Pordenone

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Pordenone
comune
Pordenone – Stemma Pordenone – Bandiera
Palazzo comunale e campanile del duomo di San Marco
Palazzo comunale e campanile del duomo di San Marco
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Friuli-Venezia Giulia-Stemma.png Friuli-Venezia Giulia
Provincia Provincia di Pordenone-Stemma.png Pordenone
Amministrazione
Sindaco Claudio Pedrotti (PD, Lista Bolzonello-il Fiume, Vivo Pordenone) dal 30-5-2011
Territorio
Coordinate 45°57′00″N 12°41′00″E / 45.95°N 12.683333°E45.95; 12.683333 (Pordenone)Coordinate: 45°57′00″N 12°41′00″E / 45.95°N 12.683333°E45.95; 12.683333 (Pordenone)
Altitudine 24 m s.l.m.
Superficie 38,23 km²
Abitanti 51 051[1] (30-06-2012)
Densità 1 335,36 ab./km²
Frazioni Borgomeduna, Rorai Grande, San Gregorio, Torre, Vallenoncello, Villanova di Pordenone
Comuni confinanti Azzano Decimo, Cordenons, Fiume Veneto, Pasiano di Pordenone, Porcia, Prata di Pordenone, Roveredo in Piano, San Quirino, Zoppola
Altre informazioni
Lingue veneto, friulano
Cod. postale 33170
Prefisso 0434
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 093033
Cod. catastale G888
Targa PN
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Cl. climatica zona E, 2 459 GG[2]
Nome abitanti pordenonesi
Patrono san Marco Evangelista; Beata Vergine Maria delle Grazie
Giorno festivo 25 aprile e 8 settembre
PIL (nominale) 813 945 704 [senza fonte]
PIL procapite (nominale) 25 521 [senza fonte]
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Pordenone
Posizione del comune di Pordenone nella provincia di Pordenone
Posizione del comune di Pordenone nella provincia di Pordenone
Sito istituzionale

Pordenone (IPA: [pordeˈnone][3], Pordenon in dialetto pordenonese della lingua veneta, in friulano standard[4] ed in friulano occidentale[4]) è un comune italiano di 52 008 abitanti[1], capoluogo dell'omonima provincia nel Friuli-Venezia Giulia, è la principale città del Friuli occidentale o Destra Tagliamento.

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

Clima[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stazione meteorologica di Pordenone.

Pordenone appartiene alla zona climatica E.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Questa voce è parte della serie
Bandiere dal Friûl.svg
Storia del Friuli
Categoria: Storia del Friuli

In epoca romana il nucleo urbano si situava nell'alto corso del fiume Noncello, pressappoco nel luogo dove oggi sorge la frazione di Torre, come dimostrato dal ritrovamento dei resti di una villa romana (chiamata così tradizionalmente ed erroneamente, poiché dalle ultime indagini archeologiche pare fosse un sito di lavorazione e stoccaggio di prodotti agricoli e merci). Il luogo venne scelto probabilmente per la presenza più a nord di un ampio guado fluviale, raggiungibile facilmente a piedi dalla "villa", presso la quale probabilmente esisteva anche un piccolo porto fluviale.

Con l'inizio del periodo alto-medievale (dal VI secolo) le vie fluviali assunsero maggiore importanza e il nucleo della città si spostò, di conseguenza, verso valle, in una posizione che permettesse l'approdo di barche di stazza maggiore. La città si sviluppò quindi sulla sponda destra del fiume Noncello, presso una insenatura che approfittava di una motta (collinetta, terrapieno) circondata ad ovest dalla roggia Codafora e a nord-est da quella dei Molini. La sua vocazione portuale si evidenziava anche nel nome Portus Naonis (in latino "porto del [fiume] Naone [Noncello]")

Tutto il periodo che va dall'epoca romana fino a circa il X secolo è, comunque, poco documentato. Recenti ritrovamenti nell'area del duomo di San Marco, e in particolare nell'area antistante il municipio e sotto il Palazzo Ricchieri, mostrano che Pordenone era abitata, all'incirca sotto il regno di Berengario, da popolazioni provenienti dalla Carinzia, che all'epoca era di cultura slava (Carantani).

Successivamente durante l'XI e il XII secolo, la curtis (corte) fu nelle mani dei duchi e marchesi di Austria, Carinzia e Stiria. Juan Carlos I di Spagna si fregia tutt'oggi del titolo di signore di Pordenone, duca di Carinzia e Stiria. Il castello di Torre ed il piccolo territorio circostante, dopo le incursioni di Gregorio da Montelongo, erano invece divenuti proprietà dei patriarchi di Aquileia, che successivamente li avrebbero concessi in feudo ai nobili di Prata e poi permutati con i signori di Ragogna. Il villaggio di Vallenoncello apparteneva al vescovo di Salisburgo.

Tra il XIII e XIV secolo la frammentazione politica della zona si accentuò ulteriormente perché Corva (attuale frazione di Azzano Decimo) venne data ai di Prata che acquisiranno anche alcune parti di Fiume Veneto.

Nel 1282 Pordenone divenne patrimonio personale degli Casa d'Austria, rappresentando de facto un'enclave dell'Arciducato d'Austria nel territorio del Patriarcato di Aquileia.

Il 23 agosto 1318 un furioso incendio distrusse le case di legno della città. Nel 1347 fu inaugurato il campanile, edificato accanto al duomo di San Marco.

La città subì - come quasi tutte le città del tempo - anche molte pestilenze ed epidemie (nel 1444, 1485, 1527, 1556 e 1576), la peggiore delle quali avvenne nel 1630, quando morì quasi la metà della popolazione.

Nel XIV secolo l'insediamento di Pordenone si ingrandì notevolmente grazie ai fiorenti traffici commerciali fluviali e nel 1314 le venne conferito lo status di città.

Il 20 aprile 1508 il capitano Bartolomeo d'Alviano entrava in Pordenone, togliendola agli Asburgo per conto della Repubblica di Venezia. Venezia mantenne la città solo per un biennio poiché nel 1509 perse nuovamente Pordenone. Tuttavia nel 1514 lo stesso Bartolomeo d'Alviano la riportò definitivamente sotto il controllo della Serenissima. Venezia non governò direttamente la città, preferendo darla in feudo al condottiero Bartolomeo d'Alviano, che la resse a signoria. Alla sua morte, avvenuta nel 1515, gli succedette la consorte Pantasilea Baglioni, e quindi il figlio Liviano fino al 1537.
In quell'anno Pordenone e i territori limitrofi passarono sotto il diretto controllo della Repubblica di Venezia e vi rimasero per più di due secoli e mezzo. La Serenissima mantenne gli statuti della città e ne riconobbe i privilegi già acquisiti durante la signoria degli Asburgo; provvide inoltre a riattivare l'economia pordenonese realizzando un nuovo porto e potenziando le attività manifatturiere.

Equidistante da Trieste e Venezia (posizione che gli conferisce un ruolo di un certo risalto in ambito economico e culturale), Pordenone nel secolo 1700-1800 trovò un perfetto equilibrio fra un cultura conservatrice tradizionale di impianto veneto ed un soffio innovatore arrivato dal mondo francese e da quello austro-ungarico: il fronte dei conservatori, pur ammiccando al progresso di altre Nazioni, manteneva uno stretto rapporto sociale e culturale con Venezia ed il mondo della tradizione tramandato, mentre dal lato opposto i progressisti cercavano di staccarsi dal passato per abbracciare le nuove idee arrivate in particolare con la campagna napoleonica del 1797.[5]

Con la caduta di Venezia Pordenone subì un primo ritorno all'Austria, seguito dalla parentesi napoleonica. Con la caduta di Bonaparte e il Congresso di Vienna, fu aggregata con il resto del Friuli e del Veneto al Regno Lombardo-Veneto. Con la realizzazione della strada Pontebbana e della linea ferroviaria (1855) decadde il ruolo del porto e del percorso fluviale, ma iniziò ad affermarsi con decisione l'industria. A partire dagli anni 1840 erano sorti numerosi cotonifici che affiancarono le già numerose cartiere e la fabbrica della Ceramica Galvani.

Dopo l'annessione al Regno d'Italia, avvenuta nel 1866, l'introduzione dell'energia elettrica nel 1888 consentì la modernizzazione degli impianti e un incremento nella produzione industriale.

Le distruzioni arrecate dalla Prima guerra mondiale e la crisi del 1929 trascinarono il settore cotoniero in un lento declino da cui non si sarebbe più ripreso. Dopo la Seconda guerra mondiale la Rex, ora facente parte della multinazionale svedese Electrolux, che sino ad allora era una piccola azienda di produzione di cucine economiche con alimentazione a legna o gas, divenne un colosso europeo nel campo degli elettrodomestici, arrivando a occupare molti degli abitanti della città.

Nel 1968 Pordenone diventò capoluogo di provincia. Sino ad allora il territorio della cosiddetta destra Tagliamento faceva parte della provincia di Udine. Dal 1974 è anche sede vescovile della diocesi di Concordia-Pordenone. Già dal 1919 a Pordenone era ubicato il seminario vescovile, con la scuola di teologia. Recentemente la città è divenuta sede di un consorzio universitario che ospita corsi universitari organizzati dall'Università di Udine, dall'Università di Trieste e dall'ISIA di Roma. Inoltre dal 2002 è attivo il polo tecnologico per promuovere la cultura dell'innovazione nelle imprese del territorio.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

Architetture religiose[modifica | modifica sorgente]

Il campanile del Duomo
  • Campanile del Duomo, terminato nel 1374, successivamente, durante il XVII secolo, vi fu aggiunta una cuspide che lo portò a raggiungere un'altezza di circa 79 metri.
  • Chiesa di Santa Maria degli Angeli detta del Cristo. Fu edificata nel 1309. Più volte restaurata, conserva all'interno un pregevole ciclo di affreschi trecenteschi, una Santa Barbara di Gianfrancesco da Tolmezzo (XV secolo) e un portale in marmo del Pilacorte (1510).
  • Chiesa della Santissima Trinità, lungo il fiume Noncello, di forma ottagonale contiene affreschi cinquecenteschi di Giovanni Maria Calderari, allievo del Pordenone.
  • Chiesa parrocchiale di San Giorgio. Chiesa neoclassica, dal caratteristico campanile ottocentesco, colonna di stile dorico dell'architetto Giovanni Battista Bassi.
  • Santuario della Beata Vergine delle Grazie. Chiesa di stile neogotico, edificata in sostituzione di altra preesistente del XVII secolo, costruita tra il 1899 e il 1921.
  • Chiesa della " Sacra Famiglia", viale Cossetti, XX. secolo, in stile architettonico moderno con le vetrate eseguite su progetto dello scultore pordenonese Pierino Sam (1921-2010)
  • Chiesa di San Leonardo in Silvis, risalente al XV secolo, si erge su un breve spiazzo erboso nella Valle del Romito della frazione di Vallenoncello.
  • Chiesetta del Corpus Domini, risalente al XIV secolo, in essa si conservano affreschi ritenuti opere del Brunello e dal Furlan attribuiti al Pordenone (Giovanni Antonio de' Sacchis detto il Pordenone).
  • Chiesa parrocchiale di San Lorenzo Martire, nella frazione di Roraigrande, conserva il fonte battesimale frutto della collaborazione dello scultore rinascimentale Donato Casella col figlio Alvise.
  • Chiesa parrocchiale del Beato Odorico, costruita su progetto dell'architetto Mario Botta nel 1990-1992.

Architetture civili[modifica | modifica sorgente]

Palazzo comunale
Palazzo Ricchieri
  • Palazzo Comunale, costruito in stile gotico tra il 1291 e il 1395, i pinnacoli e la torre dell'orologio furono aggiunti nel XVI secolo su progetto del pittore Pomponio Amalteo.
  • Palazzo Ricchieri, originariamente una casa-torre a difesa del nucleo cittadino edificata nel XIII secolo fu adattata durante il periodo veneziano in palazzo dalla famiglia Ricchieri. È ora sede del Museo Civico d'Arte.
  • Ex Convento dei domenicani, edificio neoclassicheggiante ultimato nel 1722 dopo 31 anni di lavori. Un tempo era addossato alla chiesa del Rosario, oggi scomparsa. L'edificio fu in seguito acquistato dalle monache agostiniane e ha subito numerose altre destinazioni. Dal 2010 è sede della Biblioteca Civica Multimediale.
  • Ex Convento e chiesa di san Francesco, acquistato in epoca recente dal Comune, l'edificio è stato restaurato e adibito a usi artistico-culturali. Fondato nel 1419, il convento con chiesa di san Francesco fu soppresso nel 1774. L'interno conserva tracce di affreschi quattrocenteschi e un chiostro dipinto. Accanto all'ingresso l'immagine scolpita del Santo Francesco che in umile posa indica le colombe, opera dello scultore pordenonese Pierino Sam.
  • Castello di Torre, sorto alla fine del XII secolo, residenza della famiglia dei signori di Ragogna, dopo l'assalto del 1402 da parte del capitano austriaco a Pordenone Mordax fu ricostruito e in parte trasformato in dimora signorile. È sede del Museo Archeologico del Friuli Occidentale.
  • Villa romana di Torre, non lontana dal Castello di Torre, fu scoperta negli anni cinquanta dal conte Giuseppe di Ragogna; i reperti e gli affreschi rinvenuti sono ospitati nel museo nel Castello. Inizialmente si pensò fossero i resti di una ricca residenza di campagna (da cui la denominazione "villa"); in seguito ad altre indagini (che comunque non escludono la possibilità che fungesse anche da residenza) si è più propensi a concludere che la villa fosse in realtà un sito, posto vicino al primo, piccolo, porto fluviale sul Noncello, per la lavorazione e lo stoccaggio di merci e prodotti agricoli che poi tramite vie fluviali e di terra sarebbero andate rispettivamente verso il mare e verso l'entroterra, a nord-est.

Altro[modifica | modifica sorgente]

Corso Vittorio Emanuele II
  • Corso Vittorio Emanuele II, via principale della città vecchia, affiancato da palazzi porticati gotici e rinascimentali con affreschi, esempio mirabile di porticato veneto.
  • Monumento ai caduti, opera dello scultore friulano Aurelio Mistruzzi, costituita da un basamento a forma di vasca, sul quale si eleva lo zoccolo che sostiene i gruppi statuari di bronzo. Il gruppo principale, al centro, rappresenta l'Italia che protegge con lo scudo il combattente e il caduto. Le figure laterali raffigurano i fiumi sacri alla patria: l'Isonzo e il Piave. Il monumento fu inaugurato il 23 aprile 1929. Di particolare pregio è anche il monumento agli alpini di Pierino Sam presso la chiesa di Vallenoncello.
  • Corso Garibaldi, qui un gruppo scultoreo del 1532 raffigurante la Madonna col Bambino è pure attribuito a Donato Casella.

Piazze[modifica | modifica sorgente]

Piazza XX Settembre
  • Piazza San Marco; Piazza della Motta; Piazza Risorgimento; Piazza del Cristo; Piazza Cavour; Piazza XX Settembre; Piazza Giustiniano; Piazza Ospedale Vecchio; Piazzetta del Portello; Piazzetta Nino Bixio; Piazza Enea Ellero dei Mille; Piazza S. Giovanni Bosco; Piazza Mons. Giuseppe Lozer; Piazzetta Mons. Abramo Freschi; Piazzetta Calderari

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[6]

Qualità della vita e riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

  • Comune Riciclone 2011: un importante riconoscimento di Legambiente che premia Pordenone come primo capoluogo di provincia del nord Italia, per la raccolta differenziata dei rifiuti[7].

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica sorgente]

Gli stranieri residenti nel comune sono 8.412, ovvero il 16,3% della popolazione. Di seguito sono riportati i gruppi più consistenti[8]:

  1. Ghana Ghana, 1.734
  2. Romania Romania, 1.727
  3. Albania Albania, 1.305
  4. Bangladesh Bangladesh, 438
  5. Ucraina Ucraina, 291
  6. Marocco Marocco, 283
  7. Moldavia Moldavia, 241
  8. Pakistan Pakistan, 144
  9. Tunisia Tunisia, 128
  10. Macedonia Macedonia, 127

Lingue e dialetti[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi dialetto pordenonese.

In origine l'idioma tipico di Pordenone era il friulano, tuttavia l'influenza culturale della Serenissima ha successivamente imposto una variante veneta vicina al dialetto veneziano. Pordenone si può quasi definire un'isola linguistica poiché nei territori circostanti si sono mantenuti dei dialetti friulani di tipo concordiese (pur fortemente venetizzati)[9].

Va comunque precisato che il friulano è ancora presente nel territorio comunale ed è tutelato dalla Legge regionale 18 dicembre 2007, n. 29 "Norme per la tutela, valorizzazione e promozione della lingua friulana"[4].

Economia[modifica | modifica sorgente]

Sotto il profilo economico, la città di Pordenone, da sempre territorio agricolo, si sviluppa notevolmente nell’Ottocento nel settore tessile, in parallelo con la rivoluzione industriale (viene definita la “Manchester d’Italia”). Ma l’evento eccezionale, che trasforma la città, e destinato a renderla nota in tutto il mondo, è lo sviluppo industriale che si accompagna al secondo dopoguerra. Spicca, tra i nomi di “capitani di industria” come i Galvani, i fratelli Moro, i Locatelli, i Savio, il nome dell’imprenditore Lino Zanussi che, ereditata la fabbrica dal padre Antonio (di poche decine di dipendenti), la ingrandisce, facendone in soli trent’anni la seconda realtà metalmeccanica italiana dopo la FIAT (stabilimenti di Porcia), con più di 13 mila dipendenti negli anni ‘60. Questo impetuoso sviluppo industriale, che porta la vicina città di Porcia a produrre e a esportare più lavatrici, lavastoviglie e frigoriferi dell’intera Germania, conduce negli anni ’60 alla trasformazione della città di Pordenone in provincia (la quarta del Friuli Venezia Giulia). La crescita del settore del bianco porta la città, che si sviluppa in parallelo al boom industriale italiano seguito al dopo guerra, ad avere un livello di qualità della vita tra i più alti d’Italia e d’Europa, e a fare di Pordenone la capitale economica del Nord Est (settori della carpenteria, del mobile, della coltelleria, metalmeccanici, tessile). In seguito alla morte dell’imprenditore Zanussi, l’impresa, divenuta sotto la presidenza di Lamberto Mazza un gruppo multinazionale, è stata in seguito ceduta agli svedesi della Electrolux. L’acquisizione della proprietà da parte di una industria estera ha portato col tempo a una disattenzione crescente, da parte della stessa, per la realtà industriale del territorio. In seguito alla crisi finanziaria mondiale del 2007, Pordenone ha conosciuto una crisi economica crescente, culminata nel 2013 con progetti di dismissione dell’industria di Porcia, con la previsione di migliaia di licenziamenti (casi Ideal Standard e Electrolux), sì che nel 2014 la città di Pordenone e il suo territorio sono assurti a simbolo della crisi economica attraversata dall’intero Paese. Il declino della città viene fronteggiato dal fatto che Pordenone presenta settori industriali diversificati, suddivisi in distretti industriali (Brugnera, Maniago, San Vito al Tagliamento), composti da piccole e medie imprese capaci, con l’innovazione e l’intraprendenza, di fronteggiare la crisi ed essere artefici del rilancio del territorio.

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Musei[modifica | modifica sorgente]

  • Museo Diocesano
  • Museo Civico d'Arte
  • Museo Civico delle Scienze

Media[modifica | modifica sorgente]

Radio[modifica | modifica sorgente]

  • TPN Radio Hit Energy
  • Radio Voce nel Deserto
  • Radio Nuova Musica
  • Radio Piper
  • Radio Latte e Miele[senza fonte]

Stampa[modifica | modifica sorgente]

Quotidiani, edizioni di Pordenone:

Periodici

Televisione[modifica | modifica sorgente]

Redazioni di Pordenone:

Internet[modifica | modifica sorgente]

  • Wireless Naonis

Pordenone avrebbe dovuto essere la prima città in Italia a offrire un collegamento a Internet gratuito utilizzando la tecnologia wireless tramite hotspot, che si prevedeva dovesse essere destinato ai residenti ed esteso all'intero territorio comunale.[10][11] Il 7 aprile 2008 è stata attivata la rete sperimentale che copriva le aree di corso Vittorio Emanuele e piazza Cavour. L'infrastruttura di rete comunale era una Wireless Local Area Network di tipo HIPERLAN. L'accesso avveniva tramite scheda wireless dotata di lettore di smart card e richiedeva il possesso della Carta regionale dei servizi della regione Friuli-Venezia Giulia.[12] Era prevista la copertura di tutto il territorio comunale entro la fine del 2009, ma da gennaio 2009 il progetto è stato interrotto per mancanza di fondi.

Eventi[modifica | modifica sorgente]

  • SICAM Pordenone: si svolge dal 2009 nel mese di ottobre, (meglio conosciuto come Salone Internazionale dei Componenti ed Accessori per l'Industria del Mobile), la manifestazione leader in Italia per il settore dei componenti e dei semilavorati per il mobile, nel cuore di un distretto nel quale viene prodotto oltre il 40 per cento del mobile italiano. Ogni anno circa 20.000 visitatori professionali provenienti da circa 90 paesi visitano questa manifestazione.[13]
  • Giornate del Cinema Muto: dal 1981 al 1998, nel mese di ottobre, si svolge il Pordenone Silent Film Festival (meglio conosciuto come Le Giornate del Cinema Muto), una rassegna cinematografica specialistica dedicata al cinema muto che acquisisce nel tempo una rilevanza mondiale in questo settore. Dal 1999 al 2006 il festival è stato trasferito a Sacile, a causa della ricostruzione (completata nel maggio 2005) del teatro Verdi, il teatro cittadino del capoluogo pordenonese. Nel 2007 è ritornato nella sede storica, ora rinnovata.
  • Dedica Festival: si tratta di un festival letterario internazionale monografico. Ogni anno infatti è ospite della manifestazione un unico scrittore al quale vengono per l'appunto "dedicate" due settimane all'interno delle quali le sue opere vengono presentate, discusse con il pubblico, rappresentate attraverso letture sceniche, mostre, film e concerti. Ospiti di Dedica Festival sono stati tra gli altri: Javier Cercas, Wole Soyinka (premio Nobel per la letteratura nel 1986), Paul Auster, Nadine Gordimer (premio Nobel per la letteratura nel 1991), Amos Oz, Anita Desai, Paco Ignacio Taibo II, Claudio Magris, Dacia Maraini. Il Festival si svolge normalmente nel mese di marzo ed è organizzato dall'associazione culturale Thesis.
  • Pordenone Pensa: manifestazione culturale nata nel 2008, patrocinata dall'Amministrazione provinciale. Si tratta di una manifestazione di largo respiro, che mira a coinvolgere il territorio provinciale, svolgendosi dall'autunno alla primavera.[fonti? Enciclopedico?]
  • Naoniscon, evento a cui partecipa Pordenone Comics, manifestazione che si tiene annualmente dal 2004, a maggio, nella fiera della città, dedicata al mondo ludico con eventi, giochi di ruolo, mostra-mercato di fumetti, DVD, gadget ed eventi ad essi correlati.[senza fonte]
  • Concorso giornalistico "Premio Simona Cigana". Nazionale, Annuale, Multimediale, Multilingue (italiano, friulano, sloveno, tedesco). Partecipanti: giornalisti pubblicisti e professionisti iscritti all'Ordine nazionale della Stampa. Soggetto: Friuli Venezia Giulia. Sezioni: Giornalismo d'inchiesta e Giornalismo sportivo. Promotore e organizzatore: Circolo della Stampa di Pordenone.
  • Rally della Stampa Evento turistico-culturale-sportivo alla scoperta delle località, dei monumenti e degli avvenimenti caratteristici della provincia di Pordenone. Ideato e attuato per la prima volta nel 1967 dal Circolo della Stampa di Pordenone. Cadenza annuale, in data 1º maggio.
  • Pordenone Blues Festival, evento che combina la musica blues ad altre forme di espressione artistica. Si tiene tutti gli anni nell'ultima settimana di agosto.
  • Processo e rogo della vecia, nel giovedì di mezza Quaresima il fantoccio della Vecia viene portato in processione ed infine processato e bruciato.[senza fonte]

Persone legate a Pordenone[modifica | modifica sorgente]

Geografia antropica[modifica | modifica sorgente]

Circoscrizioni e quartieri[modifica | modifica sorgente]

La città è suddivisa in quattro circoscrizioni comunali: Rorai-Cappuccini, Centro, Torre, Sud (comprendente i quartieri di Borgomeduna, Villanova, Vallenoncello e San Gregorio).

La città ha inglobato come quartieri, dal secondo dopoguerra fino agli anni settanta, alcuni borghi limitrofi (attualmente contigui nel tessuto urbano) come Torre (l'insediamento più antico nel territorio comunale risalente all'epoca romana), Rorai Grande, Vallenoncello e Villanova di Pordenone (quest'ultimi tutti di epoca medioevale). È di epoca più recente (XIX secolo) la località di Borgomeduna, un insediamento agricolo privo, fino agli anni 1970, di chiesa parrocchiale (Borgocampagna). A nord si trova il quartiere della Comina, sede di un'importante aerocampo.

Precedentemente all'inclusione, dopo l'annessione allo stato unitario italiano (1866), questi nuclei abitativi costituivano frazioni e località (Torre, Borgomeduna, Rorai Grande, Villanova) del comune di Pordenone o comuni autonomi (Vallenoncello[14]).

Amministrazione[15][modifica | modifica sorgente]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1866 1873 Vendramino Candiani Sindaco
1874  ? Giacomo Di Montereale Sindaco
 ? 1879 Valentino Galvani Sindaco
1880 1882 Francesco Varisco Sindaco
1882  ? Edoardo Marini Sindaco facente funzioni
1889 1893 Enea Ellero Sindaco
1894 1896 Antonio Querini Sindaco
1896 1898 Vincenzo Policreti Sindaco
1898 1899 Pompeo Ricchieri Sindaco
1899 1901 Vittorio Marini Sindaco
1901 1902 Umberto Cattaneo Sindaco
1902 1903 Antonio Polese Sindaco
1903 1904 Gasbarri Commissario regio
1904 1905 Ernesto Cossetti Sindaco
1905 Bevilacqua Commissario regio
1905 1908 Luigi Domenico Galeazzi Sindaco
1908 1910 Ernesto Cossetti Sindaco
1910 1913 Antonio Querini Sindaco
1914 1919 Carlo Policreti Sindaco
1920 1922 Guido Rosso Sindaco
1923  ? Antonio Cattaneo Sindaco/Podestà
1934 Nello Marsure PNF Podestà
1934 Napoleone Aprilis Commissario prefettizio
1935 1943 Enrico Galvani PNF Podestà
1945 Giuseppe Asquini CLN Sindaco
1946 1956 Giuseppe Gorlato DC Sindaco
1956 1967 Gustavo Montini DC Sindaco
1967 1975 Giacomo Ros DC Sindaco
1975 1979 Glauco Moro DC Sindaco
1979 1983 Giancarlo Rossi DC Sindaco
1983 2 aprile 1993 Alvaro Cardin DC Sindaco
2 giugno 1993 21 giugno 1993 Ilario Marone - commissario prefettizio
21 giugno 1993 12 maggio 1997 Alfredo Pasini Lega Nord Sindaco
12 maggio 1997 28 febbraio 2001 Alfredo Pasini Lega Nord Sindaco
26 giugno 2001 10 aprile 2006 Sergio Bolzonello centrosinistra Sindaco
12 aprile 2006 31 maggio 2011 Sergio Bolzonello centrosinistra Sindaco
31 maggio 2011 in carica Claudio Pedrotti centrosinistra Sindaco

Gemellaggi[modifica | modifica sorgente]

Galleria fotografica[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Statistiche demografiche ISTAT - comune di Pordenone (PN); Dati provvisori di novembre 2012
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ DiPI Online - Dizionario di Pronuncia Italiana. URL consultato il 20 marzo 2013.
  4. ^ a b c Toponomastica: denominazioni ufficiali in lingua friulana
  5. ^ Ongaro, op. cit., 11-15
  6. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  7. ^ Dossier comuni ricicloni 2011
  8. ^ Bilancio Demografico e popolazione residente straniera al 31 dicembre 2010 per sesso e cittadinanza, ISTAT. URL consultato il 20 ottobre 2012.
  9. ^ Piera Rizzolati, Sette secoli di Lingua: Pordenone tra veneto e friulano in Dalla serenissima agli Asburgo: Pordenone Gemona, l'antica strada verso l'Austria, Vianello Libri, 1997, pp. 160-161, ISBN 8872000416.
  10. ^ Pordenone prima città gratuita in Italia dal 2008, ITNews, 24 settembre 2007
  11. ^ Pordenone, dal 2008 sarà wireless, Punto Informatico, 25 settembre 2007.
  12. ^ Wireless Naonis, portale del progetto nel sito del comune. Contiene le informazioni sulla rete e lo stato di avanzamento.
  13. ^ www.exposicam.it vedi
  14. ^ Vallenoncello rimane comune autonomo fino al 1926 secondo i tabulati delle elezioni amministrative riportate in appendice a: Pier Paolo Pillot, Livio Camisa, Il primo dopoguerra nel Friuli Occidentale (1919-1923) Edizioni Concordia Sette, Pordenone 1997, pp 296-297.
  15. ^ Ministero dell'Interno - Storia amministrativa dell'ente - PORDENONE.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Andrea Benedetti, Storia di Pordenone, Pordenone 1964.
  • Francesco Boni De Nobili, Le strade di Pordenone, Pordenone 1994 (II edizione Godega S.U. 2006).
  • Vendramino Candiani, Pordenone. Ricordi cronistorici, Pordenone 1902.
  • Giosuè Chiaradia, Pordenone. Schede per la lettura della città, Pordenone 1989.
  • Paolo Goi (a cura di), Pordenone, una città, Pordenone 1991.
  • Paolo Goi (a cura di), San Marco di Pordenone, 3 voll., Pordenone 1993.
  • Giovan Battista Pomo, Commentari urbani (a cura di P. Goi), Pordenone 1990.
  • Pietro Angelillo (a cura di), "Mille protagonisti per 12 secoli", Dizionario biografico, Pordenone 2000.
  • Mario Ongaro, Vincenzo Pinali - L'uomo il medico il suo tempo, Pordenone, Ellerani Editore, 2007, p. 198.

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