Cacciatori d'Africa

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Cacciatori d'Africa
Descrizione generale
Nazione bandiera Regno d'Italia
Servizio fanteria e fanteria montata
Tipo reggimento e battaglione
Battaglie/guerre Guerra d'Eritrea
Guerra d'Etiopia
Guerra d'Abissinia
Riconquista della Libia
Campagna del Nordafrica (seconda guerra mondiale)
Simboli
Mostrina Mostrina cacciatori d'africa.png

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I Cacciatori d'Africa erano una specialità di fanteria e fanteria montata del Regio Esercito italiano, costituite per l'impiego nelle colonie italiane.

Storia[modifica | modifica sorgente]

In seguito ai fatti di Dogali, il Governo Depretis decise di potenziare la presenza militare in Eritrea per riconquistare i territori perduti e garantire la sicurezza della colonia. Con il regio decreto n. 4783 del 14 luglio 1887, nel quale veniva istituito il Corpo Speciale d'Africa, vennero contestualmente istituiti i Cacciatori d'Africa. Si trattava di unità composte da personale nazionale esclusivamente volontario, tratto da vari reparti e varie specialità, ed in seguito arruolato anche tra gli italiani residenti in colonia. Destinati all'impiego come cacciatori, ovvero come unità di fanteria veloci e leggere, ai reparti a piedi si affiancarono quelli di cacciatori a cavallo, che combattevano come fanti ma si spostavano su cavalli o dromedari (fanteria montata).

Con personale tratto dai vari reggimenti di fanteria e granatieri vennero costituiti il 1º Reggimento cacciatori d'Africa, al comando del colonnello Coriolano Ponza di San Martino ed il 2º Reggimento cacciatori d'Africa del colonnello Camillo De Charbonneau. L'organico previsto per ogni reggimento era di tre battaglioni, ognuno su quattro compagnie. Nel novembre dello stesso anno, con personale del giovane Reggimento cavalleria "Vicenza" (24º), venne costituito il 1º Squadrone cacciatori a cavallo d'Africa, armato di lancia d'ordinanza Mod. 1860 in frassino e Moschetto da cavalleria Mod. 1870[1]. I tre reparti, inviati a Massaua, furono assegnati al Regio Corpo Truppe Coloniali d'Eritrea[2] Nel 1888 furono inviati in Eritrea, la prima colonia italiana, ed aggregati al Corpo di Spedizione d'Africa del generale Alessandro Asinari di San Marzano, dove furono coinvolti nella guerra d'Eritrea. Nell'ordinamento del 1892 i cacciatori in Eritrea sono ridotti ad un solo battaglione su 6 compagnie, inquadrato nel Regio Corpo delle Truppe d'Africa, per poi essere sostituiti, negli anni dieci, dai reggimenti fanteria d'Africa.

Dopo la guerra italo-turca e la conquista della Libia, nel 1923 il Regio Corpo Truppe Coloniali della Tripolitania allineava due battaglioni di cacciatori d'Africa, ridotti ad uno nell'ordinamento del 1931, mentre tre ne schierava il Regio Corpo Truppe Coloniali di Cirenaica. Il 12 settembre 1935 i due corpi vengono fusi nel Regio Corpo Truppe Coloniali della Libia, i battaglioni cacciatori confluiscono nel e nel 2º Reggimento fanteria d'Africa, ciascuno su Compagnia Comando, un Battaglione cacciatori carristi[3], un battaglione milizia libica ed un deposito, sciolti infine nel 1937.

Dagli anni venti, in funzione delle aree di impiego, i reparti cacciatori in Libia subirono una relativamente consistente motorizzazione, con organizzazione di quattro squadriglie di autoblindo Fiat-Terni Tripoli e Lancia 1Z ed autocarri armati[4] con mitragliatrici Fiat-Revelli e Maxim[5]. I cacciatori carristi furono tra i primi reparti a sperimentare e ricevere il carro leggero CV33[6].

Il nominativo Cacciatori d'Africa venne ripreso dalla Divisione fanteria "Cacciatori d'Africa", costituitasi in Africa Orientale Italiana allo scoppio della seconda guerra mondiale.

Uniforme ed equipaggiamento[modifica | modifica sorgente]

Le armi e l'equipaggiamento erano quelli standard per le truppe coloniali. Fino alla battaglia di Adua le truppe delle colonie continuarono ad usare fucile e moschetto Vetterli Mod. 1870 prima e Vetterli-Vitali Mod. 1870/87, in luogo del più moderno Carcano Mod. 91 in dotazione ai nazionali. Le uniformi e le mostreggiature erano quelle standard, coloniali e "continentali" grigioverdi del Regio Esercito. Il primo copricapo impiegato era il classico casco coloniale in sughero, con pennacchio di piume nere. Negli anni dieci fu in uso il cappello boero color cachi con il numero del battaglione e, successivamente, il cappello alpino senza penna (la cosiddetta "vedova"). Caratteristiche anche le bandoliere portamunizioni, in tela, comune a cacciatori, zaptié e meharisti.

Il fregio ricordava quello degli alpini ed era costituito da una cornetta da cacciatore, con al centro un tondino rosso, su due fucili senza baionetta incrociati, sormontati dalla corona d'Italia[7]. Le mostrine erano pipe nere bordate di rosso, con le stellette militari proprie delle truppe nazionali.

Ordine di battaglia: 1888[modifica | modifica sorgente]

Ordine di battaglia: 1923[modifica | modifica sorgente]

Ordine di battaglia: 1935[modifica | modifica sorgente]

  • Regio Corpo Truppe Coloniali della Libia
    • 1º Reggimento fanteria d'Africa
      • Compagnia comando
      • un battaglione cacciatori carristi
      • un battaglione milizia libica
      • un deposito
    • 2º Reggimento fanteria d'Africa
      • Compagnia comando
      • un battaglione cacciatori carristi
      • un battaglione milizia libica
      • un deposito

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ La cavalleria coloniale italiana: 1885-1897, Nicola Zotti.
  2. ^ Le Campagne in Eritrea 1885-1896
  3. ^ Le colonie italiane - La Libia
  4. ^ Fu sperimentato nelle sabbie della Libia anche un Fiat 15 appositamente modificato ed armato, conosciuto come "Fiat 15 da Cacciatori".
  5. ^ Cronologia mezzi corazzati italiani
  6. ^ Il carro veloce Ansaldo, un'icona degli anni trenta, Nicola Pignato.
  7. ^ Giornale Militare Ufficiale, parte 2ª, dispensa 46ª, 22 settembre 1887.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Piero Crociani, Reparti dell'AOI, La Roccia, 1980.
  • George F. Nafziger, Italian Order of Battle: An organizational history of the Italian Army in World War II.
  • Nicola Zotti, La cavalleria coloniale italiana: 1885-1897.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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