Bugaku

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Il Bugaku è una danza tradizionale giapponese importata dalla Cina intorno al VI-VII sec. e accolta presso le corti imperiali dall'VIII secolo, quando entrò a far parte delle cerimonie per la selezione dell'élite. La sua tradizione si è mantenuta fino ai giorni nostri. È sempre rimasta segreta alle classi inferiori sino alla seconda guerra mondiale, quando fu aperta al pubblico e poi sparsa nel mondo dal 1959. È rinomata per i suoi movimenti lenti e regali. I costumi indossati durante il ballo sono ricamati e complessi e non mancano ballerini mascherati. La musica e lo stile di danza tendono a ripetersi più volte. Il ballo si pratica su una piattaforma quadrata, solitamente della grandezza di cinque metri e mezzo di lato.[1]

Gerald Jonas, nel suo libro del 2008 Dancing: The pleasure power and art of movement spiega che "alcuni balli bugaku ritraggono leggendarie battaglie, altri ripropongono incontri con personaggi divini o bestie mistiche come la fenice; un famoso spettacolo vede, ad esempio, due dragoni scherzare tra loro" (p. 102). Nel libro l'autore discute anche del manuale di istruzioni antico in cui sono descritti finemente i movimenti e le posture che ballerini gagaku e bugaku debbono seguire. Le descrizioni del libro utilizzano metafore naturali per facilitare la comprensione del testo - il ballerino è incoraggiato ad essere, ad esempio, come un albero smosso dalla corrente fresca.[1]

Uno degli esempi maggiori: Amaterasu, la dea del sole, si nascose in una grotta perché fu ferita dal portamento inaccettabile del fratello Susano-o. Vicino l'ingresso della caverna, la dea Ame-no-Uzume iniziò a danzare con un mastello in mano, preoccupando gli altri dei. Ame-no-Uzume già era mezza nuda e continuava a perdere i propri vestiti mentre ballava ed Amateratsu non poté non uscire dalla grotta quando sentì gli dèi ridere ed il mondo riebbe il sole. La famiglia imperiale giapponese era considerata diretta discendente di Ameterasu e Ame-no-uzume, secondo questa leggenda, è la patrona della musica e della danza.

Questa storia proviene dalla mitologia Shinto e si potrebbe considerare come l'inizio della comparsa della musica e danza tra gli dei giapponesi. Siccome gli imperatori sono diretti discendenti di Ameterasu, regalità e divinità sono frequentemente associate l'una con l'altra. Quando la cultura buddista raggiunse il Giappone - Corea e Cina sono i posti in cui si sviluppò - nel settimo secolo dopo Cristo, esportò numerosi balli e canti eseguiti in abiti succinti. La danza di corte Bugaku si ispira pesantemente alla cultura allogena Buddista e spesso incorpora aspetti della religione Shinto. Queste influenze, col passare del tempo, si sono tanto miscelate con le tradizioni giapponesi da diventare un tutt'uno.[2]

Gagaku è la musica di corte giapponese e viene composta durante i balli Bugaku. I musicisti gagaku devono lasciarsi coinvolgere spiritualmente e carnalmente dalla musica per poterla combaciare con il ballo bugaku. Tadamaro Ono è attualmente il musicista del palazzo imperiale giapponese e i suoi antenati avrebbero composto per circa milleduecento anni al servizio degli imperatori. È il trentanovesimo della sua stirpe.

Le tradizioni gagaku e bugaku sono le più antiche tradizioni musicali e ballerine di corte del mondo a persistere oggigiorno. Altre musiche\danze di corte, incluse quelle che influenzarono gagaku e bugaku, sono perdutesi. Con tutte le nuove culture moderne comparse in Giappone, si rimarrebbe sorpresi dalla persistenza di una tradizione tanto pacata e antica. Alcune persone considerano la cultura giapponese molto piacevole proprio per questa sua sinergia tra passato e presente. Insomma: mentre si accettano le nuove culture, i giapponesi, sensorialmente, contengono le loro tradizioni passate sempre in vita.[3]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Gerald Jonas. (2008). 'Dancing: the pleasure, power and art of movement'. Paw Prints.
  2. ^ Gerald Jonas, GDancing: the pleasure, power and art of movement, Paw Prints, 2008, pp. 99–103.
  3. ^ Gerald Jonas. (2008). 'Dancing: the pleasure and power and art of movement'. Paw Prints.