Bradford Dillman

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Bradford Dillman nella serie televisiva F.B.I. (1966)

Bradford Dillman (San Francisco, 14 aprile 1930) è un attore cinematografico, teatrale e televisivo statunitense.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nato a San Francisco da Josephine Moore e dall'agente di borsa Dean Dillman, Bradford Dillman frequentò la Town School for Boys e la St. Ignatius High School. Durante gli anni del college presso la Hotchkiss Boarding School di Lakeville (Connecticut), iniziò a recitare in produzioni teatrali scolastiche. In seguito entrò all'Università di Yale, dove studiò recitazione e arte drammatica, ricevendo la chiamata alle armi nel 1948 con destinazione la U.S. Naval Reserve.

Dopo la laurea con una tesi sulla letteratura inglese, Dillman entrò nello United States Marine Corps, dove rimase dal 1951 al 1953 come addestratore in comunicazioni. Ottenuto il congedo, si trasferì a New York, dove iniziò a recitare nei teatri off Broadway, e si iscrisse all'Actor's Studio di Lee Strasberg, seguendo i corsi di recitazione accanto a future star quali James Dean, Eli Wallach e Patricia Neal[1]. Per qualche tempo si fece le ossa presso la compagnia Connecticut Playhouse, debuttando come attore professionista nella pièce The Scarecrow (1953), adattamento di un'opera di Nathaniel Hawthorne. L'esordio a Broadway risale al 1956 nel dramma Long Day's Journey into Night di Eugene O'Neill, accanto a Fredric March, Florence Eldridge e Jason Robards, in cui Dillman interpretò il personaggio di Edmund Tyrone (alter ego dell'autore), guadagnandosi un Tony Award. L'interpretazione consentì a Dillman di attirare l'attenzione di Darryl F. Zanuck, potente produttore della Twentieth Century Fox, che lo scritturò per farlo esordire sul grande schermo nel melodramma Un certo sorriso (1958) di Jean Negulesco, accanto a Rossano Brazzi e Joan Fontaine.

L'anno successivo Dillman diede una memorabile interpretazione nel film drammatico Frenesia del delitto (1959), accanto a Dean Stockwell, dove impersonò il giovane psicopatico Artie Straus, uno dei due famigerati assassini della buona società che compiono un infame delitto e vengono difesi da Jonathan Wilk (Orson Welles), un avvocato idealista e contrario alla pena capitale. Il ruolo, ispirato al caso giudiziario Leopold e Loeb, valse a Dillman un premio al Festival del cinema di Cannes quale miglior interpretazione maschile (ex aequo con Stockwell e Welles), e una serie di intense interpretazioni successive, da Francesco d'Assisi (1961), basato sulla vita del santo, al dramma Il grande peccato (1961), tratto dalla pièce di William Faulkner. Successivamente l'attore fu spesso relegato a ruoli di malvagio dai nervi d'acciaio[1], tendenzialmente in parti da caratterista.

Nella prima metà degli anni sessanta, Dillman fu un assiduo interprete televisivo, partecipando a innumerevoli serie di successo. L'attività sul piccolo schermo coincise con un progressivo diradarsi delle apparizioni cinematografiche, limitate a ruoli di carattere in notevoli film, quali il kolossal bellico Il ponte di Remagen (1969), il fantascientifico Fuga dal pianeta delle scimmie (1971), l'elegante e intenso dramma Come eravamo (1973), diretto da Sydney Pollack e interpretato da Robert Redford e Barbra Streisand, il poliziesco Cielo di piombo, ispettore Callaghan (1976), in cui impersonò l'arrogante e coriaceo capitano McKay, accanto a Clint Eastwood. Dillman lavorò nuovamente con Eastwood alcuni anni più tardi nel film Coraggio... fatti ammazzare (1983), in cui interpretò il capitano Briggs, superiore dell'ispettore Callaghan.

Il massimo impegno televisivo di Dillman si concentrò negli anni settanta e ottanta, periodo in cui partecipò costantemente a serial come il poliziesco Barnaby Jones (sei episodi dal 1973 al 1978), Falcon Crest, in cui interpretò il ruolo di Darryl Clayton in dieci episodi tra il 1982 e il 1983, e La signora in giallo, dove fu guest star in ben otto episodi tra il 1985 e il 1995. Nel 1979 apparve in La trappola (The Snare) uno dei più riusciti episodi della serie L'incredibile Hulk, ispirato al racconto La preda più pericolosa di Richard Connell, in cui impersonò il sadico e folle Michael Sutton, che ospita il Dottor Banner (Bill Bixby) nella propria isola e lo sottopone ad un'estenuante caccia allo scopo di ucciderlo.

Vita privata[modifica | modifica sorgente]

Dopo il primo matrimonio (1956-1962) con Frieda Harding (da cui ebbe i figli Jeffrey e Pamela), Dillman si risposò nel 1963 con la bella attrice Suzy Parker, ex modella di Coco Chanel, conosciuta sul set del film Battaglie di spie (1960). Il matrimonio, da cui nacquero tre figli, Dinah, Charles e Christopher, durò fino alla morte della Parker, avvenuta il 3 maggio 2003 nella residenza di famiglia a Montecito (California).

Autore di un'autobiografia intitolata Are You Anybody? An Actor's Life, pubblicata nel 1997, Dillman risiede attualmente a Santa Barbara (California) e, dopo aver abbandonato le scene nel 1995, è diventato scrittore di racconti e novelle.

Filmografia parziale[modifica | modifica sorgente]

Cinema[modifica | modifica sorgente]

Televisione[modifica | modifica sorgente]

Doppiatori italiani[modifica | modifica sorgente]

Nelle versioni in italiano dei suoi film, Bradford Dillman è stato doppiato da:

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Il chi è del cinema, De Agostini, 1984, Vol. I, pag. 147

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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