meraviglia del mondo (achte Weltwunder). L'incisore danese Gottfried Wolffram fu scelto su indicazione di Federico IV di Danimarca che dal 1701 fu al servizio di Federico I di Prussia a Königsberg. Nel 1706 viene commissionato ai maestri di Danzica, incisori Ernst Schacht e Gottfried Turau, dato il prezzo ritenuto troppo elevato di Wolffram. Nel 1712 l'opera non viene presa in considerazione, probabilmente solo dopo la morte di Federico I. In un gabinetto presso la Weißen Saal del Berliner Stadtschloss viene posizionata.

Lo zar Pietro il Grande ammirò la sala durante una visita nella residenza prussiana „Soldatenkönigs“. A differenza del suo predecessore che non diede molta importanza all'arte, cercava le sue guardie del corpo nei „Lange Kerls“, così fece un'alleanza contro gli svedesi e la camera venne data in dono. La sorella di Pietro, zarina Elisabetta di Russia, porto la camera a San Pietroburgo nel Palazzo d'inverno, più tardi nel Palazzo di Caterina a Carskoe Selo. L'architetto italiano Bartolomeo Francesco Rastrelli aggiunse dei finti pilastri e cornicioni dorati.

Durante la seconda guerra mondiale[modifica | modifica sorgente]

Nel settembre 1941 il palazzo fu confiscato dalla Wehrmacht come residenza. L'amministrazione sovietica non riuscì ad asportare i pannelli, che furono nell'emergenza incollati e coperti con carta da parati per evitare scheggiature. Dal 18 ottobre 1941 la Camera d'ambra fu smontata in 36 ore, collocata in 28 casse e spedita a Königsberg dove si trovava la Collezione di Prussia. Il 13 novembre 1941 il giornale "Königsberger Allgemeine Zeitung" diede informazioni dettagliate sull'esposizione di una parte della Camera d'ambra nel Castello di Königsberg. Comparve poi un articolo nella rivista Pantheon, le cui fotografie mostravano che mancava un mosaico fiorentino. Dopo un incendio (1944) i pannelli furono smontati e probabilmente riposti in casse nei sotterranei del castello. Durante due attacchi aerei britannici alla fine di agosto 1944 furono danneggiati, sembra, solo i sei pannelli dello zoccolo.

Collocazione della camera d'ambra[modifica | modifica sorgente]

Dal 1945 è scomparsa. Molte le ipotesi ma finora nessuna certezza. Negli studi relativi sono stati indicati più di cento luoghi in cui potrebbe essere nascosta. Resta l'unica certezza che la Camera d'ambra è stata vista per l'ultima volta a Königsberg. Non è chiaro quando.
Il castello di Königsberg, in cui si trovava, è stato gravemente danneggiato nel 1945 e i ruderi sono stati eliminati nel 1968 per ordine di Leonid Breznev, per costruire sull'area la casa dei Soviet. Per problemi di statica la costruzione non fu completata.
I sotterranei a volte in cui la Camera fu nascosta dovrebbero esistere ancora in parte. La planimetria degli spazi più profondi dell'enorme costruzione non è finora disponibile. La collocazione della camera a Königsberg viene ritenuta altamente probabile. D'altra parte viene ipotizzato che i russi avrebbero voluto nascondere gli indizi del fatto che l'esercito sovietico non era riuscito a impedire la perdita della Camera d'ambra.
Il castello, ritengono i ricercatori sovietici, era collegato al Duomo di Königsberg da un passaggio sotterraneo. Nelle sue nicchie potevano essere stati nascosti oggetti di valore. Si suppone anche che il passaggio sia stato fatto saltare verso la fine della guerra. Anche ricerche fatte nel 2009 scavando nel fiume Pregel non hanno dato risultati. Nel 2013 un cugino del figlio di Hildebrand Gurlitt, in coincidenza con lo spettacolare ritrovamento di opere d'arte a Schwabing, ha detto di sapere dov'è la camera d'ambra.[2]

Ritrovamenti[modifica | modifica sorgente]

Durante la guerra in circostanze furono rubati alcuni pezzi dell'arredamento della Camera. Un comò e un mosaico furono scoperti in Germania nel 1997. Il mosaico nel 1996 nella Germania settentrionale era stato offerto sul "mercato grigio dell'arte" per 2,5 milioni di dollari. Ma prima che la vendita avesse luogo, il pezzo fu sequestrato dalla polizia di Brema. Qualche tempo dopo, si è resa nota la proprietaria del comò a Berlino. I pezzi, considerati gli ultimi originali rimasti, sono stati consegnati dal governo tedesco alla Russia.

Ricostruzione[modifica | modifica sorgente]

Dal 1976 si è lavorato nel Palazzo di Caterina alla ricostruzione della Camera d'ambra, basata soprattutto su foto in bianco e nero dell'originale e sull'unica foto a colori disponibile. Dopo un'interruzione per problemi finanziari, i lavori sono stati conclusi grazie a una donazione di 3,5 milioni di dollari da parte della società tedesca Ruhrgas AG. Nel quadro delle celebrazioni per il trecentesimo anniversario della fondazione di Pietroburgo, il 31 maggio 2003 la Camera ricostruita è stata inaugurata alla presenza del cancelliere Gerhard Schröder e di Vladimir Putin.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • (DE) Peter Bruhn: Das Bernsteinzimmer in Zarskoje Selo bei Sankt Petersburg. Bibliographie mit über 3.800 Literaturnachweisen aus den Jahren 1790 bis 2003. Von der Schenkung des Bernsteinzimmers durch den König von Preußen an den Zar, über das ungeklärte Verschwinden des Bernsteinzimmers im Zweiten Weltkrieg, bis zur Vollendung der Rekonstruktion des Bernsteinzimmers im Jahre 2003. = Bibliographie Bernsteinzimmer. 2. sehr vermehrte und erweiterte Auflage. Bock & Kübler, Berlin 2004, ISBN 3-86155-109-8 (Literaturhinweise zu aktuellen Russland-Themen 5).
  • (DE) Paul Enke: Bernsteinzimmer Report. Raub, Verschleppung und Suche eines weltbekannten Kunstwerkes. Verlag Die Wirtschaft, Berlin (DDR) 1986, ISBN 3-349-00108-4.
  • (DE) Herbert Gold: Das Bernsteinzimmer. Geheimtransport in den Pinzgau. Von Berlin nach St. Petersburg, vom Katharinenpalast nach Königsberg. Die Ermittlungen und Beweise, dass es zu einem Schloss im Pinzgau transportiert wurde. Selbstverlag, Niedernsill 2004, ISBN 3-200-00114-3.
  • (RU) Андрей Горляк / Andrej Gorljak: Магия Янтарной комнаты / Magija Jantarnoj komnaty. Содружество А. Богатых и Э. Р. Акитской / Sodrushjestwo A. Bogatyh i E. R. Akitskoj, Москва / Moskva 2002, ISBN 5-93721-107-3.
  • (DE) Henry Hatt: Ignorierte Geheimobjekte Hitlers. Kunstraubspuren in Bergwerken. Ein Buch zur Aufarbeitung der Geschehnisse in Thüringens Schieferbergwerken während des II. Weltkrieges. Hattenhauer, Ludwigsstadt 1995, ISBN 3-930988-00-3.
  • (DE) Juri Iwanow: Von Kaliningrad nach Königsberg. Auf der Suche nach verlorenen Schätzen. Rautenberg, Leer 1991, ISBN 3-7921-0477-6.
  • (DE) Manfred John, Gabi Liebegall: Gebunkerte Geheimnisse. Auf den Spuren des Bernsteinzimmers in Sachsen. Tauchaer Verlag, Taucha 2008, ISBN 978-3-89772-140-1.
  • (DE) Guido Knopp: Das Bernsteinzimmer. Dem Mythos auf der Spur. Das Buch zur großen Serie im ZDF. Hoffmann & Campe, Hamburg 2003, ISBN 3-455-09396-5.
  • (DE) Margarete Kühn: Schloß Charlottenburg. Deutscher Verein für Kunstwissenschaft, Berlin 1955, S. 48f. (Denkmäler deutscher Kunst).
  • (DE) Mario Morgner: Verlorenes Weltwunder - Das Bernsteinzimmer: Die Suche nach einem Mythos in Mitteldeutschland. Norderstedt 2011, ISBN 978-3-8423-6409-7.
  • (DE) Mario Morgner: "Geheimsache Bernsteinzimmer: Im Auge des Ministeriums für Staatssicherheit." Taucha 2012, ISBN 3-89772-214-3.
  • (DE) Goerd Peschken: Bernsteinkabinett und Rote Kammer. In: Waldemar Strempler (Hrsg.): Aspekte der Kunst und Architektur in Berlin um 1700. Herausgegeben von der Generaldirektorin der Stiftung Preußische Schlösser und Gärten Berlin-Brandenburg. Bearbeitet von Guido Hinterkeuser und Jörg Meiner. Stiftung Preußische Schlösser und Gärten Berlin-Brandenburg, Potsdam 2002, S. 48–57.
  • (DE) Maurice Philip Remy: Mythos Bernsteinzimmer. List, München 2003, ISBN 3-471-78579-5.
  • (DE) I. P. Sautow u. a.: Das Bernsteinzimmer. Drei Jahrhunderte Geschichte. Aurora-Kunstverlag, Sankt Petersburg 2003, ISBN 5-7300-0744-2.
  • (DE) Wolfgang Schneider: Die neue Spur des Bernsteinzimmers. Tagebuch einer Kunstfahndung. Kiepenheuer, Leipzig 1994, ISBN 3-378-00580-7.
  • (DE) Heinz Schön: Das Geheimnis des Bernsteinzimmers. Das Ende der Legenden um den in Königsberg verschollenen Zarenschatz. Paul Pietsch Verlag, Stuttgart 2002, ISBN 3-613-50401-4
  • (DE) Martin Stade: Vom Bernsteinzimmer in Thüringen. Berichte über die Tätigkeit des SD 1942–1945. 2. Auflage. Rhino-Verlag, Ilmenau 2008, ISBN 978-3-939399-99-5 (Escher Taschenbuch).
  • (DE) Günter Wermusch: Die Bernsteinzimmer-Saga. Spuren, Hypothesen, Rätsel. Links-Verlag, Berlin 1991, ISBN 3-86153-019-8.
  • (DE) Zarskoje Selo – Bernsteinzimmer – Katharinenpalast. Kunstverlag Iwan Fjodorow, Sankt Petersburg 2004, ISBN 5-93051-023-7.

Galleria[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Blumberg, Jess. A Brief History of the Amber Room, Smithsonian Magazine. Retrieved: 3 April 2008.
  2. ^ Behauptung eines Verwandten: Kennt Cornelius Gurlitt Versteck des Bernsteinzimmers?

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]