Callabiana
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
| Callabiana | |||||||||
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
|
|
|||||||||
| Stato: | |||||||||
| Regione: | |||||||||
| Provincia: | |||||||||
| Coordinate: | Coordinate: | ||||||||
| Altitudine: | 731 m s.l.m. | ||||||||
| Superficie: | 7 km² | ||||||||
| Abitanti: |
|
||||||||
| Densità: | 18,85 ab./km² | ||||||||
| Frazioni: | Cordaro, Corte, Fusero, Lucca, Pianezze, Ribatto, Socco, Nelva, Pettani, Stellio, Trabbia, Vacchione, Valle, Virla | ||||||||
| Comuni contigui: | Andorno Micca, Bioglio, Camandona, Gaby (AO), Pettinengo, Piatto, Piedicavallo, Selve Marcone, Tavigliano, Vallanzengo | ||||||||
| CAP: | 13821 | ||||||||
| Pref. telefonico: | 015 | ||||||||
| Codice ISTAT: | 096008 | ||||||||
| Codice catasto: | B417 | ||||||||
| Nome abitanti: | callabianesi | ||||||||
| Santo patrono: | Madonna degli Angeli | ||||||||
| Giorno festivo: | 15 agosto | ||||||||
Callabiana (in piemontese Calabian-a) è un comune di 132 abitanti della provincia di Biella.
Indice |
[modifica] Geografia
Il territorio di Callabiana è collocato per la maggior parte nella parte alta del bacino dello Strona di Mosso; verso nord però raggiunge il crinale Strona-Sessera nei pressi del Bocchetto di Sessera e prosegue fino al fondovalle della Val Sessera.
La montagna più rilevante è il Monte Casto, condivisa con i comuni di Tavigliano e di Andorno Micca.
Nel territorio comunale è anche in parte compreso l'invaso di Ponte Vittorio, formato da una diga che sbarra il torrente Strona.
Una piccola isola amministrativa montana si trova in alta Valle Cervo e comprende il Colle della Mologna Piccola (2208 m) e la Punta Serange (2337 m)[1].
La maggior parte delle frazioni che compongono Callabiana è situata sul versante esposto a sud della valletta del Rio Soccasca, tributario dello Strona.
[modifica] Storia
Callabiana fece parte del fuedo di Andorno e ne seguì le vicende storiche restando a lungo unita al capoluogo sia a livello civile che a livello religioso. Il vescovo di Vercelli costituì a Callabiana la parrocchia della Madonna degli Angeli il 3 agosto 1533, anche se la costruzione della chiesa parrocchiale risale ad alcuni decenni prima; la stessa fu poi ampliata e abbellita più volte. Le patenti per la separazione civile tra i due comuni risalgono al 20 maggio 1700. Nel 1728 il feudo di Callabiana fu assegnato ai conti Nazzari di Savigliano; nel 1788 in paese venne invece eretto l'albero della libertà[2].
A partire dal 14 dicembre 1944 operò a Callabiana Radio Libertà, che risulta essere stata la sola emittente radiofonica rivolta al pubblico (e che avesse quindi una funzione non direttamente militare) gestita dai partigiani nel corso della resistenza. Le prime trasmissioni avvennero dalla Frazione Trabbia e proseguirono per diverse sere; nel gennaio del 1945 a causa dell'accresciuta minaccia nemica la radio fu smantellata e trasferita a Sala Biellese, dove proseguì la propria attività anche oltre al 25 aprile.
L'idea nacque nell'ambito delle attività della seconda Brigata Garibaldi, e il contenuto delle trasmissioni è tuttora consultabile; la parte più consistente della documentazione relativa è custodita presso la Biblioteca Civica di Biella. Il redattore della programmazione era Sam (il farmacista Sandro Berruto), lo speaker Gibo (il ferroviere Luigi Galleis) e il tecnico radiofonico Gamma (il panettiere Giovanni Passaglia). Le trasmissioni avevano un accompagnamento musicale dal vivo, inizialmente eseguito alla chitarra dal Grifo (il filatore Alfio Re) e al quale poi si aggiunsero altri strumenti ed un coro [3].
[modifica] Amministrazione comunale
Sindaco: Lorenzo Vercellotti (lista civica Per Callabiana) dal 08/06/2009
Centralino del comune: non disponibile
Posta elettronica: disponibile non disponibile
[modifica] Evoluzione demografica
Abitanti censiti 
[modifica] Note
- ^ Carta Tecnica Regionale raster 1:10.000 (vers.3.0) della Regione Piemonte - 2007
- ^ Comuni della Provincia di Biella, AA.VV, Nerosubianco edizioni, Cuneo 2005
- ^ Pagina on-line tratta dall'articolo di Piero Ambrosio e Alberto Lovatto per L'impegno, anno X, n. 1, aprile 1990


