Branta leucopsis

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

L'oca facciabianca (Branta leucopsis, Bechstein 1803) appartiene al genere delle oche nere, Branta, che comprende specie dal piumaggio prevalentemente nero, diversamente da quello delle specie del genere Anser, che lo hanno grigio. Nonostante la somiglianza superficiale con l'oca colombaccio, le analisi genetiche hanno mostrato che è una discendente orientale della linea dell'oca della tundra.

Indice

[modifica] Descrizione

In volo
In volo

In autunno ed in inverno, le oche facciabianca si spostano verso sud dai loro territori artici. Sono più piccole delle più comuni oche selvatiche o delle oche canadesi e sono facilmente riconoscibili per il loro piumaggio bianco e nero con grande fronte bianca e faccia parimenti bianca. Da lontano, possono essere distinte dalle oche canadesi per la parte superiore del corpo, a strisce nere e grigio-lavanda, e per la parte ventrale, bianco-grigiastra, a differenza di quella grigio-bruna delle oche canadesi. La loro faccia bianca le differenzia dalle oche selvatiche, il cui piumaggio è, per il resto, in certo modo simile. Zampe e becco, quest'ultimo piccolo, sono neri.

[modifica] Diffusione e habitat

Uno stormo di oche facciabianca in un campo a Helsinki, Finlandia
Uno stormo di oche facciabianca in un campo a Helsinki, Finlandia

Il mistero attorno a questo uccello non si è diradato prima del secolo scorso, giacché nessuno sapeva, in precedenza, dove si riproducesse. Ogni anno, di solito in ottobre o novembre, gli stormi fanno la loro apparizione sulle coste dell'Irlanda, della Scozia occidentale e anche dell'Olanda, della Danimarca e della Scozia nord-occidentale. Saltuariamente, compaiono su qualche altra costa europea e vi è anche traccia di qualche isolato visitatore delle coste orientali nordamericane. A metà aprile-maggio, inspiegabilmente, esse spariscono di nuovo. Solo nel 1907 si è scoperto che si riproducono nello Spitzbergen nella Norvegia del nord. Un anno più tardi, delle colonie in procinto di riprodursi furono segnalate anche in Groenlandia. Attualmente, si sa che si riproducono anche nella Nuova Zemlia, una grossa isola situata al nord della Russia e vi è infine qualche sporadica, ma non confermata notizia di riproduzioni in Islanda.

Le nidificazioni avvengono solitamente su rupi a picco sul mare o rilievi rocciosi dove le oche facciabianca sono al sicuro dagli attacchi delle volpi artiche. Se non impegnate a nidificare, frequentano paludi e valli con corsi d'acqua. In inverno, popolano pascoli e acquitrini; raramente si spingono verso aree interne e solo occasionalmente si spostano su terre che le maree alternativamente sommergono e lasciano scoperte.

In genere, i costumi delle oche facciabianca sono simili a quelli delle altre oche. Hanno spiccato istinto gregario e si mescolano ad altre specie solo nel caso di uccelli isolati o piccoli stormi che si uniscono ad esse in cerca di cibo. È essenzialmente di notte che sono attive; qualche volta vanno in mare, posandosi sull'acqua calma.

[modifica] Alimentazione

Stormo nella migrazione autunnale
Stormo nella migrazione autunnale

Le oche facciabianca si nutrono di gran numero di piante diverse: muschi, foglie, amenti ed erbe varie. Mangiano anche qualche animale, come le chiocciole di mare, vermi e diversi tipi di gamberetti. Nei loro territori invernali, più del 90% della loro alimentazione è costituita da erbe.

[modifica] Riproduzione

I nidi sono fatti di piumino, quel lanuginoso e coibente strato di piume che si trova sotto il piumaggio principale; assieme ad esso, vengono utilizzati frammenti di muschi e di licheni. Le nicchie così costruite sono utilizzate per anni e localizzate, solitamente, su piccole creste rocciose a notevole altezza sulla parete di una rupe. Sono luoghi strani per nidificare per un uccello di tali dimensioni; la maggior parte delle altre specie di oche fanno il nido su superfici relativamente pianeggianti, con l'eccezione dell'oca a piedi rosa, che nidifica anch'essa sulle rupi. La covata, di solito, è di 4 o 5 uova di color bianco, che sono covate dalla femmina per poco più di tre settimane; il maschio passa gran parte del suo tempo a far la guardia vicino ad essa.

Non appena i piccoli sono schiusi e asciugati, si arrampicano fuori del nido e si fanno strada fino alle zone di ricerca del cibo, nelle paludi. È un percorso rischioso, che spesso comporta cadute giù dai precipizi e che tuttavia è necessario, poiché i piccoli al pari di quelli delle specie affini di anatre e di cigni, devono pascolare da soli piuttosto che essere nutriti dai genitori, e attorno ai nidi vi è poco o nessun cibo. Ambedue i genitori si prendono cura dei piccoli per circa sette settimane dopo la schiusa, finché non si rendono indipendenti.

[modifica] Credenze popolari

Oche facciabianca. Facsimile di un'incisione su legno, dalla "Cosmographie Universelle" di Munster, Basilea, 1552.
Oche facciabianca. Facsimile di un'incisione su legno, dalla "Cosmographie Universelle" di Munster, Basilea, 1552.

Il problema di come le oche facciabianca si riproducono è stato risolto nel 1907, ma già molti secoli prima, nel Medio Evo, i monaci irlandesi avevano formulato una loro teoria sull'origine di queste oche, che nessuno aveva mai visto accoppiarsi o costruire il nido. Secondo una delle leggende, le oche facciabianca crescerebbero sugli alberi, sospese per il loro becco, fino all'età adulta, per poi lasciarsi cadere in acqua. Un'altra leggenda è basata sulla superficiale rassomiglianza tra l'oca e il balano. Se si considera questo crostaceo a conchiglia aperta, il suo corpo somiglia molto a quello di un'oca in miniatura, con le zampe piumate simili alle piume caudali dell'oca.

Gli studiosi medioevali, dotati più di viva immaginazione che di senso critico, intravidero una spiegazione ai loro occhi logica. I balani sarebbero embrioni di oca in via di sviluppo, originatisi come secrezioni gommose di tronchi di pino o di travi alla deriva in acqua. Gradualmente, crescerebbero e il loro corpo si racchiuderebbe via via in una conchiglia per meglio proteggerli durante il periodo trascorso pendendo dal becco. Al momento opportuno, si lascerebbero cadere, volando via.

Non più tardi del 1610, Camden riferisce di aver visto la nave di Drake «ferma in un bacino vicino al Tavish; sulla sua chiglia si addensavano in gran numero piccoli uccelli immobili e senza penne. Sono tuttavia incline a ritenere che tali uccelli non si generano dai tronchi d'albero, ma dall'oceano vero e proprio, che i poeti sogliono definire padre di tutte le cose». Il che, nel nostro caso, non risulta essere poi una cattiva idea.

[modifica] Bibliografia

  • BirdLife International 2004. Branta leucopsis. In: 2007 IUCN Red List of Threatened Species. IUCN 2007. Database entry includes justification for why this species is of least concern

[modifica] Collegamenti esterni

[modifica] Altri progetti

Strumenti personali