Cambiamento linguistico

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Il cambiamento linguistico o mutamento linguistico è la variazione linguistica delle caratteristiche di una lingua. Esso può avvenire, nella fonetica (mutamento fonetico), nella fonologia (mutamento fonologico), nella morfologia (mutamento morfologico), nella sintassi (mutamento sintattico), nella semantica (mutamento semantico e o lessicale), di una determinata lingua e può essere analizzato in sincronia e in diacronia.

Variazione linguistica nel tempo[modifica | modifica sorgente]

Le lingue cambiano nel tempo. Ne è un esempio, il passaggio graduale che ha portato le popolazioni italiche dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente, prima al rafforzamento del proprio dialetto divenuto lingua locale e poi alla nascita della lingua italiana.

Cambiamenti apportati da fattori esterni[modifica | modifica sorgente]

Uno dei principali motivi di variazione nella lingua, è dato dal contatto fra lingue coesistenti nello stesso tempo in un'area relativamente piccola, tale da portare persone di lingue diverse a conoscersi, e apprendere in parte, gli uni l'idioma dell'altro, oppure inventando nuove parole, nate dall'adattamento al proprio idioma di parole ad esso prima estranee. Nel caso di migrazione, i migranti adottano la lingua locale. Ma se sono abbastanza numerosi e se la migrazione continua per un periodo prolungato, la loro lingua può avere effetti sulla lingua locale, apportandovi cambiamenti graduali (es. i Normanni in Inghilterra nell'XI secolo). In alcuni casi la lingua dei migranti o dei colonizzatori può portare all'estinzione l'idioma locale (es. colonizzazione britannica dell'Australia). Inoltre, quando una lingua si espande in un'area geografica separata dalla terra nativa, nella nuova area comincia uno sviluppo autonomo che dà luogo col tempo ad una varietà distinta (es. inglese, britannico, americano e australiano).

Cambiamenti per ragioni interne[modifica | modifica sorgente]

Un altro fatto che può determinare un cambiamento nella lingua, è la semplificazione. Per semplificazione una lingua può modificarsi, tramite la contrazione di un modo di dire, di due parole o di una stessa parola che diventa più corta.

Tipologia del cambiamento linguistico[modifica | modifica sorgente]

Il mutamento linguistico si può realizzare a livello fonetico, morfologico e semantico-lessicale.

Cambiamento fonetico[modifica | modifica sorgente]

Si parla di mutamento fonetico quando ci si trova di fronte a un cambiamento di abitudine nell'articolare un suono. Il mutamento può essere indipendente - cioè non determinato dal contesto fonetico in cui un suono si presenta - oppure dipendente - cioè determinato dal contesto. Un esempio del primo caso è rappresentato dal passaggio dei suoni indoeuropei e e o al sanscrito a, che si verifica in qualsiasi contesto; un esempio del secondo caso è rappresentato dal mutamento descritto dalla Legge di Verner. Il mutamento fonetico può essere analizzato sia da un punto di vista meramente articolatorio, cioè come prodotto di movimenti articolatori degli organi dell'apparato fonatorio, sia da un punto di vista funzionale, cioè considerando i suoni come unità distintive di significati.

Questi i principali fenomeni attraverso i quali si manifesta il mutamento fonetico:

Assimilazione (e dilazione)[modifica | modifica sorgente]

Si parla di assimilazione quando due suoni contigui acquisiscono tratti comuni. Si parla di dilazione quando lo stesso fenomeno avviene tra suoni non contigui.

Esempio di assimilazione: il passaggio dal latino nd a nn nei dialetti dell'Italia meridionale (quando > quanno; mondo > monno).

Esempio di dilazione: -e- ed -o-, interne a parola, che nei dialetti meridionali si trasformano rispettivamente in -i e -u per influsso delle vocali finali -i e -u, poi trasformatesi a loro volta in vocale indistinta (nir' < neru < nigru)

L'assimilazione è progressiva quando a dominare è il primo elemento, regressiva quando succede l'inverso.

Esempio di assimilazione progressiva: il già citato passaggio dal latino nd a nn nei dialetti meridionali italiani.

Esempio di assimilazione regressiva: il passaggio dal latino octo all'italiano otto.

Differenziazione[modifica | modifica sorgente]

Si ha differenziazione quando la continuità del movimento articolatorio di un fonema o di due fonemi consecutivi viene interrotta. La differenziazione di suoni non contigui si chiama dissimilazione.

Esempio di differenziazione: la dittongazione romanza di -e e -o toniche del latino in sillaba aperta (lat. pede > it. piede).

Esempio di dissimilazione: il passaggio dal latino classico natare al latino volgare notare.

Interversione[modifica | modifica sorgente]

È il rovesciamento dell'ordine di successione di due suoni. Essa può attuarsi fra suoni contigui o a distanza (metatesi).

Esempio di interversione: in italiano formaggio in francese fromage.

Sincope[modifica | modifica sorgente]

Si parla di sincope quando si verifica la caduta di vocali atone in posizione interna. Se si verifica tra vocali in posizione finale di parla di apocope.

Esempio di sincope: it. caldo < cal(i)du.

Esempio di apocope: lat. est< *esti.

Epentesi[modifica | modifica sorgente]

Si parla di epentesi quando all'interno di un nesso, si sviluppa un suono consonantico o vocalico non etimologico.

Esempio: it. popolare pissicologia per psicologia; it. pop. atimosfera per atmosfera.

Semplificazione di nessi consonantici[modifica | modifica sorgente]

Aplologia[modifica | modifica sorgente]

È la caduta per dissimilazione di una sillaba interna identica o simile a un'altra.

Esempio di aplologia: it. tragicomico < tragico-comico.

Bibliografia di base[modifica | modifica sorgente]

  • Romano Lazzeroni, Il mutamento linguistico, in Id. (cur.), Linguistica storica, Roma, Carocci, 1987, pp. 14-54.
  • Franco Fanciullo, Il mutamento, in Id., Introduzione alla linguistica storica, Bologna, Il Mulino, 2007, pp. 47-68.
  • Shaligram Shukla, Jeff Connor-Linton, Il mutamento linguistico (tit. orig. Language Change, 2006), Bologna, Il Mulino, 2008.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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