Callithrix penicillata

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Progetto:Forme di vita/Come leggere il tassoboxCome leggere il tassobox
Uistitì dai pennacchi neri
Stato di conservazione
Status iucn3.1 LC it.svg
Rischio minimo[1]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Mammalia
Superordine Euarchontoglires
(clade) Euarchonta
Ordine Primates
Sottordine Haplorrhini
Infraordine Simiiformes
Parvordine Platyrrhini
Famiglia Cebidae
Sottofamiglia Callitrichinae
Genere Callithrix
Sottogenere Callithrix
Specie C. penicillata
Nomenclatura binomiale
Callithrix penicillata
E. Géoffroy, 1812

Lo uistitì dai pennacchi neri (Callithrix penicillata E. Géoffroy, 1812) è un primate platirrino della famiglia dei Cebidi.

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

Vivono nelle foreste a galleria dell'altopiano centrale del Brasile, grossomodo nell'area compresa fra gli stati di Biahia e Paraná[2] e verso l'interno fino a Goias.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Dimensioni[modifica | modifica wikitesto]

Misura circa 45 cm di lunghezza, di cui più di metà è occupata dalla coda, per un peso di 450 g.

Aspetto[modifica | modifica wikitesto]

Un esemplare allo stato selvatico.

La testa è bruno scuro o nera, con peli bianchi sparsi qua e là, mentre la fronte è bianca. Il torso, l'addome ed i fianchi sono grigi, mentre il quarto posteriore è solitamente nero, così come la parte ventrale. La coda possiede anelli bianchi su fondo nero: i ciuffi in corrispondenza delle orechcie sono anch'essi neri (da qui il nome comune della specie).

Biologia[modifica | modifica wikitesto]

Si tratta di animali diurni ed arboricoli: vivono in gruppi di 2-14 individui, che comprendono una coppia dominante coi figli di differenti parti. Il gruppo definisce un proprio territorio che delimita con secrezioni ghiandolari, anche se la difesa di quest'ultimo è assai blanda e spesso possono essere osservati più gruppi mentre si nutrono su un unico albero.
I vari esemplari comunicano tramite tutta una serie di vocalizzazioni anche ultrasoniche, quindi non udibili all'orecchio umano.
Caso raro fra i primati, questi animali sembrano presentare comportamenti migratori sincronizzati con le stagioni secca ed umida: mancando studi accurati sul campo in proposito, non si conosce la durata né la direzione di tali migrazioni.

Alimentazione[modifica | modifica wikitesto]

Questi animali sono perlopiù resinivori: oltre alla linfa degli alberi, durante la stagione secca la dieta può comprendere anche insetti ed altri invertebrati e piccoli vertebrati.

Riproduzione[modifica | modifica wikitesto]

Questi animali, come confermato anche da studi su popolazioni selvatiche (che hanno smentito invece le credenze sui costumi riproduttivi di altre specie), sono monogami: la coppia dominante è l'unica a potersi riprodurre, anche perché solitamente gli altri componenti del gruppo sono i figli di parti precedenti.
La gestazione dura circa cinque mesi, al termine dei quali vengono dati alla luce solitamente due gemelli. Questi ultimi vengono presi in consegna dall'intero gruppo, che collabora alla loro cura, mentre la madre li accudisce solo durante la poppata. In questo modo, essi vengono svezzati attorno ai due mesi d'età e diventano del tutto autosufficienti dopo l'anno: la maturità sessuale viene raggiunta attorno all'anno e mezzo d'età, anche se questi animali sono soliti accoppiarsi in età piuttosto avanzata.
La femmina ricomincia il proprio ciclo estrale a una settimana di distanza dal parto: può quindi portare a termine con successo due gravidanze l'anno.

La speranza di vita di questi animali in cattività è di 15 anni.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Callithrix penicillata in IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2014.2, IUCN, 2014.
  2. ^ Fernando C. Passos, João M. D. Miranda, Lucas de M. Aguiar, Gabriela Ludwig, Itiberê P. Bernardi, Rodrigo F. Moro-Rios, DISTRIBUIÇÃO E OCORRÊNCIA DE PRIMATAS NO ESTADO DO PARANÁ, BRASIL (PDF) in A Primatologia no Brasil 10., EDIPUCRS, 2006. URL consultato il 20 febbraio 2007.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Colin Groves, Mammal Species of the World. A Taxonomic and Geographic Reference, a cura di D.E. Wilson e D.M. Reeder, 3ª ed., Johns Hopkins University Press, 2005, pp. 132, ISBN 0-8018-8221-4.
  • Barros, M., C. Alencar, C. Tomaz. 2004. Differences in Aerial and Terrestrial Visual Scanning in Captive Black Tufted-ear Marmosets (Callithrix penicillata) Exposed to a Novel Environment. Folia Primatologica, 75/2: 85-91.
  • Boudet, C. 2004. "Mammal's Planet" (On-line). Accessed March 30, 2004 at http://www.mammals-planet.org/index_select.php
  • de Figueiredo, R., C. Longatti. 1997. Ecological Aspects of the Dispersal of a Melastomatacae by Marmosets and Howler Monkeys in a Semideciduous Forest in Southeastern Brazil. Revue d'Ecologie La Terre et La Vie, 52/1: 4-5.
  • Elliot, D. 1913. A Review of The Primates. New York: American Museum of Natural History.
  • Guerra, R., E. Takase, C. Santos. 1998. Cross-fostering between two species of marmosets (Callithrix jacchus and Callithrix penicillata). Revista Brasileira de Biologia, 58/4: 665-669.
  • Lacher, T., G. Bouchardet da Fonseca, C. Alves, B. Magalhaes-Castro. 1981. Exudate-Eating, Scent-Marking, and Territoriality in Wild Populations of Marmosets. Animal Behavior, 29/1: 306-307.
  • Miranda, G., D. Faria. 2001. Ecological Aspects of Black-Pincelled Marmoset (Callithix penicillata) in the Cerradao and Dense Cerradao of the Brazilian Central Plateau. Brazilian Journal of Biology, 61/3: 397-404.
  • Mittermeier, R. 1986. Primate Conservation Priorities in the Neotropical Region. Pp. 221-240 in K. Benirschke, ed. Primates: the road to self-sustaining populations. West Hanover, Massachusetts: Springer-Verlag.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

mammiferi Portale Mammiferi: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di mammiferi