Ca' Foscari (palazzo)

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Coordinate: 45°26′04.07″N 12°19′35.63″E / 45.434464°N 12.326564°E45.434464; 12.326564

Ca' Foscari
Cà Foscari from San Toma'.JPG
Facciata principale
Ubicazione
Stato Italia Italia
Regione Veneto
Località Venezia
Informazioni
Condizioni In uso
Costruzione prima del 1429
Ricostruzione 1453
Stile gotico fiorito
Uso Università
Piani Quattro
Realizzazione
Architetto Bartolomeo Bon
Proprietario Università Ca' Foscari Venezia
Proprietario storico Famiglia Foscari
 

Ca' Foscari o palazzo Foscari[1] è un palazzo gotico di Venezia ubicato nel sestiere di Dorsoduro ed affacciato sul Canal Grande in volta de canal, in angolo con il rio che prende il suo nome. Oggi è la sede ufficiale dell'università Ca' Foscari Venezia.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Casa Delle Due Torri[modifica | modifica wikitesto]

Facciata sul Calle Foscari

Al posto del palazzo che attualmente conosciamo come Ca’ Foscari, vi era in precedenza un altro palazzo, chiamato "Casa delle Due Torri". Nel 1429 la Repubblica di Venezia acquistò il palazzo da Bernardo Giustinian per farne la residenza di Gianfrancesco Gonzaga, signore di Mantova e vicecapitano dell’esercito della Serenissima. Il Gonzaga non si appropriò subito del palazzo e forse non ci abitò mai; così la Casa delle due Torri venne utilizzata per ospitare personaggi illustri ospiti della Serenissima, soprattutto diplomatici.

Nel 1438 il Gonzaga si alleò ai Visconti lasciando la Repubblica di Venezia e nel 1439 la casa venne data a Francesco Sforza, come premio per la riconquista di Verona avvenuta nello stesso anno e per il suo ruolo attivo, sul piano militare, a favore della lega veneto-fiorentina. Lo Sforza soggiornò nel palazzo solo per brevi periodi e nel 1446 iniziò a tramare alle spalle della Serenissima per prendere possesso del ducato di Milano: quando il Consiglio dei Dieci scoprì il tradimento il palazzo gli fu confiscato (1447).

Ca' Foscari[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1452 il palazzo fu messo all’asta e acquistato dal doge Francesco Foscari, per aggiungere un importante immobile al patrimonio familiare. Una volta acquistata, la Casa Delle Due Torri venne abbattuta, sia per costruire un palazzo più imponente, sia per cancellare il ricordo dello Sforza.

L’autore del palazzo fu Bartolomeo Bono che per volere del doge aveva già eretto tra il 1438 e il 1443, assieme al padre Giovanni, la porta della Carta del Palazzo Ducale.

I lavori iniziarono nel 1453 e per il doge fu possibile trasferirsi in questa nuova casa solo pochi giorni prima di morire, nel 1457. La casa rimase in possesso della famiglia Foscari.

Il palazzo fu utilizzato come residenza per gli ospiti della Serenissima, come sovrani europei e diplomatici. Per la Regata Storica, o per festeggiare gli ospiti della Repubblica in visita a Venezia, i Foscari organizzarono spesso feste nei piani nobili del palazzo.

Ca'Foscari: vista sul Canal Grande verso Rialto dal secondo piano

Grazie alla sua collocazione in volta del Canal, ossia sulla curva più ampia del Canal Grande, che consente di spaziare con la vista dal Ponte di Rialto alle Gallerie dell'Accademia, il secondo piano fu scelto da molti pittori (come Giovanni Antonio Canal detto Canaletto, Michele Marieschi, Francesco Guardi) come postazione per dipingere vedute del Canal Grande. Due opere del Canaletto furono dipinte dal secondo piano del palazzo: Canal Grande da Ca' Balbi verso Rialto (1720 - 1723, Museo del Settecento veneziano a Ca' Rezzonico) e Regata sul Canal Grande (1732 circa, Windsor, Royal Collection). Ca' Foscari fu inoltre oggetto di quadri di molti vedutisti (come Luca Carlevarijs e Michele Marieschi)

Attualmente è sede storica dell'università "Università Ca' Foscari", la quale ha reso accessibile al pubblico[1] alcune delle più belle sale, come ad esempio l'Aula Baratto e l'Aula Berengo.

Nel 2013, grazie ad una serie di importanti interventi tecnici per il risparmio energetico e all'adozione di severe pratiche di gestione ambientale dell'edificio messe in atto dall'Ateneo veneziano, Ca' Foscari ottiene il certificato di sostenibilità LEED divenendo il più antico edificio al mondo a conquistare questo prestigiosa certificazione.

Cronologia di avvenimenti ed eventi nel palazzo[modifica | modifica wikitesto]

  • 1513: festa per le nozze di Federico Foscari con una figlia di Giovanni Venier
  • 1516: suddivisione della casa tra gli eredi della famiglia Foscari
  • 1574: visita di Enrico III di Francia, ospitato a Ca’ Foscari dove fu portato a bordo del Bucintoro e per lui il palazzo fu addobbato con gran sfarzo. Durante questo soggiorno il re si invaghì di Veronica Franco, cortigiana veneziana dedita anche alla poesia.
  • 1661: gli eredi dei Foscari tornano ad abitare in un’ala nel palazzo, affittandone un’altra al duca di Brunswick
  • 1698: lo zar Pietro I di Russia fu ospitato in gran segreto a Ca’ Foscari
  • 1747: caccia di tori nel cortile
  • 1750: incendio
  • 1790: muore l’ultimo della famiglia che abitò nella casa, Francesco Foscari
  • 1811: attori dilettanti occuparono il palazzo per adibirlo a teatro
  • 1835: il palazzo venne utilizzato da famiglie indigenti, artisti (che sfruttavano la vista sul Canal Grande) e negozianti (che lo utilizzavano come magazzino)
  • 1837: iniziarono le trattative per l’acquisto del palazzo da parte del Comune
  • 1840 circa: Laura e Marianna Foscari (anziane figlie di Nicolò Foscari), ridotte in povertà, tornarono ad abitarvi al secondo piano; nel palazzo e nel suo cortile speculatori e tagliapietre intanto depredavano la costruzione
  • 1845: fu stipulato l’atto di acquisto da parte del Comune
  • 1846: iniziarono lavori di restauro, ma vennero interrotti 2 anni dopo
  • 1848: in occasione dei moti del 1848 e della costituzione a Venezia di un governo provvisorio, alcuni locali del piano terra furono concessi ad una legione della guardia civica creata da Daniele Manin
  • 1849: durante il bombardamento di Venezia ad opera degli Austriaci alcune famiglie povere trovarono rifugio a Ca’ Foscari; sotto la dominazione austriaca il palazzo venne adibito a caserma
  • 1866: con la fine della terza guerra di indipendenza italiana e il passaggio al Regno d'Italia, il comune prese nuovamente possesso del palazzo e ne adibì alcune stanze a deposito di oggetti utilizzati durante i festeggiamenti per la liberazione, in attesa di una decisione sulla definitiva destinazione
  • 1868: la giunta municipale decise la destinazione a sede della Scuola superiore di commercio, poi università Ca' Foscari; nel dicembre dello stesso anno iniziarono i corsi, anche se i lavori di restauro si sarebbero conclusi solo l’anno dopo.

Restauri[modifica | modifica wikitesto]

Chiusura della polifora realizzata nel 1936
Ca' Foscari: soffitti decorati del XVI secolo

L'architetto Carlo Scarpa[2] intervenne sul palazzo in due riprese (1936 e 1956).

Nel 1936 progettò il restauro di diversi ambienti del palazzo, su richiesta dell'allora rettore. Gli interventi riguardarono l’androne, l’attuale sala riunioni al primo piano, la prima aula magna, il cui spazio prima del restauro era occupato da un museo merceologico. Nell'androne fu ripristinato il collegamento visivo tra la porta d’acqua e l’entrata che dà sul cortile, eliminando la preesistente chiusura con due piccole porte d’accesso laterali. Nel 1956 fu nuovamente chiamato per trasformare l'aula magna in aula di lezione, creando un corridoio per mezzo di una boiserie.

Negli anni 2004-2006 Ca’ Foscari, insieme all’attigua Ca’ Giustinian, è stata oggetto di un altro intervento di restauro che ha inoltre compreso la realizzazione di collegamenti fra i due edifici e l’ammodernamento degli impianti. Durante i lavori di restauro sono stati messi in luce sotto il cortile resti del IX secolo e sono stati rinvenuti in una delle stanze del secondo piano un pavimento affrescato del XV secolo, in seguito coperto da un cristallo calpestabile, e soffitti con dorature del XVI secolo.

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

La Casa delle Due Torri era una casa fondaco, con abitazione e magazzino, arretrata rispetto alla sponda del Canal Grande e con loggia a livello della porta d'acqua.

Il nuovo edificio fu costruito come "domus magna" (abitazione e luogo di rappresentanza). Fu esteso fino al bordo del Canal Grande e vi fu aggiunto un secondo piano nobile, grazie al quale si elevava al di sopra delle altre case patrizie che sorgevano nelle vicinanze. L'altezza della casa si deve anche ad un basamento di pietra, che impediva che la marea lo raggiungesse. A livello della porta d'acqua venne realizzato un semplice portone, mentre fu aggiunta un'entrata secondaria sulla via pubblica.

Nel suo complesso la facciata di Ca’ Foscari ricorda la Procuratia di San Marco e il Palazzo Ducale. L’elemento architettonico di maggiore importanza è la loggia del secondo piano: le otto aperture e il fregio a quadrilobi con la conclusione in semi-quadrilobi alle due estremità creano l’effetto di una dilatazione dell’intera facciata.

Ca' Foscari: la polifora del secondo piano con il fregio lapideo

Sopra la polifora del secondo piano è collocato un fregio lapideo con lo stemma della famiglia del doge e un elmo da giostra con il leone ad ali spiegate. Questo fregio, che originariamente era ornato d’oro e lapislazzuli, venne danneggiato all’arrivo di Napoleone Bonaparte a Venezia, ed è stato ripristinato negli anni venti del Novecento.

Un ulteriore piano (il terzo) si eleva sopra questo secondo piano nobile, ispirato alla polifora del terzo piano della Ca' d'Oro. Questa soluzione di tre piani con polifora crea una dilatazione anche verso l’altro, oltre che orizzontalmente.

Il cortile, che misura 940 m², supera in grandezza i cortili delle altre case private di Venezia, ed è secondo solo a quello del Palazzo Ducale.

Alcune caratteristiche architettoniche di Ca’ Foscari sono state riprese da altri edifici appartenenti a personaggi politicamente vicini a Francesco Foscari, come dalla Ca' d'Oro di Michele Contarini (polifora con l’ornamento dei quadrilobi sopra le aperture archiacute e con la soluzione dei semi-quadrilobi alle estremità della polifora, tipologia della loggia-sopra-loggia), dalla casa a San Vidal di Francesco Barbaro (aumento dell’altezza del secondo piano) e dalla casa a San Polo della famiglia Bernardo (sovrapposizione di un altro piano sopra la seconda loggia).

Portale[modifica | modifica wikitesto]

Il portale, oggi l’entrata principale di Ca’ Foscari, è in pietra d'Istria. È incorniciato da fregi a scacchi e internamente da decorazioni a torciglioni.

È sovrastato da una lunetta ad arco inflesso, occupata da uno stemma centrale e tre putti, due ai lati e uno in alto, quest’ultimo nell’atto di incoronare gli altri due. All’interno dello stemma, nell’angolo in alto, è raffigurato il leone di san Marco che sorregge un libro aperto. Quando un decreto napoleonico del 1797 abolì gli stemmi nobiliari, come altri stemmi esposti all’esterno delle case, lo stemma fu occulato applicandovi uno strato di calce[3].

Interno[modifica | modifica wikitesto]

L’androne (o portego) di Ca’ Foscari si sviluppa tra il cortile e la porta d’acqua.

Al secondo piano si trova l'aula Baratto, realizzata nel corso dei restauri del 1936 e 1956. L'aula fu affrescata da Mario Sironi (Venezia, l'Italia e gli studi, 1935-1936). L'affresco comprende una serie di figure allegoriche: uno studente-atleta con libro e moschetto, simbolo dei Gruppi universitari fascisti, la "Tecnica", come figura femminile appoggiata ad una ruota, la "Medicina", figura femminile con caduceo, "Venezia" in trono, a cui si aggiungono il Leone di San Marco, le cupole della Basilica di San Marco e l'allegoria della "Madre patria", che celebra la vittoria italiana nella guerra d'Etiopia.

Nell'aula venne inoltre spostato un affresco di Mario Deluigi[4] (La scuola), originariamente collocato al primo piano, che raffigura il maestro della scuola dei filosofi circondato dagli studenti.

Il pavimento in rovere risale al XIX secolo ed è stato restaurato a seguito di un incendio appiccato nel 1979 e ancora nel 2004.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ "Ca' Foscari" è il nome più usato (vedi scheda sul sito dell'università; Marcello Brusegan, La grande guida dei monumenti di Venezia, Newton & Compton, Roma 2005, ISBN 88-541-0475-2; Guida d'Italia. Venezia (3a edizione), Touring editore, Milano 2007, ISBN 978-88-365-4347-2; Elsa e Wanda Eleodori, Il Canal Grande. Palazzi e famiglie, Corbo e Fiore editori, Venezia 2007, ISBN 88-7086-057-4; Raffaella Russo, Palazzi di Venezia, Arsenale editore, Venezia 1998, ISBN 88-7743-185-7; Giuseppe Mazzariol (a cura di), I palazzi del Canal Grande, Istituto Geografico De Agostini, Novara 1989, ISBN 90-6113-363-7; Andrea Fasolo, Mark Smith, Palazzi di Venezia, Arsenale editore, Venezia 2003, ISBN 88-7743-295-0; Venezia e provincia, Touring editore, Milano 2004, ISBN 88-365-2918-6). Altre fonti indicano invece l'edificio come "Palazzo Foscari" (Alvise Zorzi, P. Marton, I palazzi veneziani, Magnus, Udine 1989, ISBN 88-7057-083-5; Gianjacopo Fontana, Venezia monumentale. I palazzi, Filippi editore, Venezia 1967; Umberto Franzoi, Mark Smith, Canal Grande, Arsenale editore, Venezia 1993, ISBN 88-7743-131-8; Palazzi veneziani sul sito Venezia.jc-r.net; sito TurismoVenezia.it).
  2. ^ Sito del "Centro Carlo Scarpa".
  3. ^ Il portale è stato restaurato nel 2008 da un gruppo di neolaureati dell’Università Ca' Foscari Venezia del corso di Scienze e tecnologie del restauro, coordinati dal professor Guido Biscontin. Nel corso del restauro le analisi hanno dimostrato l'originaria presenza di policromia sui putti e sullo stemma nella lunetta: doratura sulle ali dei putti, sul leone e sul fondo della lunetta, con tracce di tre strati sovrapposti bianco, rosso e oro.
  4. ^ Sito dedicato a Mario Deluigi.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Marcello Brusegan. La grande guida dei monumenti di Venezia. Roma, Newton & Compton, 2005. ISBN 88-541-0475-2.
  • Guida d'Italia – Venezia. 3a ed. Milano, Touring Editore, 2007. ISBN 978-88-365-4347-2.
  • Elsa e Wanda Eleodori. Il Canal Grande. Palazzi e Famiglie. Venezia, Corbo e Fiore, 2007. ISBN 88-7086-057-4.
  • Mario Isnenghi, Stuart Woolf, L’Ottocento e il Novecento, Roma, Istituto della enciclopedia italiana, 2002.
  • Giulio Lorenzetti, Venezia e il suo estuario, Lint Editoriale Associati, 1994.
  • Maurizio Vittoria, Breve storia di Venezia, Roma, Newton & Compton, 1997.
  • Giuseppe Maria Pilo (a cura di), Ca’ Foscari. Storia e restauro del palazzo dell’Università di Venezia, Venezia, Marsilio, 2009.
  • Elena Gobbo, Indagine chimico-fisica della superficie lapidea del portale di Ca’ Foscari, tesi di laurea, Università Ca' Foscari Venezia, 2007

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]