Cabaret (spettacolo)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Il cabaret, o ugualmente cabarè[1][2], è storicamente una forma di spettacolo che combina teatro, canzone, commedia e danza. Nato sul finire del XIX secolo in Francia, si differenzia subito dal cafè-chantant, orientato maggiormente verso l'intrattenimento e non la sperimentazione di nuovi linguaggi. È infatti all'interno dei primi cabaret che fioriscono le correnti di dadaismo, prima e, surrealismo, poi, che avrebbero estremamente influenzato tutta l'arte di là da venire.

Con il cambio delle modalità di spettacolo e con l'avvento della TV, anche la parola "cabaret" ha mutato, a livello colloquiale, il proprio significato. In spagnolo, per esempio, connota spettacoli di danza dallo spiccato erotismo. In Italia, invece, il "cabaret" viene associato alla recitazione comica, per cui "cabarettista" è diventato sinonimo di attore comico che si esibisce in locali.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Théophile Alexandre Steinlen, Tournée del Le Chat Noir, 1896, 135.9 x 95.9 cm, The Jane Voorhees Zimmerli Art Museum, Rutgers, The State University of New Jersey

Il primo cabaret fu fondato nel 1881 a Montmartre (un quartiere parigino): Le cabaret artistique de Rodolphe Salis, subito dopo rinominato Le Chat Noir (Il Gatto Nero). Tra gli spettatori di questo primo cabaret si annoverano anche personalità molto importanti dell'epoca, quali ad esempio Alphonse Allais, Jean Richepin, Aristide Bruant, ma anche persone provenienti da ogni strato sociale. Altri cabaret del periodo: il Cabaret des Quat'z'Arts, La Lune rousse e Les Pantins[3] .

Altri famosi cabaret parigini sono il Folies-Bergère e il Moulin Rouge, costruito nel 1889 nel quartiere a luci rosse di Pigalle, famoso per la riproduzione di un mulino rosso sul tetto.

Cabaret tedesco[modifica | modifica sorgente]

Nel 1900 viene fondato da Ernst von Wolzogen il primo cabaret tedesco, che al tempo era chiamato Buntes Theater (teatro colorato). Ma il vero cabaret Tedesco fiorì tra gli anni venti e gli anni trenta del Novecento portando al successo artisti come Werner Finck al Kathakombe e Karl Valentin al Wien-München.

Cabaret italiano[modifica | modifica sorgente]

In Italia, dove peraltro manca una vera e propria tradizione cabarettistica, il cabaret gode di una definizione alla fine degli anni cinquanta con il trio de' "i Gobbi" (Vittorio Caprioli, Alberto Bonucci e Franca Valeri) con le musiche ironiche di Franco Nebbia. Tuttavia, si può considerare cabaret, ai più alti livelli, anche la precedente opera di Ettore Petrolini (1886 - 1936) che ha operato nei circuiti di avanspettacolo (prima) e di teatro (poi).

Il cabaret si afferma prima con l'impronta pionieristica di Franco Nebbia al Nebbia Club di Milano, provocatorio e politicamente impegnato, ispirato alla lezione tedesca, poi col gruppo de' I Gufi (Gianni Magni, Lino Patruno, Roberto Brivio, Nanni Svampa) e al Derby Club di Milano, straordinaria fucina, assimilabile ad una vera e propria corrente artistica per merito di attori-autori radicalmente innovativi quali Enzo Jannacci, Felice Andreasi, Cochi e Renato, Lino Toffolo, già dal 1964, costituitisi in "Gruppo Motore". È l'affermazione stilistica del genere.

Successivamente, al Derby, si produrranno nuove leve come Massimo Boldi, Teo Teocoli, Walter Valdi, Ernest Thole, Mauro Di Francesco, I Gatti di Vicolo Miracoli, Giorgio Porcaro, Diego Abatantuono, Francesco Salvi, Paolo Rossi, Claudio Bisio, Enzo Iacchetti, Alberto Tovaglia, Alessandro Bergonzoni, Antonio Ricci, Giobbe Covatta, Leonardo Pieraccioni, Aldo, Giovanni e Giacomo. Un contributo decisivo è da attribuire anche al locale "7 x 8" in Roma, dove, tra gli altri, si esibisce l'attore Paolo Villaggio.

A Roma fu celebre il locale "La Chanson" che ha lanciato il gruppo di cabaret "La Smorfia" composto allora da Lello Arena, Enzo De Caro e Massimo Troisi. Oggi sono pochi, in Italia, gli artisti collocabili nel "cabaret puro", alcuni provenienti dalla scuola del Derby, altri di ispirazione pseudo-Petroliniana: Giorgio Bracardi, Antonio Rezza, Mario Marenco, Nicola Vicidomini, Maurizio Milani, Corrado Guzzanti, Osvaldo Ardenghi, Bove e Limardi, Ale e Franz, i Cavalli Marci.

Cabarettisti celebri[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dizionario di italiano Hoepli: cabarè.
  2. ^ Vocabolario di italiano Zingarelli. Parola del giorno: cabaret/cabarè.
  3. ^ Lisa Appignanesi, The Cabaret, Yale University Press, 2004, p. 22.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]