CIA-gate

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Valerie Plame Wilson nel 2008

Il Plame affair (noto in Italia col nome di CIA-gate) è uno scandalo politico e giudiziario che scoppiò negli Stati Uniti nel 2003.

Vicenda[modifica | modifica sorgente]

La vicenda verteva sull'accusa rivolta ad alcuni funzionari del governo statunitense di aver rivelato informazioni riservate su Valerie E. Wilson (nome da nubile Valerie Plame), svelando il suo impiego come agente al servizio della Central Intelligence Agency (Non-official cover), con l'incarico di condurre indagini segrete sulla proliferazione delle armi di distruzione di massa.

Il marito di Valerie Plame, Joseph C. Wilson, accusò alcuni membri dell'Amministrazione Bush di aver intenzionalmente lasciato trapelare alla stampa l'identità segreta della moglie per "vendetta politica" rispetto alle critiche da lui mosse all'amministrazione in un editoriale pubblicato sul New York Times il 6 luglio 2003.

Le accuse di Wilson portarono a un'inchiesta federale e al conseguente arresto - con l'accusa di falsa testimonianza e ostacolo alla giustizia - di I. Lewis "Scooter" Libby, Jr. (avvocato ed ex-capo dello staff del Vicepresidente Dick Cheney), e a un'azione civile intentata dai coniugi Wilson.

Il 5 giugno 2007, Libby fu condannato a 30 mesi di carcere (l'accusa aveva chiesto 36 mesi). Il funzionario fu ritenuto colpevole di falsa testimonianza e di ostacolo alle indagini riguardanti la fuga di notizie in seno alla CIA. Libby divenne il funzionario della Casa Bianca di più alto livello condannato a scontare una pena carceraria dai tempi dello scandalo Iran-Contra.

Il 1º luglio 2007 Libby fu graziato dal presidente George W. Bush, il quale commutò unilateralmente la sua pena, giudicata "eccessiva", in 250.000 dollari di sanzione pecuniaria e due anni di libertà condizionata. Appena prima, una corte di Washington aveva negato a Libby la possibilità di evitare il carcere per la durata del processo d'appello.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]