Bridget Bishop

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1leftarrow.pngVoce principale: Processo alle streghe di Salem.

Impiccagione di Bridget Bishop, 10 giugno 1692

Bridget Bishop (Inghilterra, ca. 1632Salem, 10 giugno 1692) fu la prima ad essere condannata a morte per stregoneria durante i processi alle streghe di Salem nel 1692. (In totale furono circa 72 le persone processate).

Una recente interpretazione storica: "Una residente in Salem Town"[modifica | modifica wikitesto]

Bridget Bishop potrebbe essere stata residente in Salem Town, non in Salem Village (oggi Danvers) dove vennero formulate le prime accuse di stregoneria. Forse, in precedenza, venne confusa con un'altra presunta strega, tale Sarah Bishop di Salem Village. Comunque Bridget Bishop può essere stata comunque accusata perché era proprietaria di una o più taverne, giocava a shuffleboard, vestiva con abiti provocanti e non aveva peli sulla lingua.[1]

Da una interpretazione della documentazione storica si deduce che Bridget Bishop abitava a Salem Town e quindi non era titolare di taverne. È probabile che lei nemmeno conoscesse i suoi accusatori. Tale presupposizione troverebbe riscontro nella sua deposizione davanti alle autorità di Salem Village, "Io non ho mai visto queste persone, né mai sono stata in questo luogo prima d'ora."[2]

Nelle imputazioni formulate contro di lei si dice chiaramente che era originaria di "Salem"[3] che significava Salem Town, come negli altri atti di accusa contro gli abitanti di Salem Village si specificava che erano originari di questo luogo.[4] Nelle trascrizioni si nota qualche confusione tra Sarah Bishop, moglie di un taverniere di Salem Village, e Bridget Bishop, non proprietaria di taverna e residente in Salem Town.

Famiglia[modifica | modifica wikitesto]

Varie fonti indicano il suo nome da nubile come Playfer (o forse Playford). Bridget Bishop si sposò tre volte: il suo primo matrimonio intorno al 1660 fu con il Capitano Samuel Wasselbe. Il secondo matrimonio celebrato il 26 luglio 1666 fu con Thomas Oliver, un vedovo e importante uomo d'affari. Bridget venne accusata di aver ucciso Thomas Oliver ricorrendo ad arti magiche, ma venne assolta per insufficienza di prove. Da questa unione nacque una figlia, Christian (nata l'8 maggio 1667), che in seguito sposò Thomas Mason. Il suo ultimo matrimonio fu celebrato circa nel 1687 con Edward Bishop, un ricco legnaiolo.

Natura delle accuse[modifica | modifica wikitesto]

Il 19 aprile 1692 Bridget Bishop comparve davanti alle autorità per rispondere dell'accusa di stregoneria nei confronti di cinque ragazze, Abigail Williams, Ann Putnam, Jr., Mercy Lewis, Mary Walcott e Elizabeth Hubbard. William Stacy, un uomo di mezza età di Salem Town, testimoniò che la Bishop in precedenza gli aveva detto che altre persone in città la ritenevano una strega. Quando Stacy in diretto confronto l'accusò di sortilegi contro di lui, la Bishop si rifiutò di negarlo. Un altro uomo del posto, tale Samuel Shattuck, accusò la Bishop di stregare il suo bambino e anche di colpire il figlio con una vanga.

Egli anche testimoniò che la Bishop gli chiese di tingere un merletto, che a quanto pare era troppo piccolo per essere applicato su qualsiasi cosa, a meno che fosse una bambola, o un pupazzo dei riti Vudù. John e William Bly, rispettivamente padre e figlio, testimoniarono di aver visto dei pupazzi nella casa della Bishop ed anche che, dopo aver litigato con lei, avevano notato che il loro maiale si comportava come se fosse stregato o avvelenato. Ci fu anche gente che affermò di aver visto lo spirito della Bishop apparire nelle stanze di diversi uomini mentre questi dormivano e di averli aggrediti.

Queste asserzioni, insieme al fatto che lei indossasse abiti rossi, vennero usate per insinuare che i buoni uomini puritani di Salem temevano di essere vittime delle prodezze sessuali della Bishop. Comunque c'è da dire che il rosso non era un colore insolito da indossare fra le donne Puritane, la Bishop, inoltre, doveva avere circa 60 anni all'epoca del suo processo e probabilmente non era la donna più attraente della città. Questi eventi presentano tutte le caratteristiche della illusione ipnagogica con la quale le vittime di tale esperienza credevano che la Bishop fosse nelle loro stanze e li stesse aggredendo.[5] Tutto questo insieme alle dichiarazioni contrastanti proferite dalla stessa Bishop e al suo atteggiamento dispettoso tenuto durante gli interrogatori contribuirono a rendere il suo un caso molto difficile da giudicare per i giurati e i giudici.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • The Salem Witchcraft Papers on Bridget Bishop
  • Jennifer M. Wilson, Witch, 2005, ISBN 1-4208-2109-1.
  • Paul S. Boyer, Stephen Nissenbaum, Salem Possessed; The Social Origins of Witchcraft, Boston, Harvard University Press, 1976.
  • K. David Goss, The Salem Witch Trials: A Reference Guide, Greenwood, 2007, ISBN 0-313-32095-0.
  • Francis Hill, The Salem Witch Trials Reader, Da Capo Press, 2000.
  • Carol F. Karlsen, The Devil in the Shape of a Woman, WW Norton & Company, 1998.
  • William H. Cooke, Justice at Salem, Undertaker Press, 2009.
  • Bernard Rosenthal, Salem Story: reading the witch trials of 1692, Cambridge, Cambridge University Press, 1993.
  • Charles Upham, Salem Witchcraft: Volume II, New York, Frederick Ungar Publishing Co., 1980.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ see http://paganwiccan.about.com/od/wiccanpaganhistory/p/Bridget_Bishop.htm for an example of this sloppy historical research.
  2. ^ The Salem witchcraft papers, Volume 1 : verbatim transcripts of the legal documents of the Salem witchcraft outbreak of 1692 / edited by Paul Boyer and Stephen Nissenbaum
  3. ^ The Salem witchcraft papers, Volume 1 : verbatim transcripts of the legal documents of the Salem witchcraft outbreak of 1692 / edited by Paul Boyer and Stephen Nissenbaum
  4. ^ See the indictment against Sarah Good, a resident of Salem Village http://etext.virginia.edu/etcbin/toccer-new2?id=BoySal2.sgm&images=images/modeng&data=/texts/english/modeng/oldsalem&tag=public&part=29&division=div2
  5. ^ See Justice at Salem by William H. Cooke available at http://www.justiceatsalem.com
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