Ca' Vendramin Calergi

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Coordinate: 45°26′32.95″N 12°19′46.95″E / 45.442487°N 12.329709°E45.442487; 12.329709

La facciata di Palazzo Vendramin Calergi.
Palazzo Vendramin Calergi in una foto d'epoca di Carlo Naya.
Ingresso e facciata posteriori. Al secondo piano nobile le insegne del Casinò di Venezia.
Muro posteriore di Ca' Vendramin Calergi, lapide in memoria di Richard Wagner.

Ca' Vendramin Calergi, forma abbreviata per Palazzo Loredan Vendramin Calergi, anche nota con il nome di Palazzo Vendramin Calergi o di Palazzo Loredan, è un palazzo veneziano, situato nel sestiere di Cannaregio e affacciato sul Canal Grande tra Casa Volpi e Palazzo Marcello, di fronte a Palazzo Belloni Battagia e al Fontego del Megio. Il palazzo ospita il Casinò di Venezia.

Attribuzione[modifica | modifica sorgente]

Nel corso delle differenti epoche questo edificio è stato attribuito a più architetti: nel 1778 Tommaso Temanza identificò il suo progettista come Sante Lombardo, figlio del più celebre Tullio. Data l'incompatibilità cronologica, questa opera è stata poi da molti attribuita a Mauro Codussi per via delle affinità con Palazzo Corner Spinelli, realizzato circa venti anni prima. Tuttavia, neppure Palazzo Corner Spinelli è stata esule da problemi di attribuzione e recenti ipotesi sembrano sostenere che tale opera non sarebbe da attribuirsi a Codussi, ma più genericamente a maestranza codussiane.[1] La bottega della famiglia Lombardo ebbe comunque larga parte nella realizzazione dell'opera.[2]

Storia[modifica | modifica sorgente]

Fu la famiglia Loredan a volere la costruzione del palazzo, per la quale ingaggiarono con ogni probabilità l'architetto Mauro Codussi. Le date di inizio e fine del cantiere ci pervengono con grande precisione dagli storici e dai critici contemporanei: la sua costruzione cominciò nel 1481 e venne ultimato nel 1509, come ci informa lo storico d'arte Gerolamo Priuli.[3] Per la decorazione di alcune pareti interne, oggi perduta, fu richiesta la mano del Giorgione, che le affrescò. Nel 1581 i Loredan furono costretti a vendere l'edificio al duca Brunswick.

Dopo essere passato a Guglielmo III Gonzaga, il palazzo venne nel 1589 acquistato da Vettor Calergi per le sue nozze con la nobildonna Isabetta Gritti: da tale matrimonio nacque una sola figlia, Marina, andata sposa nel 1608 a Vincenzo Grimani. Nel 1614 i proprietari fecero ampliare l'ala destra del palazzo, coprendo parte del giardino e dando alla struttura l'attuale forma a L, su progetto di Vincenzo Scamozzi. Tale ala venne però abbattuta in seguito all'assassinio di Francesco Querini Stampalia, ucciso dai tre figli maschi di Marina, e sostituita con una colonna d'infamia, prontamente rimossa dai tre.[4]

Nel 1739 il palazzo passò per via ereditaria ai Vendramin e in particolare a Niccolò, pronipote di Marina. I Vendramin divennero i nuovi proprietari e il palazzo prese il nome di queste due famiglie legate da parentela: Vendramin Calergi.

Nel 1844 la nobile Carolina di Borbone-Due Sicilie acquistò la dimora, venduta poi alla sua morte ad altre famiglie nobiliari. Sotto la successiva proprietà dei Duchi di Grazia, tra 1882 e 1883 visse i suoi due ultimi anni a Ca' Vendramin il compositore tedesco Richard Wagner, che vi morì il 13 febbraio 1883. Gli ultimi discendenti di tale famiglia, aventi cognome Lucchesi-Palli, lo vendettero al finanziere veneziano Giuseppe Volpi, conte di Misurata, che ne fu proprietario per un breve periodo di tempo, dal 1937 al 1946. Egli restaurò la dimora e la divise in due differenti aree: utilizzò il primo piano come dimora di rappresentanza e per convegni e il secondo come sede del centro di Elettrologia. Nel 1946 il palazzo passò al Comune, che ancora oggi ne è proprietario, avendone fatto una sede del Casinò di Venezia.[5][6]

Architettura[modifica | modifica sorgente]

Esterni[modifica | modifica sorgente]

Edificio disposto a L, Palazzo Vendramin presenta una delle più rappresentative facciate del Rinascimento veneziano, essendo un'interpretazione locale dell'albertiano Palazzo Rucellai a Firenze e dalla travata ritmica che Alberti aveva utilizzato a Mantova. Il gioco architettonico crea un riuscito effetto per mezzo del contrasto di luci ed ombre. La facciata risulta composta di tre livelli, divisi da dei pronunciati marcapiani, a loro volta retti da semicolonne a ordini sovrapposti: dorico, ionico e corinzio. Cinque ampie bifore, dal ritmo diseguale (tre affiancate al centro, due più isolate ai lati), movimentano il prospetto di ciascun piano, dandogli l'aspetto di una loggia a due piani, che si rispecchia anche nel pian terreno, dove al posto della finestra centrale si trova il portale. Tali bifore sono derivate dalla fusione di due monofore a tutto sesto, a loro volta racchiuse da un semicerchio. Tra le due si trova una finestrella circolare, che ricorda quelle periformi di Palazzo Corner Spinelli, da cui si distanzia per disegno.[7] A differenza dei palazzi gotici e tardogotici veneziani, è il telaio architettonico a dominare la facciata, subordinando i sobri intarsi policromi e gli elementi decorativi. Inciso su una fascia di basamento che occupa l'intera larghezza Non nobis Domine, non nobis, sed nomini tuo da gloriam è il motto dei Cavalieri templari dell'Ordo Templi e significa: "Non a noi, o Signore, ma al tuo nome dà gloria". Il testo è la traduzione dei versetti mediani del Salmo 113 (Antica Vulgata) o dell'"incipit" del Salmo 115 (secondo la numerazione ebraica) 114 della Bibbia.

Davanti all'ala seicentesca (detta Ala bianca), a destra del blocco principale dell'edificio, il palazzo vanta un discreto giardino con vista sulle facciate antistanti, accessibile anche dal canale attraverso una cancellata i cui pilastri sono sovrastati da due grandi statue.

Sul retro il palazzo presenta una piccola corte, chiusa su un lato da un muro di cinta, presso il quale, oltre a un elegante ingresso a tutto sesto sovrastato da timpano e da stemma, esternamente è affissa una lapide che ricorda che la morte di Wagner è avvenuta fra le mura del palazzo.

Interni[modifica | modifica sorgente]

Internamente il palazzo presenta, al pian terreno, un corridoio interno detto portego, dal quale si accede allo scalone. In luogo degli antichi affreschi giorgionei che vi decoravano le pareti, oggi vi sono degli stucchi più recenti. Il primo piano nobile è sede del Salone, nel quale si conservano lavori cinquecenteschi di Palma il Giovane e opere del XVII secolo. Tale ambiente è realizzato in forma di T, in modo da essere più ristretto nella parte posteriore e poter godere di un'ampia veduta sul Canal Grande. Altre importanti sale, quella del Camino o quella dei Cuori d'oro, sono frutto di modifiche seicentesche.

Il Casinò di Venezia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Casinò di Venezia.

Al secondo piano del palazzo ha sede il Casinò di Venezia, la casa da gioco più antica del mondo,[8] con la sua fondazione nel 1638, ma a palazzo Vendramin solo dal 1946, quando il comune acquisì l'edificio e ne fece la sede invernale del Casinò di Venezia.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Brusegan, op. cit., p. 91.
  2. ^ Brusegan, op. cit., p. 355.
  3. ^ Brusegan, op. cit., p. 355.
  4. ^ Brusegan, op. cit., p. 358
  5. ^ Brusegan, op. cit., p. 359.
  6. ^ Storia del palazzo sul sito ufficiale
  7. ^ Brusegan, op. cit., p. 354.
  8. ^ Informazione tratta dall'edizione on line del Corriere della Sera del 18 ottobre 2009.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]