Breno

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Breno
comune
Breno – Stemma Breno – Bandiera
Breno – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
Provincia Provincia di Brescia-Stemma.png Brescia
Amministrazione
Sindaco Sandro Farisoglio (centrosinistra) dall'8/06/2009
Territorio
Coordinate 45°57′31″N 10°18′20″E / 45.958611°N 10.305556°E45.958611; 10.305556 (Breno)Coordinate: 45°57′31″N 10°18′20″E / 45.958611°N 10.305556°E45.958611; 10.305556 (Breno)
Altitudine 343 m s.l.m.
Superficie 59,94 km²
Abitanti 5 027[1] (31-10-2013)
Densità 83,87 ab./km²
Frazioni Astrio, Mezzarro, Pescarzo
Comuni confinanti Bagolino, Bienno, Braone, Ceto, Cividate Camuno, Condino (TN), Daone (TN), Losine, Malegno, Niardo, Prestine
Altre informazioni
Cod. postale 25043
Prefisso 0364
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 017028
Cod. catastale B149
Targa BS
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Cl. climatica zona F, 3 425 GG[2]
Nome abitanti brenesi
Patrono san Valentino
Giorno festivo 14 febbraio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Breno
Posizione del comune di Breno nella provincia di Brescia
Posizione del comune di Breno nella provincia di Brescia
Sito istituzionale

Breno (Bré in dialetto camuno[3][4]) è un comune italiano di 5 027 abitanti[1], della Val Camonica, provincia di Brescia in Lombardia.

Il suo territorio è attraversato dalla strada statale 42 del Tonale e della Mendola lungo tre gallerie e possiede una delle principali stazioni ferroviarie della linea Brescia-Iseo-Edolo.

Il territorio di Breno confina con diversi comuni: a est quello di Bagolino, Condino e Daone, a nord quello di Niardo, Braone, Ceto e Losine, ad ovest quello di Malegno e ancora Losine, ed a sud quello di Bienno e Prestine.

Il paese è un importante centro amministrativo con la sede della Comunità Montana di Valle Camonica e del BIM della Valle Camonica.

Il territorio di Breno in Valle Camonica

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

L'abitato di Breno sorge in una forra naturale dalla direzione nord-sud, tra la collina del Castello ed il Corno Cerreto. Il professore Fedele ritiene che la forra fosse stata anticamente l'alveo dell'Oglio, che oggi scorre invece più a est, di là del colle del Castello.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stazione meteorologica di Breno.

I dati provenienti dalla stazione meteorologica di Breno indicano, in base alla media trentennale di riferimento 1961-1990, che la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta a -1,0 °C, mentre quella del mese più caldo, luglio, è di +20,5 °C.[5]

Breno Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Inv Pri Est Aut
T. max. mediaC) 3,8 7,1 10,4 16,7 19,1 23,0 26,4 25,3 21,9 15,8 10,3 5,6 5,5 15,4 24,9 16,0 15,5
T. min. mediaC) -5,8 -3,4 0,0 3,9 8,1 12,1 14,5 10,6 10,7 0,9 0,9 -3,5 -4,2 4,0 12,4 4,2 4,1

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia della Valle Camonica.
Breno visto da Ossimo
Le origini del nome

Il nome del comune potrebbe derivare dal celtico Brig (monte).[6]

In cima al colle del Castello è stata ritrovata un'abitazione risalente al neolitico.

In località Spinera, presso il fiume Oglio, è presente il santuario di Minerva del I secolo, andato bruciato nel V secolo.[7]

Nel medioevo viene ricordato che presso il castello di Breno vi fossero due torri: una guelfa, appartenente alla famiglia Ronchi, l'altra ghibellina, della famiglia Alberzoni.[7]

Nel XII secolo è riportata una lotta tra Breno e Niardo per il possesso del monte Stabio.[8]

In data compresa tra il 1206 ed il 1230 la contrada di Onera venne seppellita da un'esondazione del fiume Oglio.[9]

Nel 1304 Fra' Dolcino, supportato dal Signori di Breno, entra in Val Camonica tramite il Passo Crocedomini e raggiunge la pianura bresciana per incontrare Matteo Visconti.[10]

Il 19 ottobre 1336 il vescovo di Brescia Jacopo de Atti investe iure feudi dei diritti di decima nei territori di Breno, Borno, Astrio, Monno e Ossimo Girardo del fu Giovanni Ronchi di Breno.[11]

Il 28 gennaio 1350 il vescovo di Brescia Bernardo Tricardo investe iure feudi dei diritti di decima nei territori di Breno, Borno, Pescarzo, Cerveno e Corteno Bertolino e Giacomo Alberzoni di Breno.[11]

Il 15 maggio 1365 il vescovo di Brescia Enrico da Sessa investe iure feudi dei diritti di decima nei territori di Breno, Vione, Vezza, Sonico, Malonno, Berzo Demo, Astrio, Ossimo e Losine Giovanni e Gerardo del fu Pasino Federici di .[11]

Il 31 dicembre 1397 avviene la pace di Breno tra gli schieramenti guelfi e ghibellini. I rappresentanti della comunità di Breno si schierarono sia sulla sponda ghibellina (Betino di Giovanni e Clarino Marone Ronchi) che su quella guelfa (Francescino di Pasolino Ronchi).[12]

Il 14 agosto 1423 il vescovo di Brescia Francesco Marerio investe iure feudi dei diritti di decima nei territori di Breno e Borno Andriolo Ronchi di Breno.[11]

Durante l'età veneziana in Valle Camonica Breno era sede della Comunità di Valle Camonica.

Nel 1591 viene stabilito il monte di pietà per impulso della signora Barbara Leoni Alberzoni.[13]

Nel 1629 si spica una montagna et dirupando cade con grandissima ruina, fracassando il cimiterio della chiesa et poi una mano di case et fienili, con la morte di moltissime persone.[9]

Nel 1630, durante la peste, viene fondato un lazzaretto in contrada Valmorina.[9]

Agli inizi del Seicento operava in paese l'Accademia, una istituzione scolastica di livello superiore.[13]

Con l'arrivo della rivoluzione francese nel 1797 fu a capo del Cantone della Montagna (comuni di: Anfurro, Angolo, Artogne, Berzo, Berzo Demo, Bienno, Borno, Braone, Breno, Capo di Ponte, Ceto, Cerveno, Cevo, Cedegolo, Cimbergo, Cividate, Cemmo, Corteno, Cortenedolo, Darfo, Demo, Do e Ono, Edolo, Esine, Erbanno, Gorzone, Grevo, Gianico, Incudine, Lozio, Loveno, Losine, Mazzunno, Malegno, Malonno, Monno, , Nadro, Niardo, Osimo, Paisco, Paspardo, Pisogne, Pezzo, Ponte di Legno, Prestine, Piano, Pontagna, Rogno, Sciano, Saviore, Sonico, Santicolo, Sellero, Temù, Terzano, Vezza, Villa e Vione)[14]. Nell'assetto definitivo della Repubblica Cisalpina, Breno fu inclusa nel Dipartimento del Mella come capoluogo del distretto XI di Breno (1798-1801; comuni: Malegno; Lozio; Cividate; Bienno; Prestine; Berzo inferiore; Esine; Borno; Ossimo; Losine; Niardo)[15] e infine nel Dipartimento del Serio (1801-1815), distretto IV di Breno, cantone I di Breno (1805-1815; comuni: Anfurro, Angolo con Mazzunno**, Artogne, Berzo Inferiore, Bienno con Prestine, Breno, Borno, Braone, Cemmo e Capo di Ponte, Cerveno, Ceto e Nadro, Cividate, Darfo, Erbanno, Esine, Gianico, Gorzone e Sciano, Losine, Lozio, Malegno, Niardo, Ono, Piano, Ossimo, Cimbergo con Paspardo*, Pisogne Rogno Terzano)[16].

Sotto il Regno Italico fu incluso, col decreto dell'8 giugno 1805, nel distretto IV del dipartimento del Serio, assieme a Anfurro, Angolo con Mazzunno, Artogne, Berzo Inferiore, Bienno con Prestine, Borno, Braone, Cemmo e Capo di Ponte, Cerveno, Ceto e Nadro, Cividate, Darfo, Erbanno, Esine, Gianico, Gorzone e Sciano, Losine, Lozio, Malegno, Niardo, Ono, Piano, Ossimo, Cimbergo con Paspardo, Pisogne Rogno Terzano.[16]

Nel Regno Lombardo-Veneto (1815-1859) Breno fece parte della provincia di Bergamo quale sede del distretto XVII di Breno (comuni: Anfurro, Angolo, Mazzunno, Artogne, Berzo Inferiore, Bienno e Prestine***, Breno, Borno, Braone, Capo di Ponte e Cemmo, Cerveno, Ceto con Nadro, Cimbergo, Cividate, Darfo, Erbanno con Angone, Esine, Gianico, Gorzone con Sciano, Losine, Lozio, Malegno, Niardo, Ono, Piano con Beata, Solato e Vissone, Ossimo, Paspardo, Pisogne, Rogno****, Terzano.[17]

* Cimbergo e Paspardo separati il 12 ottobre 1816
** Angolo e Mazzuno separati il 15 ottobre 1817
*** Bienno e Prestine separati il 1º agosto 1818
**** Nel 1838 Rogno fu aggregato al distretto di Lovere

Una lapide presso la casa Vielmi ricorda:

« La notte 12-13 luglio
nel fatidico cinquantanove
Giuseppe Garibaldi
in questa casa fu di Carlo Vielmi
illustre e caro ospite »

Nel Regno d'Italia Breno divenne capoluogo dell'omonimo circondario nella provincia di Brescia.

Oggi Breno è sede della Comunità Montana di Valle Camonica.

Lo stemma della provincia di Brescia rappresenta l'insieme di cinque blasoni: quello di Brescia al centro, quello del comune di Chiari, di Breno, di Verolanuova e di Salò.

Antichi Originari[modifica | modifica wikitesto]

Breno dal Castello

Breno, sede amministrativa della Valle Camonica, annoverava tra le famiglie della Vicinia numerosi nobili originari del paese.

Questi sono i nomi degli Antichi Originari di Breno:[18]

  • Ronchi
  • Alberzoni
  • Bazoli
  • Cattaneo
  • Guizzardi
  • Falocchi
  • Clarini
  • Pagnoncini
  • Leoni-Galuzzi
  • Tassi

Feudatari locali[modifica | modifica wikitesto]

Famiglie che hanno ottenuto l'infeudazione vescovile dell'abitato:

Famiglia Stemma Periodo
Ronchi
Blasone Ronchi.jpg
1336 - ?
Alberzoni 1350 - ?
Federici
Arms family it Federici - ancient (Luca Giarelli).png
1365 - ?
Ronchi
Blasone Ronchi.jpg
1423 - ?

Simbolo[modifica | modifica wikitesto]

Breno-Stemma.png

Lo stemma di Breno si compone dei colori Azzurro, Verde e di due simboli, l'Aquila e il Cervo. Esso deriva dal vessisso della storica Comunità di Valle Camonica che aveva sede amministrativa a Breno.

« Aquila reale con apertura alare completa, corona sul capo, su sfondo azzurro, su cervo adagiato su manto erboso verde »
(Fonte:[19])

Ricorrenze[modifica | modifica wikitesto]

  • 15 agosto: Ferragosto Brenese, con fiera medievale e fuochi d'artificio che illuminano il castello

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Parrocchiale di Breno

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

  • Parrocchiale di San Salvatore (Duomo), di struttura seicentesca posizionata al centro del paese, con affreschi di Antonio Guadagnini. Gli altari sono in marmo occhialino di Ono San Pietro.
  • Chiesa di Sant'Antonio, conserva notevoli opere artistiche: tra di esse va innanzi tutto menzionato l'importante ciclo di affreschi realizzato dal Romanino.
  • Chiesa di Santa Maria al Ponte (o della Minerva), del '500; addossato alla struttura vi è il tempietto della Minerva.
  • Chiesetta di San Carlo, del XVII secolo, con notevole serie di ex voto.
  • Chiesa di San Maurizio, antica parrocchiale.
  • Cappella di Sant'Apollonia, lungo la strada che porta a San Valentino.
  • Chiesa di San Valentino, costruzione quattrocentesca, interni forse di Giovanni Pietro da Cemmo.

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

  • Case-torri, in via Mazzini, le mura di Casa Domenighini e Pezzotti-Gobbetti (via Cappellini).

Architetture militari[modifica | modifica wikitesto]

Il Castello di Breno sorge sopra una collina abitata già nella preistoria, fu il principale baluardo per il controllo della Valle Camonica fino al XVII secolo.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Municipio di Breno

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[20]


Tradizioni e folclore[modifica | modifica wikitesto]

Gli scotöm sono nei dialetti camuni dei soprannomi o nomignoli, a volte personali, altre indicanti tratti caratteristici di una comunità. Quello che contraddistingue gli abitanti di Breno è Maia càrte (mangia carte) oppure Pèla pàsser.[21]

Esistono nel folklore della Val Camonica alcuni proverbi in dialetto camuno riguardanti Breno:

  • Cumudàla sa de sùra de Bré. Sistemarla al di sopra di Breno: con questo modo di dire si intendeva, un tempo, di risolvere una questione senza fare ricorso al tribunale di Breno.[22]

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Breno è il principale centro amministrativo della Valle Camonica. L'economia locale è fondata essenzialmente sui servizi: Scuole, Tribunale (sezione distaccata del Tribunale di Brescia), fino a pochi anni fa l'Ospedale (ora trasferito nella vicina Esine).

Frazioni[modifica | modifica wikitesto]

Le frazioni del comune di Breno sono:

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di Sant'Antonio

Musei[modifica | modifica wikitesto]

Persone legate a Breno[modifica | modifica wikitesto]

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Villa Gheza

Industria[modifica | modifica wikitesto]

È presente sul territorio del comune l'acciaieria Carlo Tassara e piccole attività artigianali e di trasformazione dei prodotti locali.

Turismo[modifica | modifica wikitesto]

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Strade[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio comunale è attraversato dalla Strada statale 42 del Tonale e della Mendola in tre gallerie, a oriente dell'abitato. Dal paese diparte la Strada statale 345 delle Tre Valli che porta fino al Passo di Crocedomini.

Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]

La stazione di Breno è una delle principali della Valle Camonica si trova nella parte nord dell'abitato. È una fermata della linea Brescia-Iseo-Edolo.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
23 aprile 1995 14 giugno 1999 Eugenio Fontana lista civica di centrosinistra Sindaco
14 giugno 1999 8 giugno 2009 Edoardo Andrea Mensi Forza Italia poi Il Popolo della Libertà Sindaco
8 giugno 2009 in carica Farisoglio Sandro lista civica di centrosinistra Sindaco [23]

Altri enti[modifica | modifica wikitesto]

A Breno vi è la sede della Comunità Montana di Valle Camonica, de BIM di vallecamonica e dei principali Enti pubblici (Agenzia dell'entrate, Inps, Inail, Camera di commercio, Agenzia del territorio, Asl.

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Associazione Sportiva Dilettantistica Breno.

La squadra di calcio del paese è stata l'A.S.D. Breno, attiva dal 1946 al 2012.

Vinse la Coppa Italia Dilettanti nella stagione 1989-1990; nelle sue fila militò Evaristo Beccalossi.

Galleria fotografica[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b ISTAT - Bilancio demografico mensile anno 2013.. URL consultato il 24 marzo 2014.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Ertani 1980, p. 164.
  4. ^ Dizionario di toponomastica, p. 98.
  5. ^ Tabella climatica ENEA
  6. ^ Eugenio Fontana, Terra di Valle Camonica, Brescia, Industrie Grafiche Bresciane, 1984, p. 59.
  7. ^ a b Passamani, p. 61.
  8. ^ Putelli, p. 20.
  9. ^ a b c Passamani, p. 64.
  10. ^ "Dante, l'eresia di Dolcino e il passo Crocedomini", atto de: "Pisogne: convegno sulla caccia alle streghe"
  11. ^ a b c d Celli, p. 83.
  12. ^ Brunelli, p. 183.
  13. ^ a b Passamani, p. 63.
  14. ^ Cantone della Montagna (1797-1798), scheda su LombardiaBeniCulturali.it. URL consultato il 30 aprile 2009.
  15. ^ Lombardia Beni Culturali - distretto XI di Breno (1798 - 1801). URL consultato il 23 gennaio 2009.
  16. ^ a b Lombardia Beni Culturali - cantone I di Breno (1805 - 1815). URL consultato il 23 gennaio 2009.
  17. ^ Lombardia Beni Culturali - distretto XVII di Breno (1798 - 1801). URL consultato il 23 gennaio 2009.
  18. ^ Passamani, p. 62.
  19. ^ Comuni Italiani.it. URL consultato il 2 gennaio 2009.
  20. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  21. ^ Ertani 1980, p. 165.
  22. ^ Ertani 1979
  23. ^ Voli - Speciale elezioni 2009. URL consultato il 9 giugno 2009.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Bruno Passamani (a cura di), Arte in Val Camonica - vol 5, Brescia, Industrie grafiche bresciane, 2004.
  • Roberto Celli, Repertorio di fonti medievali per la storia della Val Camonica, Brescia, Tipolitografia Queriniana, 1984, ISBN 88-343-0333-4.
  • Romolo Putelli, Intorno al castello di Breno: storia di Valle Camonica, Lago d'Iseo e vicinanze da Federico Barbarossa a S. Carlo Borromeo, Brescia, La Nuova Cartografica [1915], 1989.
  • Gregorio Brunelli, Curiosi trattenimenti contenenti ragguagli sacri e profani dei popoli camuni, a cura di Oliviero Franzoni, Breno, Tipografia Camuna [1698], 1998.
  • Lino Ertani, Dizionario del dialetto camuno e di toponomastica, Artogne, Tipografia M. Quetti, 1980.
  • Ertani Vita camuna d' un tempo
  • Queirazza Giuliano Gasca, Giovan Battista Pellegrini (a cura di), Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, Garzanti, 1996.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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