Ca' Pesaro
Coordinate: 45°26′27″N 12°19′54″E / 45.440945°N 12.331633°E
Ca' Pesaro è un palazzo di Venezia ubicato nel sestiere di Santa Croce.
Indice |
Storia [modifica]
Il grandioso palazzo, ora sede della Galleria internazionale d'arte moderna e del Museo d'arte orientale di Venezia, fu progettato nel '600 dall'architetto Baldassarre Longhena per volontà della ricchissima e nobile famiglia Pesaro. Nel 1682, anno in cui Longhena morì, il palazzo era ancora incompiuto. Il committente, allora, ne affidò il completamento a Gian Antonio Gaspari che lo completò nel 1710, rispettando il progetto originale.
Dalla famiglia Pesaro il maestoso palazzo passò in seguito ai Gradenigo. Successivamente i Padri armeni Mechitaristi lo utilizzarono come collegio, e infine fu acquistato dalla famiglia Bevilacqua. Divenuto proprietà della duchessa Felicita Bevilacqua La Masa, essa destinò il palazzo a divenire galleria d'arte moderna.
Quando il Comune di Venezia, con deliberazione 5 dicembre 1899, diede esecuzione alle disposizioni testamentarie della duchessa Felicita Bevilacqua, vedova del generale La Masa, che aveva lasciato il suo palazzo di Ca' Pesaro al Comune di Venezia con l'espressa finalità di concedere risorse e spazi ai giovani artisti, fu istituita l'Opera Bevilacqua La Masa.
Descrizione [modifica]
Cà Pesaro si affaccia sul Canal Grande ed è considerato uno dei più bei palazzi veneziani. La facciata barocca, impreziosita da bassorilievi e statue, lo rende unico. Dalla sontuosità dell'esterno si può ben immaginare l'originaria ricchezza delle sale e dei saloni di cui però non resta quasi nulla a parte qualche affresco e qualche decorazione.
Galleria internazionale d'arte moderna [modifica]
A partire dal 18 maggio 1902, il Comune di Venezia collocò al primo piano di Ca' Pesaro la Galleria internazionale d'arte moderna, già esistente ma senza sede propria.
La Galleria internazionale d'arte moderna attualmente ha sede al primo e secondo piano del palazzo.
| Per approfondire, vedi Galleria internazionale d'arte moderna (Venezia). |
Museo d'arte orientale [modifica]
Il Museo d'arte Orientale, che da tempo si progetta di trasferire altrove, si trova al terzo piano del palazzo.
| Per approfondire, vedi Museo d'arte orientale (Venezia). |
I Ribelli di Ca' Pesaro [modifica]
Nei primi due decenni del 1900 in Italia fiorirono numerose esperienze rivoluzionarie e antiaccademiche. In polemica contro i maestri della Biennale, Ca' Pesaro tra il 1908 e il 1920 rappresentò una "palestra intellettuale", un trampolino di lancio per giovani artisti italiani: qui artisti diversi gli uni dagli altri per stile e poetica ebbero la possibilità di esporre le proprie opere. Uniti solo dall'impegno di rinnovare il linguaggio artistico italiano, guidati dal critico Nino Barbantini, i protagonisti di Ca' Pesaro proposero linguaggi assai differenti: Arturo Martini si ispirava a modelli arcaici, Felice Casorati era influenzato dallo Jugendstil, Guido Marussig dal simbolismo, Gino Rossi da Paul Gauguin, Tullio Garbari dipingeva una mitica primitiva Valsugana, Pio Semeghini dipingeva una poetica Burano memore dell'esperienza post-impressionista fatta a Parigi, Umberto Moggioli che ospitava nella sua casa di Burano il gruppo dei "ribelli". Espongono a Ca' Pesaro anche Umberto Moggioli,allievo di Guglielmo Ciardi, e Ugo Valeri, noto grafico, illustratore delle riviste più in voga dell'epoca, oltre che raffinato pittore, interprete della società italiana del tempo e ancora Adolfo Callegari, Felice Castegnaro, Mario Disertori, Enrico Fonda, Ercole Sibellato, Guido Trentini, Oscar Sogaro, Antonio Nardi, Pieretto Bianco, Lulo de Blaas, Gabriella Oreffice, Oreste Licudis, Napoleone Martinuzzi, Luigi De Giudici ed Emilio Notte. Accanto a questi nomi vanno ricordati una serie di artisti che si mossero nell'éntourage di Ca' Pesaro, pur non riuscendo ad esporre insieme agli altri per ragioni diverse: la giovanissima età, la guerra, i trasferimenti da Venezia. Tra questi va citato il giovanissimo Bruno Sacchiero, allievo prediletto di Guglielmo Ciardi, morto a soli 24 anni, e alcuni grafici secessionisti quali, Fabio Mauroner, Guido Balsamo Stella e Benvenuto Disertori. Il gruppo rimase sempre eterogeneo: non vi fu mai un manifesto, né il tentativo di mettere a punto un programma. Furono spesso in mostra opere di Boccioni e, allo stesso tempo, oggettistica di qualità (vetri soffiati di Murano, piastrelle in maiolica, ceramiche in stile liberty, poltrone, mobili), importata o eseguita da alcuni dei più proficui membri del gruppo capesariano, come Vittorio Zecchin e Teodoro Wolf Ferrari, secondo un gusto per il decorativo caro nelle arti applicate e caratteristico dell’epoca.
Altre immagini [modifica]
Voci correlate [modifica]
- Museo d'arte Orientale di Venezia
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