Braula coeca
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Braula coeca |
| Classificazione scientifica |
| Nomenclatura binomiale |
| Braula coeca NITZSCH, 1818 |
| Nomi comuni |
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Pidocchio delle api |
La Braula coeca (NITZSCH, 1818) è un dittero della famiglia dei Braulidae.
È un parassita delle api.
Indice |
[modifica] Descrizione
Privo di ali, setoloso, privo di veri occhi composti, con antenne incassate nel capo a riposo, privo di mesoscutello, con mesonoto e metanoto simili ad urotergiti. Tarsi distalmente rigonfi ed unghie trasformate in pettini. Le larve sono metapneustiche con un solo paio posteriore di stigmi, con processi al capo, al torace, all’estremità addominale. La pupa è racchiusa nella spoglia trasparente dell’ultima età larvale (pupario di tipo primitivo).
L'uovo è bianco, di forma ovale, con due bordi laterali, paralleli all'occhio maggiore dell'uovo. La grandezza media, senza i bordi, è da 0,78 a 0,81 mm od anche da 0,28 a 0,33 mm. Includendo i bordi, un uovo tipico medio è di 0,84 mm o 0,42 mm. Le uova sono depositate in vari luoghi. Il periodo della incubazione delle uova varia a partire da due giorni durante l'estate a 7,4 giorni durante l'inverno.
Le larve escono dalle uova cominciando a costruire un tunnel attraverso le pareti dell'uovo. Le larve si alimentano di miele e di polline dentro i tunnel nella cera. Le larve ci mettono dai 7,1 ai 10,8 giorni per terminare la crescita, in base dalla stagione.
La crisalide è da 1 a 2,7 giorni di colorazione bianca crema. Le crisalidi sono bianche da 1,4 a 1,7 mm di larghezza per da 0,5 a 0,75 mm di altezza.
[modifica] Abitudini
Nella letteratura europea fu menzionata da René Antoine Ferchault de Réaumur nel 1740 [1], che ne studio l'interazione con Apis mellifera. Negli anni venti venne descritto il ciclo di vita della specie. È ritenuto dannoso per la soppravvivenza della famiglia in quanto sulla regina possono arrivare a trovarsi innumerevoli esemplari, che la rendono incapace nel proseguire l'ovodeposizione.
Questo parassita si può trovare anche sui calabroni.
Gli adulti vivono da commensali all’interno dell’alveare, localizzandosi sul corpo delle api (in numero di 1-3 sul corsaletto delle operaie o, di preferenza, della regina in numero di 15-20) e giungendo fino all’apparato boccale da dove riescono a ricavare liquidi rigurgitanti. Braula coeca ha un rapporto commensalistico con l’ape, a cui sottrae miele e sercreti ghiandolari o direttamente dalla ligula, oppure obbligandola a rigurgitare il contenuto dell’ingluvie. Le larve si localizzano sotto gli opercoli delle cellette, nelle quali scavano gallerie o si costruiscono tunnel filiformi con lo stesso materiale ceroso, nutrendosi di questo, di polline ed altri detriti. Gli alveari ne possono essere invasi. La specie è monovoltina.
[modifica] Tassonomia
Appartiene alla famiglia dei Braulidae dell'ordine dei Diptera, comprendente due generi, Braula e Megabraula, che inglobano otto specie [2] [3] [4].
In Italia sono note le sottospecie Braula coeca angolata, di provenienza africana, e la Braula coeca schitzi.
[modifica] Distribuzione
È di probabile origine africana, ma oramai quasi cosmopolita.
Questo parassita si è diffuso in:
- Africa: Congo, Egitto, e Marocco.
- Asia: India e Russia.
- Australia: Tasmania.
- Europa: nella gran parte.
- America del Sud: Argentina, Cile, Brasile, Trinidad e Trinidad e Tobago, Venezuela.
- America del Nord: Stati Uniti: Alabama, Delaware, Illinois, Maryland, Minnesota, York, Carolina del Nord, Ohio, Pennsylvania, Tennessee, Virginia, Virginia dell'ovest, e Wisconsin [5]. In Florida è noto solo un caso raccolto da un'ape regina.
[modifica] Mezzi di controllo
A riguardo del danno causato dalla Braula, i pareri in letteratura sono discordanti. Per alcuni si tratta di un danno contenuto, per altri di un danno rilevante. Sicuramente la presenza delle larve pregiudica l'aspetto del miele, perciò gli apicoltori eliminano meccanicamente le larve di questo parassita al momento di disopercolare i telaini prima dell'estrazione. È altresì praticabile un controllo di tipo chimico tramite l'utilizzo degli stessi acaricidi utilizzati per il controllo della Varroa.
[modifica] Bibliografia
- ^ Beelouse, Braula coeca Nitzsch (Insecta: Diptera:Braulidae) Howard V. Weems, Jr. and Malcolm T. Sanford2
- ^ Papp 1984
- ^ Huttinger 1980
- ^ Grimaldi e Underwood 1986
- ^ Smith y Caron 1985
- Argo VN. 1927. Braula coeca in den Vereinigten Staaten. Archiv für Bienenkunde 8: 48-52.
- Arnhart L. 1923. Zur Entwicklungsgeschichte der Braula coeca Nitzsch. Zool. Anz. 56: 193- 97.
- Imms AD. 1942. On Braula coeca Nitzsch and its affinities. Parasitology 34: 88-100.
- Nitzsch CL. 1818. Die Familien und Gattungen der Thierinsekten (Insecta epizoica); als prodromus einer naturgeschichte der selben. Magazin Ent. 3: 261-316.
- Papp L. 1984f. Family Braulidae, p. 178-80. In: Soós Á, Papp L. eds., Catalogue of Palaearctic Diptera. Volume 10.
- Reaumur RAF. de. 1740. Memoirs Pour Servir a l'Histoire des Insectes, 5. Paris.
- Skaife SH. 1921. The life-history of the bee louse. South African Bee. Journal 1: 38-39.
- Smith IB Jr. 1978. The bee louse, Braula coeca Nitzsch, its distribution and biology on honey bees. Unpub. MS thesis, University of Maryland. 111 p.
- Smith IB Jr, Caron DM. 1985. Distribution of the beelouse, Braula coeca, in Maryland and worldwide. American Bee Journal 125: 294-96.

