Bokode

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Bokode encodes information in the bokeh of an image
Due fotografie di un bokode: a sinistra immagine a fuoco (confronto con altri codici 2D), e a destra una immagine con la messa a fuoco all'infinito per visualizzare il codice.

Un bokode è un tipo di codice a barre bidimensionale[1] a matrice (o data tag) che contiene migliaia di informazioni in più rispetto a un normale codice a barre.

Il termine bokode deriva dall'unione delle parole bokeh e barcode (codice a barre). La tecnologia bokode è stata sviluppata da un gruppo del MIT Media Lab, e presentata a New Orleans nel 2009.[2]

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Un bokode è costituito da un LED, ricoperto da una maschera con un pattern di codici Data Matrix, e un obiettivo.[3] [4]

Leggibile da una fotocamera reflex o da un cellulare, da diverse angolazioni e fino ad una distanza di 4 metri,[2] il bokode è di forma circolare e ha un diametro di appena 3 mm. È dunque molto più piccolo di un semplice codice a barre o di un codice QR, ma può contenere migliaia di informazioni in più.

Rispetto alle etichette RFID, che possono essere lette a distanza da dispositivi radio, i bokode possono essere coperti, con evidenti vantaggi nei casi in cui è necessario proteggere la privacy.

Attualmente (2011) il costo di produzione si aggira intorno ai 5 $, ma esiste già un prototipo che sfrutta la luce riflessa, che ridurrebbe il costo di produzione a 5 centesimi di dollaro, rendendo il bokode adatto alla produzione industriale.[5]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Panoramica sui codici 2D. URL consultato il 2 febbraio 2011.
  2. ^ a b (EN) Jonathan Fildes. Barcode replacement shown off, BBC News, 27 luglio 2009. Consultato il 2 febbraio 2011.
  3. ^ (EN) Bokode, documentazione del MIT Media Lab. Consultato il 2 febbraio 2011.
  4. ^ (EN) Bokode, video su YouTube. Consultato il 2 febbraio 2011.
  5. ^ Vito D'Eri. Bokode sfida i codici a barre, «La Repubblica», 14 agosto 2009. Consultato il 2 febbraio 2011.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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