Caco e Tasone

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Caco (o Kakko) e Tasone (o Tasso o Taso) furono duchi del Friuli tra il 610 e il 615-625 circa.

Caco e Tasone erano i figli maggiori del duca Gisulfo II del Friuli e di Romilda, già adolescenti quando il padre cadde in battaglia contro gli Avari e la madre tradì, consegnando ai nemici la capitale Cividale che fin lì aveva retto all'assedio. Fatti prigionieri, furono condotti come tutti i Longobardi catturati dagli Avari in Pannonia; giunti nella terra lasciata dal loro popolo ai tempi di Alboino, appresero l'intenzione dei loro nemici di uccidere tutti i maschi maggiorenni, dopo essersi spartiti le donne e i bambini come schiavi. Caco, Tasone e il più grande dei loro fratelli ancora bambini, Radoaldo, tentarono allora la fuga a cavallo. Uno di loro temette che il fratellino più piccolo, Grimoaldo, non fosse in grado di sostenere la cavalcata e fece per ucciderlo, ritenendo "che era meglio per lui morire di spada che sopportare il giogo della prigionia"[1]. Il piccolo Grimoaldo, tuttavia, lo convinse a desistere, dimostrandogli di saper cavalcare. Catturato nuovamente, riuscì a uccidere il suo carceriere e a ricongiungersi con i fratelli.

Caco e Tasone assunsero il governo del ducato e lo espansero a danno degli Slavi, che da allora furono costretti fino ai tempi di Rachis a versare un tributo ai Longobardi. I due fratelli caddero in un'imboscata tesa loro nella città di Oderzo dal patrizio bizantino Gregorio. Questi aveva promesso a Tasone di adottarlo come figlio, con il rito del taglio della barba[2]; il duca lo raggiunse insieme al fratello e a una piccola scorta. Appena arrivati ad Oderzo, Gregorio fece chiudere le porte della città e inviò i suoi armati contro i Longobardi. I fratelli compresero immediatamente la situazione, si prepararono a combattere e si scambiarono il bacio della pace e l'ultimo saluto. Si dispersero quindi per le strade, uccidendo chiunque si trovassero davanti e, scrive Paolo Diacono, "facendo grande strage dei Romani; ma alla fine anche loro furono uccisi"[3]. Gregorio mantenne comunque la sua promessa: ordinò che gli portassero la testa di Tasone e gli tagliò la barba.

All'epoca la città di Oderzo era retta dal vescovo san Tiziano.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Paolo Diacono, Historia Langobardorum, IV, 37
  2. ^ L'usanza del taglio della barba era molto sentita nella società longobarda, in quanto segnava idealmente il passaggio dei giovani all'età adulta; da questa usanza derivano i due termini in lingua veneta tosàt e tosa, che significano rispettivamente ragazzo e ragazza.
  3. ^ Paolo Diacono, Historia Langobardorum, IV, 38

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Duca del Friuli Successore
Gisulfo II 610 circa - 625 circa Grasulfo II
longobardi Portale Longobardi: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di longobardi