Brodo nero

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Il brodo nero (μέλας ζωμός) era il piatto tradizionale spartano, assurto a simbolo della frugalità dei costumi spartani. Malfamato per la sgradevolezza del suo sapore[1], era la pietanza fondamentale consumata nei sissizi (i pasti comuni degli spartiati).

In realtà la traduzione brodo nero non rende pienamente il significato del termine greco, che più letteralmente indica una zuppa nera: Si trattava in effetti di uno spezzatino di maiale, reso scuro dall'aggiunta di sanguinaccio[2] e vino.

Plutarco, nella Vita di Licurgo, racconta che un re del Ponto, avendo sentito parlare di questo famoso brodo ed essendosi incuriosito, aveva fatto venire un cuoco spartano per prepararlo. Assaggiatolo, lo trovò pessimo; il cuoco gli disse allora che per gustarlo appieno bisognava prima bagnarsi nell'Eurota (il fiume del Peloponneso presso cui si trova Sparta), intendendo che per apprezzarlo bisognava far propri usi e abitudini spartani, adattandosi ad uno stile di vita semplice ed essenziale[3].

Lo stesso Plutarco riferisce che gli anziani non mangiavano la carne (che era lasciata ai giovani) ma preferivano nutrirsi quasi esclusivamente del brodo nero.

Ateneo[4] individua, quale segno di decadenza di Sparta, il fatto che i cuochi, intenti a elaborare intingoli raffinati, non erano più in grado di preparare il brodo nero.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Plutarco, Vite parallele: Licurgo, 12)
  2. ^ Lessico Suda, s.v: ζωμὸς μέλας. ἡ λεγομένη αἱματιὰ
  3. ^ Plutarco, Vita di Licurgo, 12
  4. ^ Ateneo di Naucrati, Deipnosofistai o sofisti a banchetto, IV, 136e, 141b, 143a; XII, 517a.