Cabin Fever

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Cabin Fever
Cabin Fever.png
Una scena del film.
Titolo originale Cabin Fever
Paese di produzione USA
Anno 2002
Durata 93 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere orrore, splatter
Regia Eli Roth
Soggetto Eli Roth, Randy Pearlstein
Sceneggiatura Eli Roth, Randy Pearlstein
Produttore Eli Roth, Evan Astrowsky, Sam Froelich, Lauren Moews, Jeff Hoffman
Distribuzione (Italia) Eagle Pictures
Fotografia Scott Kevan
Montaggio Ryan Folsey
Musiche Angelo Badalamenti, Nathan Barr
Scenografia Franco-Giacomo Carbone
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Cabin Fever è un film del 2002, diretto da Eli Roth.

Il titolo del film è stato scelto non a caso, in quanto essenza di un doppio senso in inglese: se da una parte si indica una particolare manifestazione claustrofobica (visibile con il declino dei legami d'amicizia tra gli studenti), dall'altra si fa riferimento alle malattie trasmesse in cabine (o bagni).

Roth ha ricercato uno stile che potesse essere il punto di partenza per moderni film dell'orrore distribuiti negli anni recenti. Prendendo spunto da The Blair Witch Project Roth usò internet come mezzo promozionale per il film, al fine di ottenere consensi per quando sarebbe stato distribuito. Per la realizzazione di Cabin Fever, comunque, Roth si è ispirato a diversi suoi film preferiti, tra i quali La casa, Non aprite quella porta e L'ultima casa a sinistra.[1][2]

Trama[modifica | modifica sorgente]

Tornando da una battuta di caccia, un uomo trova il proprio cane morto, con il ventre marcio e orribilmente corroso. Qualche giorno dopo, un gruppo di cinque amici decide di trascorrere una settimana di vacanza in un cottage di campagna. Quella notte, mentre sono radunati attorno al fuoco, ricevono la visita di Justin (Eli Roth), accompagnato da un cane molto aggressivo. Questo strano ragazzo offre, in cambio di essere accettato nel gruppo, un sacchetto d'erba da fumare. Più tardi, mentre Justin torna un attimo alla sua tenda per sistemare le sue cose, i ragazzi vengono "aggrediti" da un uomo malato e deturpato che inizialmente aveva solo chiesto aiuto, e che inizia a sputare sangue infettando la loro macchina (dai suoi abiti si capisce che è il tipo dell'inizio della pellicola). Spaventati e senza sapere come comportarsi, i ragazzi finiscono per dargli fuoco.

Il giorno dopo una del gruppo, Karen (Jordan Ladd), contrae il virus e viene messa in isolamento, mentre Jeff (Joey Kern) fugge spaventato. Bert (James DeBello), malato anche lui, usa la macchina per cercare aiuto presso la stazione di rifornimento più vicina. Marcy (Cerina Vincent) si fa prendere dallo sconforto pensando che nessuno si salverà e propone a Paul (Rider Strong) un rapporto sessuale conclusivo. Paul era preoccupato perché non aveva il preservativo, ma Marcy gli dice che non è un problema perché è sicura di essere sana. Mentre stanno facendo sesso, Paul tocca il dorso di Marcy creandole un'eruzione cutanea dolorosa. Dopo aver concluso il suo rapporto sessuale, Marcy scopre le piaghe malsane sulla sua schiena e si rende conto che lei è malata e che, probabilmente, ha contagiato anche Paul. Quest'ultimo, capendo che la situazione sta peggiorando rapidamente, si mobilita per cercare aiuto, come avevano tentato di fare più volte anche gli altri, ma senza successo. In seguito scopre che l'uomo a cui avevano dato fuoco, per placare le ustioni, si era gettato nella riserva d'acqua della zona, infettandola. Scopre inoltre che anche Justin, che aveva promesso di tornare da loro in breve, è morto.

Mentre la sua salute peggiora, Marcy comincia a perdere la carne delle gambe e infine viene attaccata e uccisa dal cane. Rimasto solo, Paul uccide prima l'animale e poi un'agonizzante Karen, che ha il volto, oltre al resto del corpo, completamente lacerato dal virus.

Verso la fine del film, anche lui si ammala e viene trovato da un poliziotto che si era precedentemente presentato al cottage. Intanto Jeff, l'unico che era riuscito a non contrarre la malattia, torna sui suoi passi per scoprire che fine hanno fatto i suoi amici. Pensando di essersi salvato esulta gridando, ma non appena esce dalla baita finisce a terra sotto una scarica di colpi di pistola (la polizia è arrivata lì e lo ha creduto malato). Il cadavere di Paul intanto è stato abbandonato sulla riva di un fiumiciattolo dalla stessa polizia, e lambisce l'acqua, la stessa che poco dopo due bambini andranno a prendere per offrire ai compaesani sotto forma di limonata. L'ultima scena del film mostra un camion che si mobilita per distribuire quell'acqua anche in altri luoghi...

Produzione[modifica | modifica sorgente]

Eli Roth scrisse la sceneggiatura di Cabin Fever insieme all'amico e compagno di stanza alla New York University, Randy Pearlstein, nel 1995, mentre era impiegato come assistente alla produzione in Private Parts di Howard Stern. Con alcune idee già in mente, terminò la storia ispirandosi a una reale esperienza personale del passato, quando durante un viaggio in Islanda incontrò un'infezione alla pelle.[2][3]

I primi tentativi di trovare un compratore si rivelarono infruttuosi, poiché le principali compagnie ritenevano l'orrore ormai un genere decaduto e poco redditizio. Quando, però, uscì Scream nel 1996, ottenendo un grande successo sia in termini di incassi che di critica, diverse case cinematografiche rividero i loro parametri sul genere. Nonostante ciò, Roth non riuscì ancora a trovare un acquirente, poiché chi si era mostrato interessato, gli aveva proposto di rendere la sceneggiatura più vicina a Scream.

Alcuni potenziali finanziatori trovarono il contenuto del film eccessivo, sia per la caratterizzazione molto gore, che per l'uso della parola "negro" a inizio film. Per questi e altri motivi, la sceneggiatura non fu prodotta sino alla fine del 2001, quando Roth e Lauren Moews raccolsero insieme cinquantamila dollari per avviare la produzione, aiutati dai produttori Evan Astrowky e Sam Froelich. Il resto dei fondi fu trovato durante le riprese.[1]

Edizione casalinga[modifica | modifica sorgente]

Nel febbraio 2010 una nuova e restaurata director's cut è stata distribuita su Blu-ray.[4]

Sequel[modifica | modifica sorgente]

Nel 2009 è stato realizzato un sequel intitolato Cabin Fever 2: Spring Fever.

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

  • Seppur strano, nel film, nessuno dei personaggi è morto per causa diretta del virus.
  • Nella lista dei ringraziamenti viene citato David Lynch.
  • Nel film è presente un cameo del regista Eli Roth, nella parte del ragazzo con il cane che appare mentre loro sono riuniti intorno al fuoco, mentre suo fratello Adam Roth, compare nella parte dell'uomo calvo felice presente nei flashback della storia raccontata da Paul
  • Alcune tracce della colonna sonora del film sono state scritte da David Hess, l'attore che interpreta Alex in La casa sperduta nel parco.
  • La pellicola ha avuto vita grazie al sostegno economico di alcuni amici e parenti del regista, costituendo un budget poco inferiore ai 100.000 $.
  • In una scena si vedono dei poliziotti che bruciano dei cadaveri; le divise ricordano quelle dei torturatori di Hostel
  • "Cabin Fever" è anche il titolo dell'11º episodio della 4ª stagione di Lost.

Slogan promozionali[modifica | modifica sorgente]

  • «Cabin Fever... catch it.»
    «Lasciati contagiare.»
  • «Terror... In the flesh.»

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Eli Roth. Cabin Fever (DVD), Lions Gate Entertainment. 2004, commento audio. ASIN: B0000ZG054
  2. ^ a b Beneath the Skin. Cabin Fever (DVD). Lions Gate Home Entertainment. 2004, documentario. ASIN: B0000ZG054
  3. ^ (EN) Eli Roth Talks Cabin Fever, Hostel 3, Endangered Species, Thanksgiving and More!. DreadCentral,
  4. ^ (EN) Eli Roth on the Past, Present and Future of 'Cabin Fever'. Bloody-Disgusting,

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]