Burnt Norton

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Burnt Norton, composto e pubblicato nel 1935, è il primo dei Quattro quartetti, opera del poeta e critico statunitense T. S. Eliot. Venne successivamente ripubblicato nel 1943, insieme ad altre tre analoghe composizioni create dal 1940 al 1942 (East Coker, The Dry Salvages, Little Gidding), in un unico libro.

Indice

[modifica] Introduzione

Il primo dei Quattro quartetti trae la propria ispirazione da una visita che il poeta compie nell'estate del 1934 ad una casa di campagna nelle Cotswolds del Gloucestershire, ormai disabitata, in cui egli rinviene testimonianze della vita raffinata che vi si svolgeva (il giardino delle rose, i viali, le siepi, il laghetto, la coppa di foglie di rose, il vaso cinese, il violino), e ciò gli riporta alla mente le memorie della sua infanzia.

[modifica] Struttura

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Quattro quartetti#Struttura dei quartetti.

[modifica] I tempo

Come tutti gli altri quartetti, Burnt Norton è una profonda meditazione sul significato del tempo e sulla sua relazione con gli esseri umani e con il significato cristiano di redenzione.

I versi d'inizio introducono il concetto che riassume tutta l'opera: "Il tempo presente e il tempo passato / sono forse entrambi presenti nel tempo futuro, / e il tempo futuro è contenuto nel tempo passato. / Se tutto il tempo è eternamente presente / tutto il tempo è irredimibile.".

Vengono qui presentate quattro dimensioni del tempo, passato, presente, futuro, eterno, che agiranno nella composizione come quattro differenti strumenti (o diverse intonazioni) nell'ambito dei quali un medesimo simbolo (la rosa, la colomba, il mare) o una stessa parola (la fine, il principio) acquisteranno differenti significati.

Alcune immagini molto intense vengono a significare simbolicamente “ciò che poteva essere”: "Passi echeggiano nella memoria / lungo il corridoio che non prendemmo / verso la porta che non aprimmo mai / sul giardino delle rose.".

Da questa visione nasce la meditazione sul passato che "vive" nel presente, che finisce per identificarsi nel presente, in cui si trovano a convergere sia “ciò che poteva essere”, sia ciò che effettivamente “è stato”.
Il primo tempo prosegue con una splendida immagine: il laghetto nel giardino della casa di campagna, ormai vuoto da tempo, si riempie d'acqua alla luce del sole, i fiori del loto si alzano, “scintillò la superficie (dell'acqua) al cuore della luce”, poi, al passaggio di una nuvola, esso torna improvvisamente vuoto.
E le foglie delle piante intorno al laghetto "erano piene di bambini / che si nascondevano, tutti eccitati, sforzandosi di non ridere.".

In ultimo, con la constatazione che “il genere umano non può sopportare troppa realtà”, il tempo si chiude con la ripresa del concetto della “convergenza nel presente” del passato potenziale e di quello reale.

[modifica] II tempo

Nel secondo tempo Eliot riflette sul significato dell'eternità, utilizzando un'immagine che ama particolarmente: "il punto fermo del mondo che ruota" (il centro di una ruota che gira rimane fermo) è veramente l'origine del movimento, e così avviene per la "danza del tempo" intorno al “punto fermo” che rappresenta il presente eterno.

Il poeta riconosce però che gli uomini, ancora immersi nel tempo e nel movimento, non sono in grado di percepire l'eternità, poiché: "Il tempo passato e il tempo futuro / non permettono che poca consapevolezza. / Essere consapevoli è non essere nel tempo.".

Tuttavia, è solo nel tempo che si trova “il momento del giardino delle rose”, cioè le infinite possibili scelte che non abbiamo fatto. È solo nel tempo che i momenti che potevano essere ma non sono stati possono essere ricordati, "avvolti" insieme al passato e al futuro. "Solo per mezzo del tempo il tempo viene conquistato.".

[modifica] III tempo

Nella terza parte vi è una prima chiara affermazione di come il poeta pensa che sia possibile redimere il tempo e dare valore alle nostre azioni nel tempo: liberandoci da ogni attaccamento alle cose del mondo.

Infatti, l'essere immersi nel mondo, che non è altro che "un luogo di disaffezione", conduce gli uomini a lasciarsi trascinare nel “vortice” nel tempo senza aver realmente preso coscienza del significato della loro vita: “Uomini e pezzi di carta che il freddo vento mulina”. La perdita totale di senso viene descritta più avanti: "Disseccamento del mondo del senso, / evacuazione del mondo della fantasia, / inattività del mondo dello spirito".

Tale mancanza di significato coglie l'uomo sia che si muova, attivandosi per compiere delle scelte, sia che resti inattivo, mentre il mondo procede implacabile “sulle sue strade asfaltate” nel rincorrersi del tempo passato con il futuro.

Si tratta di un'idea ricorrente nelle ultime opere poetiche di Eliot (successive alla Waste Land), idea che appare diverse volte nei Quattro quartetti; vi è riflessa la sua ammirazione per l'insegnamento del Cristianesimo relativo alla povertà e al distacco, insieme con la dottrina parallela del Nirvana nel Buddhismo.

Alcune immagini di questa parte del poemetto ("una luce fioca", "volti tirati, logori dal tempo", "distratti per distrazione dalla distrazione") furono ispirate a Eliot dalla visione della metropolitana di Londra.

[modifica] IV tempo

Nel brevissimo quarto tempo, si crea come un clima di attesa, l'atmosfera è rarefatta, silenziosa, e il poeta sente un presagio di morte, ma senza provare angoscia o tristezza; tutto è calmo, tranquillo, e "la luce è ferma / al punto fermo del mondo che ruota.".

[modifica] V tempo

Nell'ultimo tempo i due concetti del tempo e del movimento, precedentemente affrontati, vengono ripresi in immagini fortemente simboliche, come quella del vaso cinese che: "ancora / perpetuamente si muove nella sua quiete", o quella delle dieci scale che in San Giovanni della Croce portano all'unione con Dio.
Appare una riflessione teologica sulla fine e sul principio, concetti che si ritroveranno anche nel secondo Quartetto, e che finiscono per trascendere il tempo: "O diciamo che la fine precede il principio, / e la fine e il principio erano sempre lì / prima del principio e dopo la fine. / E tutto è sempre ora.".

Compare a questo punto l'amore, definito “per sé stesso immobile”, ma “causa e fine del movimento, fuori del tempo”, e ritorna in chiusura l'immagine del “giardino delle rose”, con il riso dei bimbi nascosti tra le foglie, ma al di là di un momento di “illuminazione estatica”, il tempo si rivela “ridicolo e squallido”, e il poeta ne riecheggia il sapore amaro, come aveva fatto nella Waste Land.

[modifica] Collegamenti esterni

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