Bus de la Lum
Il Bus de la Lum ("Buco della Luce" in dialetto locale) è un inghiottitoio carsico situato sull'altopiano del Cansiglio. È compreso nel territorio del comune di Caneva (PN).
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Descrizione [modifica]
La principale caratteristica del Bus de la Lum non è tanto la profondità (circa -180 m) ma il fatto di essere costituito da un unico pozzo che si apre a strapiombo, senza particolari deviazioni o diramazioni.
Alla profondità di -60 m vi è un accumulo di materiale detritico pericolante, per cui le esplorazioni risultano difficoltose. Sul fondo si apre una caverna laterale il cui accesso è attualmente ostruito da detriti.
Nel 1981 è stato scoperto un secondo inghiottitoio adiacente, detto Pozzo dei Bellunesi, che, anzi, comunica con il Bus de la Lum alla profondità di -80 m. Si è inoltre appurato che il Pozzo dei Bellunesi è in realtà costituito da più pozzi comunicanti, motivo per cui si è deciso di denominare l'intero complesso speleologico come "Bus de la Lum - Pozzo dei Bellunesi".
Sembra inoltre probabile che la cavità sia in comunicazione con alcune sorgenti poste ai piedi dell'altopiano (Gorgazzo e Livenza), come già dimostrato per il vicino Abisso del Col della Rizza. Sarebbe dunque veritiera la diceria popolare che ricordava come il sangue delle carcasse gettate sul fondo della cavità ricomparisse nelle sorgenti del Gorgazzo[1]
Esplorazioni [modifica]
Le prime misurazioni della profondità dell'inghiottitoio furono condotte ai primi del Novecento. Nel 1924, nonostante la rudimentalità dei mezzi, fu raggiunto per la prima volta il fondo: gli speleologi stimarono una profondità di -225 m e posero una targa a memoria dell'impresa.
Le successive spedizioni (1949 e 1972) corressero però il valore a -180 m[1].
Folklore [modifica]
La tradizione popolare vuole il Bus de la Lum abitato dalle Anguane o Anduane, streghe feroci e malvagie, senza denti, con lunghi chiodi arrugginiti al posto dei capelli e zanne affilate. Queste terribili creature, uscivano spesso dalla grotta per raccogliere legna, bacche e funghi, o per lavare i panni presso il lago di Santa Croce e, durante queste escursioni, rapivano e poi mangiavano i bambini trovati da soli nella foresta. Quando si riunivano, le Anguane accendevano un fuoco che produceva all'imboccatura del pozzo delle fiammelle, tant'è che i pastori locali presero a nominarlo Bus de la Lum ("Buco della Luce").
La leggenda ha un fondo di verità. Infatti, nelle calde notti d'estate, si potevano effettivamente formare dei fuochi fatui dovuti alla consuetudine di gettare nel Bus de la Lum le carcasse del bestiame morto per malattia.
Il Bus de la Lum ha rappresentato un luogo misterioso sin dall'epoca antica, quando era forse considerato una porta di accesso alle profondità della terra, da cui scaturivano energie magiche e potenti. Nei dintorni sono infatti emerse numerose testimonianze archeologiche[2].
L'eccidio del Bus de la Lum [modifica]
Il Bus de la Lum è tristemente noto per i tragici eventi avvenuti durante la seconda guerra mondiale. L'inghiottitoio fu infatti utilizzato dai partigiani (la resistenza era particolarmente attiva nel Cansiglio) come fossa dove vennero gettati soldati della Repubblica Sociale Italiana, militari tedeschi e molti civili inermi, spinti all'interno "con i polsi legati con il fil di ferro rinserrato con le pinze"[3]. Le stime parlano di centinaia di morti: una relazione del 1949 compilata dai carabinieri di Vittorio Veneto conta «oltre 300» vittime, mentre gli speleologi del Centro Italiano Soccorso Grotte, durante le ricerche degli anni sessanta, ne hanno valutato circa 500 (200 soldati tedeschi, 100 militari della Rsi, 200 civili)[4].
Nei primi anni cinquanta furono recuperati i resti di 26 persone, mentre l'ultima ricerca, effettuata nel 1992, ne ha riportati 68 (sono sepolti presso il cimitero di Caneva). Da allora non sono state effettuate ulteriori operazioni del genere a causa degli elevati costi economici[5].
Ben diverse le valutazioni delle sezioni ANPI locali: le vittime non sarebbero che una quindicina[5].
Secondo lo storico e parlamentare Antonio Serena il numero degli infoibati, ormai difficile da stabilire, visto il tempo trascorso, ammonta a parecchie centinaia. Solo cento furono gli infoibati mandati a morire dal capo della "Nannetti" Francesco Pesce ("Milo"), come lui stesso ebbe a dichiarare al Parroco di Tambre d'Alpago don Corinno Mares.[6].
Nel 2005 il pm militare di Padova ha aperto un fascicolo per accertare fatti e responsabilità. L'indagine riguarda anche altri due avvenimenti controversi: la strage di Lamosano e l'eccidio di Valdobbiadene[7].
Il Bus de la Lum è stato dichiarato monumento nazionale su proposta di Onorcaduti, a cui ne è affidata la gestione[5]. Il comitato, assieme all'associazione Silentes Loquimur, ha di recente realizzato un monumento sul ciglio della grotta, costituito da una croce di tre metri e mezzo, un Tricolore e una targa che ricorda "1943-1945 ai Caduti senza nome".
Note [modifica]
- ^ a b Informazioni tratte da un cartello esplicativo posto nei pressi dell'imboccatura - testi a cura del Gruppo Speleologico Sacile (foto).
- ^ Sito turistico della Regione Veneto
- ^ Gianni Nosenghi, 101 cose da fare a Venezia almeno una volta nella vita, Newton Compton, 2009.
- ^ Francesco Dal Mas, 630 fascisti uccisi: di più solo a Torino, la Tribuna di Treviso, 9 2 2007, p. 3. URL consultato in data 28-01-2010.
- ^ a b c Francesco Dal Mas, Bus de la Lum, un giallo non risolto, la Tribuna di Treviso, 12 2 2007, p. 17. URL consultato in data 28-01-2010.
- ^ Antonio Serena, I fantasmi del Cansiglio, Mursia, Milano 2011, p.181 sgg.
- ^ Fabio Poloni, Indagine sui partigiani dopo 60 anni, la Tribuna di Treviso, 13 9 2005, p. 18. URL consultato in data 28-01-2010.
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