Calavino

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Calavino
comune
Calavino – Stemma
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Trentino-South Tyrol.svg Trentino-Alto Adige
Provincia Trentino CoA.svg Trento
Amministrazione
Sindaco Oreste Pisoni (lista civica) dal 16/05/2010
Territorio
Coordinate 46°03′00″N 10°59′00″E / 46.05°N 10.983333°E46.05; 10.983333 (Calavino)Coordinate: 46°03′00″N 10°59′00″E / 46.05°N 10.983333°E46.05; 10.983333 (Calavino)
Altitudine 460 m s.l.m.
Superficie 12,88 km²
Abitanti 1 537[1] (30-06-2014)
Densità 119,33 ab./km²
Frazioni Lagolo, Sarche, Ponte Oliveti
Comuni confinanti Dro, Lasino, Lomaso, Padergnone, San Lorenzo in Banale, Trento, Vezzano
Altre informazioni
Cod. postale 38072
Prefisso 0461
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 022031
Cod. catastale B386
Targa TN
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitanti calavini
Patrono santa Maria Assunta
Giorno festivo terza domenica di luglio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Calavino
Sito istituzionale

Calavino (Calavim in dialetto trentino[2]) è un comune italiano di 1.537 abitanti della provincia di Trento.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

I primi abitanti della zona vivevano di caccia e pastorizia. Con l'andar del tempo, però, appresa meglio l'arte agricola, si trasferirono nella plaga pianeggiante detta Campagna, dove scorreva anche la roggia proveniente da Lasino e che solo più tardi, a causa di alluvioni, prese il corso attuale. In questo pianoro si costruirono abitazioni più comode, utilizzando il legname del luogo e bonificando nel contempo il terreno necessario alla loro sussistenza. È di questo conglomerato che i Romani prendono possesso fra il 200 e il 100 a.C., organizzandolo con strade che furono la traccia delle moderne vie di comunicazione. Largamente documentata archeologicamente è la romanità della zona sia sul terrazzo del centro storico, sia nella campagna che sui monti.

Organizzazione[modifica | modifica wikitesto]

L'organizzazione urbanistica del nucleo più vecchio segue l'antica viabilità. La vecchia strada veniva da Padergnone, attraversava il centro storico e proseguiva per Madruzzo. Su di essa si affacciavano con portali e simmetriche finestre, talvolta con inserti affrescati, le facciate delle case. La struttura dell'aggregato del "Mas" è medioevale. I suoi caseggiati compatti e massicci, sono ordinati a corti interne vincolate da androni (pòrteghi) aperti sulle due strade maggiori. Le dimore signorili abbinano alla residenza la casa rurale, il cui spazio antistante, cinto da muri con ingresso carraio a portale, è solitamente comune. Lo spazio pievano composto dalla piazza, dalla chiesa, dal sagrato, dal cimitero, dalla canonica, dalle case coloniche e di servizio annesse, è un illustre esempio dell'organizzazione urbanistica di nucleo religioso, di matrice medioevale, a dimensione valligiana, isolato e allo stesso tempo concentrico rispetto al paese.

Geografica[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio comunale di Calavino disegna una lunga fascia irregolare, trasversale rispetto alla Valle di Cavedine, di cui occupa l'estremo tronco nord. Dal Monte Bondone, m. 1550, scende nella Valle del Sarca, dove si allarga ad abbracciare l'intera conca di Toblino. Il Paese di Calavino è situato alle falde occidentali del Monte Bondone nella Valle dei Laghi, a 409 metri di altitudine, a 18 chilometri da Trento, all'imboccatura della Valle di Cavedine. La sua planimetria si sviluppa principalmente lungo il torrente che discende da Lasino, la Roggia, alimentato all'estremità meridionale del paese dalla sorgente del Buss Foran. È costituito da quattro rioni: Mas, Bagnol, Piazza e Casal.

All'interno del suo territorio comunale si trova il canyon del Limarò, una forra naturale che il torrente Sarca crea per alcuni chilometri.[3]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[4]


Variazioni[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1928 il comune viene soppresso e i suoi territori aggregati al comune di Madruzzo; nel 1953 il comune viene ricostituito (Censimento 1951: pop. res. 1121). Nel 1978 aggregazione di territori staccati dal comune di Lasino (Censimento 1971: pop. res. 86).[5]

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Il clima è mite proprio per la benefica influenza del Lago di Garda e dei laghetti circostanti; vi si coltivano infatti olivi e vigneti specializzati con una flora mediterranea.

Valle dei Laghi[modifica | modifica wikitesto]

Questa valle gode di un particolarissimo clima: in pochi chilometri si può osservare nella vegetazione la transizione tra il tipico clima alpino e quello mediterraneo: dai pini mughi delle cime, ai boschi di faggi, pini, abeti e larici delle pendici dei monti, si passa ai lecci, agli olivi (celebre l'Olio del Garda), al rosmarino ed alla coltivazione di viti e ortaggi nelle zone più pianeggianti e soleggiate. La zona di Toblino è famosa per la produzione del Vino Santo, unico al mondo proprio grazie al microclima in cui cresce il vitigno. La Valle dei Laghi in epoca pre-quaternaria era l'antico alveo del fiume Adige. Durante la glaciazione si stima che lo spessore del ghiacciaio in questa zona fosse di oltre 1000 metri, quasi il doppio a Merano. Questo possente ghiacciaio, il più grande delle Alpi Orientali, ha modellato ed eroso il fondovalle con la caratteristica forma a "U" tipica delle valli glaciali. Il ritiro del ghiacciaio fu la concausa della formazione del grandioso Lago di Garda, e delle gigantesche frane che si possono osservare nei pressi di Dro, con le impressionanti distese di sassi chiamate Marocche. Le tracce del potente movimento glaciale sono le profondissime forre, l'andamento a gradoni della valle, i depositi morenici, le rocce erose e striate, le cosiddette marmitte dei giganti e naturalmente gli attuali specchi d'acqua. Tra i principali: Terlago, S. Massenza, Toblino e Cavedine e, più in quota, Lagolo e i laghi di Lamar. La Valle dei Laghi è un ricco intreccio tra storia e natura. Ben quattro sono i castelli a pochi chilometri uno dall'altro: Castel Terlago, Castel Madruzzo, Castel Toblino e Castel Drena. Tra le escursioni più interessanti la passeggiata archeologica di Cavedine, che ricalca la cosiddetta "Strada Romana", la via di comunicazione nord - sud lungo la dorsale occidentale della Valle di Cavedine, dove è possibile osservare numerosi reperti come fontane, iscrizioni, lapidi, capitelli, acciottolati. Tra i più interessanti “La Carega del Diaol” (sedia del diavolo), risalente al I secolo d.C., la “Fonte Romana” e la chiesetta di S.Siro.

Persone legate a Calavino[modifica | modifica wikitesto]

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

Ogni anno, a luglio, la Pro Loco di Calavino, in collaborazione con le altre associazioni del paese, rievoca il passato e per un fine settimana le vie del paese si trasformano in quelle di un borgo medievale con i suoi momenti di vita quotidiana.

La manifestazione storica è imperniata sul rapporto fra la Comunità di Calavino e la famiglia Madruzzo, che per 119 anni (1539-1658) resse ininterrottamente le sorti del principato vescovile di Trento in uno dei periodi più importanti della storia della chiesa trentina.

Anche se gli avvenimenti che hanno interessato il XVI e XVII secolo riguardarono la città di Trento, rimangono segni tangibili della presenza dei Madruzzo in quei luoghi da cui la famiglia proveniva: i castelli di Madruzzo e di Toblino, la chiesa arcipretale di Calavino con la famosa cappella cinquecentesca, la chiesetta settecentesca dei SS. Mauro, Grato e Giocondo a Corgnon. Tra Calavino e i Madruzzo si instaurò un rapporto sia giuridico-amministrativo sia di tipo socio-economico; la gente era impegnata nello svolgimento dei lavori sia nel castello che nelle proprietà agricole, sparse sul territorio, oltre all'assolvimento di oneri feudali.

Nasce così la "Carta di Regola" di Calavino, una sequenza di 27 articoli che regolamentavano la vita comunitaria, approvata nel 1493 da Giovanni Gaudenzio, padre del Cardinale Cristoforo Madruzzo. La Carta regolava democraticamente la comunità, che si riuniva annualmente alla presenza del rappresentante della famiglia Madruzzo nella piazza del paese. Nel corso di questo incontro venivano prese delle decisioni rilevanti, come l'elezione delle cariche comunali, il calendario agreste in riferimento allo sfalcio del fieno e al periodo della vendemmia, ecc. La convocazione avveniva la sera precedente per mezzo del saltaro, ossia una guardia giurata comunale che passava di casa in casa avvertendo i vicini, termine col quale si indicavano gli abitanti originari del luogo, distinti dai forestieri, ossia coloro che si erano insediati da poco nella comunità, di presentarsi all'indomani in piazza per la regola. La partecipazione era obbligatoria; gli assenti, salvo cause di forza maggiore, venivano multati, verificandone la presenza per appello nominale. Oltre alle autorità locali, come il maggiore (carica di sindaco) o i giurati (specie di consiglieri), la figura centrale era rappresentata dal regolano, l'incaricato vescovile (per Calavino coincideva con un rappresentante della famiglia Madruzzo o con il Capitano del Castello) che doveva verificare la regolarità delle operazioni assembleari e svolgere anche la funzione di giudice civile fra gli abitanti per eventuali questioni inerenti ai possibili contrasti sul mancato rispetto delle norme statutarie o liti private. Il momento più atteso era l'elezione delle cariche pubbliche; il meccanismo elettorale non era del tutto semplice e, al di là delle scelta di persone valide per i posti di maggiore responsabilità, era in uso allora il sistema della rotazione secondo l'ordine progressivo delle abitazioni; prevaleva, quindi, il senso del dovere più che quello dell'onore.

Nella quotidianità l'attività prevalente era legata alla terra, piuttosto diffusa era l'attitudine dei contadini per i lavori artigianali; ossia la realizzazione in proprio di utensili e di vestiario. Calavino possedeva inoltre una notevole ricchezza naturale: la roggia, che costituì per quel tempo e per i secoli seguenti la risorsa fondamentale per lo sviluppo di un'attività artigianale con pochi uguali: fra mulini, fucine, gualchiere, segherie, ecc. La crescita demografica influenzò l'organizzazione urbanistica del paese nel corso dei secoli, sia nella viabilità, sia nell'attività agricola e artigianale lungo il corso della Roggia portando alla nascita di 4 insediamenti rionali: Mas (il più antico di stampo prettamente artigianale in funzione dei suoi innumerevoli mulini, segherie, fucine, ...), Piazza (il luogo residenziale), Bagnol (contrassegnato dalle numerose sorgenti e dal suo rapporto più stretto, data la vicinanza, con il castello) e Casal (il rione che confinava con la campagna).

Nacque così il "Palio dei Rioni" e gli stendardi per cui battersi, che abbinano i 4 elementi fondamentali a ciascun rione: l'Aria per Piazza, il Fuoco per Mas, l'Acqua per Bagnol e la Terra per Casal. La gara, oltre all'immancabile duello, consiste nell'approvvigionamento idrico, attingendo con antichi recipienti (secchi di legno, botti, ...) l'acqua della fontana della Piazzetta, a cui anticamente potevano rifornirsi gli abitanti del rione.

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Calcio[modifica | modifica wikitesto]

La squadra di calcio del paese è l'U.S. Calavino che milita in Seconda Categoria, fondata nel 1968. La migliore stagione in assoluto è stata il 2007/08 quando militava nella promozione trentina. Attualmente la squadra è allenata da Giuseppe Urso.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 giugno 2014.
  2. ^ Teresa Cappello, Carlo Tagliavini, Dizonario degli etnici e dei toponimi italiani, Bologna, ed. Pàtron, 1981.
  3. ^ Il canyon del Limarò su VisitTrentino
  4. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  5. ^ Fonte: ISTAT - Unità amministrative, variazioni territoriali e di nome dal 1861 al 2000 - ISBN 88-458-0574-3

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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