Stat sua cuique dies

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La locuzione latina Stat sua cuique dies ("A ciascuno è dato il suo giorno", Virgilio, Eneide X, 467) è un frammento delle parole di Giove a Ercole, nel X libro dell’ Eneide di Virgilio. Ercole, l'Alcide, piange per l'approssimarsi della morte di Pallante per mano di Turno, e il padre degli dèi lo consola con queste parole, ricordando poi la fine immatura del figlio Sarpedone sotto le mura di Troia. L’intera frase recita: Stat sua cuique dies, breve et inreparabile tempus / Omnibus est vitae ("A ciascuno è dato il suo giorno, il tempo della vita / è breve e irreparabile per tutti", Aen. X, 467-468).

La critica accosta il passo a versi analoghi di Ugo Foscolo (Intanto fugge questo reo tempo…), Jaufré Rudel (…l’ombra di un sogno fuggente), Giuseppe Ungaretti (La morte / si sconta / vivendo).

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