Boemondo I d'Antiochia

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Boemondo e il Patriarca Daimberto in navigazione verso la Puglia.
Miniatura da una edizione della Histoire d'Outremer del XIII secolo.

Boemondo I d'Altavilla, o Boemondo I d'Antiochia o Boemondo di Taranto (1058San Marco Argentano, 3 marzo 1111), Principe di Taranto[1].

Indice

[modifica] Nome

Fino al 1098 firmava i documenti semplicemente come Roberti ducis filius. Suo figlio e successore si riferiva a lui semplicemente come magnus Boamundus. Inoltre, a causa della sua controversia con il fratello per il ducato di Puglia, fu chiamato dux Apuliae da alcuni cronisti. Tuttavia, il titolo utilizzato più frequentemente, durante la sua vita ed in seguito, fu Antiocenus princeps.</ref>, successivamente nominato Principe d'Antiochia dagli altri capi crociati[2], fu uno dei comandanti della Prima Crociata[3]

[modifica] Scontri con i bizantini

Blasone degli Altavilla di Sicilia.

Boemondo fu il figlio maggiore di Roberto il Guiscardo, duca di Puglia e di Calabria, nato durante il matrimonio di quest'ultimo con Alberada di Buonalbergo, che fu più tardi annullato. Fu battezzato col nome di "Marco" in onore al santo patrono di San Marco Argentano, ma diventò noto come Boemondo a causa di una leggendaria creatura biblica che portava tale nome, il Behemoth[4]. Si sposò nel 1106 a Chartres con Costanza di Francia figlia di Filippo I di Francia.

Servì sotto suo padre nel grande attacco ai Balcani contro l'Impero bizantino (1080-1085) e comandò i Normanni durante l'assenza del Guiscardo (1082-1084), penetrando in Tessaglia così come a Larissa, venendo però respinto da Alessio I Comneno. Quest'antica reciproca ostilità ebbe grande influenza nel determinare il corso della politica del regno dell'Imperatore nel periodo che va dall'epoca di Boemondo (che suo padre aveva destinato al trono di Costantinopoli) a quella di Ruggero II.

La figlia dell'Imperatore, Anna Comnena, ha lasciato un bel ritratto di Boemondo nella sua Alessiade; ella lo incontrò per la prima volta quando aveva 14 anni e ne restò affascinata. Anna non ha lasciato alcun ritratto similare di qualsivoglia altro principe crociato. Di Boemondo scrisse:

« Ora [Boemondo] era uno, per dirla in breve, di cui non s'era visto prima uguale nella terra dei Romani, fosse barbaro o Greco (perché egli, agli occhi dello spettatore, era una meraviglia, e la sua reputazione era terrorizzante). Lasciate che io descriva l'aspetto del barbaro più accuratamente: egli era tanto alto di statura che sopravanzava il più alto di quasi un cubito, sottile di vita e di fianchi, con spalle ampie, torace possente e braccia poderose. Nel complesso il fisico non era né troppo magro né troppo sovrappeso, ma perfettamente proporzionato e, si potrebbe dire, costruito conformemente ai canoni di Policleto... La sua pelle in tutto il corpo era bianchissima, e in volto il bianco era temperato dal rosso. I suoi capelli erano biondastri, ma egli non li teneva sciolti fino alla vita come quelli di altri barbari, visto che l'uomo non era smodatamente vanitoso per la sua capigliatura e la tagliava corta all'altezza delle orecchie. Che la sua barba fosse rossiccia, o d'un altro colore che non saprei descrivere, il rasoio vi era passato con grande accuratezza, sì da lasciare il volto più levigato del gesso... I suoi occhi azzurri indicavano spirito elevato e dignità; e il suo naso e le narici ispiravano liberamente; il suo torace corrispondeva alle sue narici e queste narici... all'ampiezza del suo torace. Poiché attraverso le sue narici la natura aveva dato libero passaggio all'elevato spirito che gli traboccava dal cuore. Un indiscutibile fascino emanava da quest'uomo ma esso era parzialmente contrassegnato da un'aria di terribilità... Era così fatto di intelligenza e corporeità che coraggio e passione innalzavano le loro creste nel suo intimo ed entrambi lo rendevano incline alla guerra. Il suo ingegno era multiforme, scaltro e capace di trovare una via di fuga in ogni emergenza. Nella conversazione era ben informato e le risposte che dava erano fortemente inconfutabili. Quest'uomo del tutto simile all'Imperatore per valore e carattere, era inferiore a lui solo per fortuna, eloquenza e per qualche altro dono di natura. »

Quando Roberto il Guiscardo morì nel 1085, Boemondo avrebbe dovuto ereditare solo i possedimenti balcanici di suo padre, che tuttavia furono persi subito per mano dei Greci, mentre il suo fratellastro minore Ruggero Borsa ereditava la Puglia e altri territori italiani. I fratellastri pervennero così ad un aperto contrasto che fu infine risolto grazie alla mediazione di papa Urbano II: che ottenne per Boemondo il riconoscimento di Taranto e di altri possedimenti. Boemondo quindi riceveva da parte della matrigna Sichelgaita un piccolo principato (un possedimento allodiale) come compenso per la rinuncia ai suoi diritti sul ducato di Puglia. Ma egli mirava a conseguire un prestigio assai maggiore per sé: il cronista Romualdo Guarna disse di Boemondo che «egli sempre cercava l'impossibile».

Nel 1096 Boemondo, insieme a suo zio Ruggero I il Gran Conte di Sicilia, stava assediando Amalfi che s'era rivoltata contro il duca Ruggero, allorché bande di Crociati cominciarono a passare, nell'attraversare l'Italia per dirigersi in Terra Santa. Lo zelo crociato conquistò Boemondo: è possibile che egli abbia visto nella Prima Crociata l'opportunità di realizzare la politica paterna di una espansione verso oriente e avesse sperato, in una prima fase, di ritagliare per se stesso un principato orientale. Goffredo Malaterra con schiettezza afferma che Boemondo prese la Croce con l'intenzione di razziare e conquistare terre greche.

[modifica] La partecipazione alla Crociata

Egli radunò un esercito normanno (forse la miglior compagine dello stuolo crociato). Sicuramente il suo contingente non era particolarmente numeroso, assommando all'incirca 500 uomini[5] su un totale di circa 35.000 crociati[6]; alla testa del suo esercito egli traversò, partendo da Trani, il Mare Adriatico e, dopo essere sbarcato a Durazzo, si diresse per la Via Egnatia, sotto la prudente scorta di Peceneghi inviatagli incontro dall'Imperatore di Costantinopoli, alla volta di Costantinopoli percorrendo la via che egli aveva tentato di seguire nel 1082-1084. Fece grande attenzione a osservare un atteggiamento "corretto" nei confronti di Alessio e quando arrivò a Costantinopoli nell'aprile 1097 rese omaggio all'Imperatore. Egli può aver negoziato con Alessio circa il Principato d'Antiochia; se ciò avvenne egli ricevette scarsi incoraggiamenti. Da Costantinopoli ad Antiochia Boemondo fu il vero leader della Prima Crociata, fin quando rimase con i crociati fu il loro capo, sebbene non fosse ufficialmente riconosciuto come tale[7], malgrado le potenzialità senz'altro superiori per rango e uomini di Raimondo di Tolosa, e la dice lunga circa la sua capacità di comando il fatto che l'Asia Minore sia stata attraversata con successo nel corso della Prima Crociata, mentre la Crociata del 1101, la Seconda Crociata nel 1147, e la Terza Crociata nel 1189 abbiano fallito nell'intento[8].

[modifica] Conquista di Antiochia

Carta politica del Vicino oriente nel 1102, subito dopo la Prima Crociata.

Da politico, Boemondo fu risoluto nel volgere ai suoi fini l'entusiasmo dei Crociati e, quando suo nipote Tancredi d'Altavilla lasciò il grosso dell'esercito a Heraclea e tentò di costituire un punto d'appoggio in Cilicia, il suo piano d'azione potrebbe esser già stato delineato al fine di creare il principato orientale di Boemondo. Boemondo fu il primo a prender posizione davanti ad Antiochia (ottobre 1097), e prese parte in modo massiccio all'assedio della città, sconfiggendo i tentativi dei musulmani di portar soccorso da est e mantenendo i collegamenti a ovest degli assedianti col porto di San Simeone e con le navi genovesi che erano alla fonda.

La conquista di Antiochia fu dovuta al suo contatto con Fīrūz, uno dei comandanti in città; ma egli non avrebbe potuto portare a compimento la faccenda e assicurarsi il possesso della città (maggio 1098), sotto l'ansia causata dall'avvicinamento di Kerbogha con un grande esercito di rinforzi e con la possibilità che Alessio ne traesse vantaggi, se Alessio non avesse tenuto fede alla sua promessa di aiutare i Crociati. Boemondo tuttavia non era sicuro del suo controllo di Antiochia, anche dopo la sua resa e la disfatta di Kerbogha. Fece valere le sue pretese contro Raimondo IV, che sosteneva i diritti di Alessio e ottenne il pieno possesso di Antiochia nel gennaio 1099. Si trattenne quindi nelle vicinanze della città conquistata per rendere sicure le proprie posizioni, mentre gli altri Crociati si spostavano a sud per la conquista di Gerusalemme.

Blasone di Boemondo d'Antiochia, attribuito a posteriori poiché i blasoni non apparvero che mezzo secolo dopo la sua morte.

Si recò a Gerusalemme nel Natale del 1099, quando Dagoberto da Pisa fu eletto patriarca, forse al fine di impedire la crescita di un forte potere lotaringio nella città. Tutto faceva sembrare che Boemondo fosse destinato a gettare le fondamenta di un grande principato ad Antiochia che avrebbe potuto contenere Gerusalemme. Aveva un buon territorio, una buona posizione strategica e un esercito forte. Doveva però fronteggiare due grandi forze: l'Impero bizantino, che reclamava tutti i suoi territori e che era appoggiato nella sua pretesa da Raimondo di Tolosa, e le forti municipalità musulmane del nord-est della Siria. Contro queste forze egli fallì.


Nel 1100, nella battaglia di Melitene fu catturato dai Danishmendidi di Sivas e languì in prigione fino al 1103. Tancredi prese il suo posto ma nel frattempo Raimondo s'installava con l'aiuto di Alessio a Tripoli e riusciva così a contenere l'espansione verso sud di Antiochia.

[modifica] Il declino e la morte

Riscattato nel 1103 dalla generosità del principe armeno Kogh Vasil, Boemondo ebbe come suo primo obiettivo quello di attaccare le vicine potenze musulmane per garantirsi rifornimenti. Nell'attaccare tuttavia Harran, nel 1104, egli fu severamente sconfitto sul fiume Balikh, presso al-Raqqa, sull'Eufrate (si veda Battaglia di Harran). La disfatta fu decisiva, rendendo irrealizzabile quel grande principato orientale che Boemondo aveva progettato. Seguì un attacco greco in Cilicia e, disperando delle sue proprie risorse, Boemondo tornò in Europa per cercare rinforzi al fine di difendere la sua posizione. A Roma, Boemondo riuscì a convincere il papa Pasquale II della perfidia Graecorum e così il legato pontificio Bruno di Segni (che accompagnò Boemondo in Francia), ricevette l'incarico di predicare la guerra santa contro Bisanzio[9]. A Saint-Léonard-de-Noblat (Francia) davanti l'urna di San Leonardo, Boemondo depose delle catene d'argento in ricordo di quelle che per tre anni gli avevano torturato il corpo nella prigione di Gümüştekin[10]. Poi si trovò a Chartres con il re di Francia Filippo I.

La sua personalità affascinante gli fece guadagnare la mano di Costanza, la figlia del sovrano francese Filippo I, che sposò a Chartres nel 1106. Di questo matrimonio Sugerio di Saint-Denis scrisse:

« Boemondo venne in Francia per ottenere con ogni mezzo a sua disposizione la mano di Costanza, sorella di monsignore Luigi, una giovane dama di eccellente educazione, d'aspetto elegante e di splendido viso. Tanto grande era la reputazione del valore del regno di Francia e di monsignore Luigi che anche i Saraceni erano terrorizzati dalla prospettiva d'un tale matrimonio. Ella non fu fidanzata fin quando non venne rotto l'accordo matrimoniale che la legava a Ugo, conte di Troyes, volendosi evitare un altro inadatto partito. Il principe di Antiochia era navigato e ricco di doni e promesse; egli meritò il matrimonio che fu celebrato con grande pompa dal vescovo di Chartres alla presenza del re, di monsignore Luigi, di numerosi arcivescovi, vescovi e nobiluomini del regno. »
La cupola del Mausoleo dove giace Boemondo, a Canosa di Puglia.

In questo modo Boemondo poté reclutare col consenso regio un vasto esercito. Abbagliato dal suo successo, Boemondo decise di usare il suo esercito non per difendere Antiochia contro i Greci ma per attaccare Alessio. Così fece ma Alessio, aiutato dai Veneziani, si dimostrò troppo forte e Boemondo dovette sottomettersi a una pace umiliante col Trattato di Devol del 1108, che lo rese vassallo di Alessio, piegandosi a ricevere la sua ricompensa col titolo di Sebastos, con la promessa di rinunciare ai territori disputati e di ammettere un patriarca greco ad Antiochia. D'allora in poi Boemondo fu un uomo finito.

Tornò quindi in Italia nella speranza di trovare mezzi e uomini che gli consentissero di proseguire con efficacia e determinazione la sua politica in Terra Santa ma nel 1111 morì a San Marco Argentano in Calabria (Bari secondo Alberto di Aquisgrana[11]), e fu sepolto a Canosa di Puglia.

La tradizione vuole che Roberto il Guiscardo e il figlio Boemondo fondarono nei pressi di Otranto il Monastero di San Nicola di Casole, che ospitò uno degli scriptoria più importanti del Medioevo.

[modifica] Note

  1. ^ Boemondo, durante la sua vita, non appare come principe di Taranto. Questo titolo fu utilizzato per la prima volta nel 1132 da Ruggero II di Sicilia; ed applicato retroattivamente a Boemondo, prima nel 1153 come Antiocenus et princeps Tarentinus nel Codice diplomatico Barese ed in seguito comunemente come princeps Tarentinus.
  2. ^ Enciclopedia Treccani
  3. ^ Secondo alcuni autori (Condra, Yewdale, Wendell David e Nicholson) ha comandato la prima crociata fino alla conquista di Antiochia, mentre altri autori (Stevenson , Runciman, Cardini e Madden) ricordano come l'esercito dei "baroni" nella Prima Crociata non avesse un comandante militare in capo, limitandosi ad avere come unica guida spirituale il Legato pontificio, nella persona del vescovo di Le Puy Ademaro di Monteil. Secondo il prof. Lovreglio è stato eletto capo dei crociati.
  4. ^ Weapons systems and political stability: a history di Carroll Quigley pagina 852 Editore University Press of America, 1983
  5. ^ Hiestand , op. cit., p. 71
  6. ^ Nicolle, p. 21
  7. ^ Enciclopedia Encarta
  8. ^ 1911 Encyclopædia Britannica
  9. ^ Hans Wolter, Hans-Georg Beck. Storia della Chiesa. Editoriale Jaca Book, 1993
  10. ^ Francesco Cognasso, Storia delle crociate, Dall'Oglio, 1967
  11. ^ AA II.XI, p. 177.

[modifica] Fonti primarie

[modifica] Bibliografia

  • B. von Kugler, Bohemund und Tancred, Tubingen 1862
  • L. von Heinemann, Geschichte der Normannen in Sicilien und Unteritalien, Leipzig 1894
  • R. Rohricht, Geschichte das Königreichs Jerusalem, Innsbruck 1898
  • R. Rohricht, Geschichte des ersten Kreuzzuges, Innsbruck 1901
  • Raoul Manselli, Normanni d'Italia alla prima crociata: Boemondo d'Altavilla, Cressati: Bari 1940
  • Giuseppe Morea, Marco Boemondo d'Altavilla, Centro di servizio e programmazione culturale regionale: Canosa 1986
  • Benito Paolo Lomonte, Boemondo: principe di Taranto e di Antiochia, Martina Franca 1993
  • William B. Stevenson, Cambridge Medieval History, "La prima Crociata", vol. IV, pp. 727-8 (edizione italiana. Milano, Garzanti,1979).
  • Boemondo: storia di un principe normanno, atti del convegno di studio su Boemondo, da Taranto ad Antiochia a Canosa: storia di un principe normanno (Taranto-Canosa, maggio-novembre 1998), a cura di Franco Cardini - Nunzio Lozito - Benedetto Vetere, Congedo, Galatina 2003
  • Luigi Russo, Oblio e memoria di Boemondo d'Altavilla nella storiografia normanna, in Bullettino dell'Istituto storico italiano per il Medio Evo, 106/1 (2004), p. 139-165
  • Thomas F. Madden, Le Crociate, Torino, Lindau, 2005
  • Jean Flori, Bohémond d'Antioche. Chevalier d'aventure, Paris 2007

[modifica] Nella letteratura

  • Giovan Leone Sempronio, Vincenzo Nolfi, Carlo Sempronio, Il Boemondo ouero Antiochia difesa poema heroico, Bologna: per Carlo Zenero, 1651
  • Alfred Duggan, Count Bohemund è una novella storica riguardante la vita di Boemondo e gli avvenimenti riguardanti la caduta di Gerusalemme nelle mani dei Crociati.
  • Niccolo Molinini, All'ombra della croce: Boemondo (romanzo storico pugliese dell'11. secolo), Corato, Bari 1951
  • Boemondo compare anche nella novella fantastica Pilgermann di Russell Hoban.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

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