Callia II

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui.

Callia (in greco antico Καλλίας, traslitterato in Kallías; Atene, VI secolo a.C.V secolo a.C.) è stato un diplomatico e militare ateniese del V secolo a.C., famoso per aver stipulato la pace omonima. Per distinguerlo dal nonno Callia I e dal nipote Callia III, che sperperò le ricchezze di famiglia e che apparentemente pose fine ad essa, è comunemente citato come Callia II.[1]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato in una ricca famiglia ateniese, conosciuta come procuratrice di schiavi alle miniere di Laurium, Callia fu uno degli uomini più ricchi dell’Atene del suo tempo.[2] Callia combatté nella battaglia di Maratona (490 a.C.) in abito sacerdotale. Suo figlio, Ipponico III, fu anch’egli comandante militare.

Seguace di Pericle, uno dei più rinomati politici democratici ateniesi della sua epoca, Callia divenne uno dei più importanti diplomatici ateniesi di quel tempo.[2] Nel 461 a.C. circa fece almeno una missione diplomatica presso il re persiano Artaserse I.[2]

Qualche tempo dopo la morte di Cimone, probabilmente attorno al 441 a.C.[2] o 448 a.C.[3], fu mandato ancora una volta a Susa per concludere un trattato di pace, chiamato pace di Callia, con Artaserse I, mettendo fine alle guerre persiane e salvaguardando le poleis greche dell’Asia minore dagli attacchi dei Persiani.[2] Circa nello stesso periodo Callia potrebbe pure essere stato responsabile dei trattati di pace con Reggio Calabria e Lentini, come pure del successivo trattato con Sparta conosciuto come pace dei trent'anni (446 a.C. o 445 a.C.).[4]

La sorte di Callia, dopo il suo ritorno ad Atene, rimane un mistero, e i dati sui suoi ultimi anni sono soltanto frammentari. Alcune fonti dicono che la sua missione presso Artaserse I non abbia avuto successo e che lui, al suo ritorno ad Atene, sia stato accusato di alto tradimento e condannato a una multa di 50 talenti. Altri sostengono[3] che gli Ateniesi gli dedicarono un altare di pace e gli votarono speciali onori.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Ian Christopher Storey, Eupolis: Poet of Old Comedy, Oxford, Oxford University Press, p. 180, ISBN 978-0-19-925992-2.
  2. ^ a b c d e (EN) David Sacks e Oswyn Murray, Encyclopedia of the Ancient Greek World, a cura di Lisa R. Brody, Facts on File library of world history, New York, Infobase Publishing, 2009, p. 177, ISBN 978-1-4381-1020-2.
  3. ^ a b (EN) Matthew Dillon e Lynda Garland, Ancient Greece: Social and Historical Documents from Archaic Times to the Death of Alexander the Great, Routledge Sourcebooks for the Ancient World, Abingdon, Taylor & Francis, p. 402, ISBN 978-0-415-47329-3.
  4. ^ (EN) Benjamin D. Meritt, H. T. Wade-Gery e Malcolm F. McGregor, The Athenian Tribute Lists, III, Princeton, New Jersey, American School of Classical Studies at Athens, 1968, p. 277, ISBN 978-0-87661-913-1.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti primarie
Fonti secondarie