Sarvastivada

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La scuola buddhista Sarvâstivāda (conosciuta anche come Sarvastivadin o Vaibhasika) è stata una delle più importanti scuole del Buddhismo dei Nikaya.


Indice

[modifica] Storia

La scuola Sarvastivada è sorta probabilmente nel III sec.a.e.v. da un troncone della scuola Sthaviravada, a sua volta nata a seguito della scissione con la scuola Mahasanghika nel IV sec. a.e.v. Tale evento sarebbe avvenuto nel corso del terzo concilio buddhista (Concili buddhisti) a Pataliputra. La presenza di questa scuola è comunque dominante per tutta l'area settentrionale del sub-continente indiano fino all'attuale Afghanistan, ovvero in quei territori propri dell'Impero Kushan, giungendo poi persino in Vietnam, in Indonesia e nel Turkestan cinese, questo almeno fino al VII sec. La scuola ebbe, nel II sec. e.v., la protezione dell'imperatore kushan Kanishka I che promosse un Concilio (il quarto dei Concili buddhisti) dove fu redatto il Mahavibhasa, opera collettiva di studiosi sarvastivada supervisionati da Vasumitra. Nel corso dei secoli questa scuola verrà assorbita da una sua evoluzione, i Sautrantika, che tuttavia ne criticavano radicalmente alcune dottrine, e dallo sviluppo del Mahayana. Sopravvisse comunque fino al IX sec. con un suo sviluppo diretto, i Mulasarvastivada. Secondo secondo il pellegrino cinese Xuanzang, i monaci sarvasitavada indossavano una veste monacale di colore nero o rosso scuro.

[modifica] Testi

Anche la letteratura canonica sarvastivada si suddivide in tre canestri Tripitaka che tuttavia contengono scritture differenti dal Tipitaka della scuola Sthaviravada-Vibhajyavada (antenati degli attuali Theravada). Buona parte di questo Canone è sopravvissuto nel Canone cinese ma ne sono state rinvenute parti anche nell'Asia centrale (Afghanistan, Gilgit e Bacino del Tarim). Oltre al Tripitaka, i Sarvastivada elaborarono il Ksudrakapitaka, una raccolta di scritti posteriore al loro Tripitaka. Particolare menzione va fatta per l'Abhidharma sarvastivada, integralmente riportato nel Canone cinese. Esso si suddivide in sei parti ed è probabilmente attribuibile al monaco Katyaniputra anche se la tradizione (come anche nel caso dell' Abhidhamma Theravada) lo attribuisce al Buddha Shakyamuni stesso. Opera fondamentale della scuola è comunque proprio il Mahavibhasa (da cui il nome Vaibhasika attribuito ai Sarvastivada) che risulta essere un commentario al Jnanaprasthana quest'ultimo attribuito sempre a Katyaniputra.

[modifica] Dottrina

La scuola Sarvastivada si separò dalla restante comunità Sthaviravada (che a seguito di questa scissione acquisì il nome di Vibhajyavada) per motivi dottrinali. Il contendere era determinato dalla presenza o meno del presente nel passato e del futuro nel presente. Secondo questa scuola i tre tempi (passato, presente e futuro) coesistono sempre insieme. Da qui il nome Sarvastivada (dal sans. sarvam asti, tutto esiste). Tale precisazione dottrinale voleva garantire la retribuzione karmica da una errata comprensione della dottrina buddhista dell'impermanenza (anitya) della realtà. Passato, presente e futuro vivono contemporaneamente nelle condotte degli esseri senzienti, nulla viene perduto e la retribuzione karmica è sempre garantita. Un altro modo per garantire il mondo da una possibile visione nichilista dello stesso, determinato sempre dalla concezione dell'impermanenza, fu la dottrina dei dharma, i costituenti del mondo stesso, che per i Sarvastivada posseggono una entità sostanziale (dravyasat) o natura propria (svabhava). La loro impermanenza risiede solo nel fatto che questi 'dharma' si compongono e scompongono continuamente. Alcuni dharma sono puri, altri impuri. Solo il nirvana è puro e permanente. Altra dottrina fondamentale dei Sarvastivada era la serialità del Sé empirico il quale essendo impermanente e quindi inesistente (anatman) la sua credenza empirica veniva garantità proprio dalla sua presenza in serie nel tempo (santana). Tale presenza in serie nel tempo era garantita a sua volta da un 'dharma' particolare presente negli esseri senzienti, il prapti, che agiva acquisendo gli effetti delle azioni degli esseri e quindi garantendo la retribuzione karmica (karma). Per tale ragioni i Sarvastivada ritenevano che dallo stato di arhat si potesse regredire. È opportuno far notare che la critica dottrinale di Nagarjuna, della scuola Madhyamika, della scuola Cittamatra e delle scuole Mahayana al Buddhismo dei Nikaya fu prevalentemente riferito alla scuola Sarvastivada e non alla scuola Theravada come comunemente si crede. L'accusa di essere Hinayana (veicolo, insegnamento inferiore) mossa dalle scuole Mahayana fu da queste essenzialmente riferito ai Sarvastivada.

[modifica] Voci correlate

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