Antirrhinum majus

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La Bocca di leone comune (nome scientifico Antirrhinum majus L.) è una piccola pianta perenne (annuale o bienne), erbacea (non più alta di 50 - 80 cm) a carattere cespuglioso, dai fiori profumati, che cresce sui muri e sulle rupi della regione mediterranea, appartenente alla famiglia delle Scrophulariaceae.

Indice

[modifica] Sistematica

Il sistema Cronquist assegna il genere Antirrhinum alla famiglia delle Scrophulariaceae e all'ordine Scrophulariales mentre la moderna classificazione APG lo colloca nella famiglia delle Plantaginaceae e nell'ordine delle Lamiales. Sempre in base alla classificazione APG sono cambiati anche i livelli superiori (vedi tabella a destra).
Il genere Antirrhinum comprende una quarantina e più di specie sia perenni che annuali. A. majus risulta comunque la più diffusa nelle regioni mediterranee ed insieme ad altre tre (Antirrhinum latifolium Miller Bocca di Leone gialla - Antirrhinum siculum Miller Bocca di leone siciliana - Antirrhinum tortuosum Bosc Bocca di Leone cespugliosa), sono le uniche specie del genere spontanee sul nostro territorio.
A causa dell’intenso utilizzo come pianta decorativa si sono create moltissime varietà. Queste ultime possono dividersi in due categorie : la varietà “nanum” con una quarantina di sfumature diverse di colori e la varietà “pumila” con una ventina di sottotipi diversi.

In Europa sono segnalate 5 sottospecie:

Specie simili :

[modifica] Etimologia

Il nome del genere significa in greco “simile a un muso (o un naso)”, infatti “anti” = simile e a “rhin” = naso ad indicare la forma della corolla personata.
Il nome comune (Bocca di leone) deriva dalla particolare struttura delle labbra del fiore : quello mediano inferiore aderisce al superiore a chiusura della “gola”. Se “strozzato” con le dita (comprimere lateralmente la corolla) le labbra sembrano aprirsi scoprendo la bocca della corolla.

Il termine “Antirrhinum” venne usato per la prima volta dal Tournefort e successivamente da Linneo nel 1735. Ma in realtà ricorre già in Teofrasto. Dioscoride ad esempio affermava che il seme dell’Antirrino mescolato con olio di giglio rende più bella la faccia e la pelle.

[modifica] Morfologia

Descrizione delle parti della pianta

L’aspetto della pianta è suffruticoso ed è per la maggior parte pelosa. Nella parte aerea è anche glandulosa. La forma biologica è camefita suffruticosa (Ch frut) : sono piante dai fusti legnosi e di dimensioni non troppo grandi che d’inverno si seccano completamente, ma alcune gemme rimangono nella parte aerea della pianta.

[modifica] Radici

Radice a fittone.

[modifica] Fusto

Il fusto è eretto, semplice, un po’ legnoso nella parte inferiore; mentre in quella superiore è fibroso – carnoso.

[modifica] Foglie

Le foglie sono quasi persistenti. La loro inserzione sul fusto è varia : può essere opposta, o alterna o verticillata, a volte possono avere anche una disposizione a spirale. Dimensioni delle foglie : da 1 a 8 cm in lunghezza; da 1 a 3 cm in larghezza. Il colore è verde cupo.

[modifica] Infiorescenza

I fiori sono peduncolati ( fino a 10 mm) e raccolti in un denso racemo terminale a forma di spiga (quasi piramidale).

[modifica] Fiori

I fiori sono zigomorfi, tetrameri, ermafroditi e possono avere vari colori : quelli spontanei sono porporini o bianchi; ma se coltivati si possono avere vari colori : giallo, violetto, rosa, ecc. Dimensione del fiore : da 4 a 6 cm.

  • Calice : è diviso in 4-5 lacinie ovali più piccole della corolla (lunghezza 8 mm) ed è gamosepalo.
  • Corolla : è tubulosa, simpetala, rigonfia nella parte basale e bilabiata : il labbro superiore è verticale e bilobato; quello inferiore è trilobato con il lobo mediano aderente al labbro superiore. Il colore si schiarisce al centro del tubo. Lunghezza della corolla : 35 – 45 mm.
  • Androceo : gli stami sono in numero di 4 inseriti nel tubo corallino: due lunghi e due brevi ( didinami) con antere molto divaricate.
  • Gineceo : lo stilo è filiforme con stimma bifido; l’ovario è supero e sincarpellare (a più carpelli saldati insieme).
  • Fioritura : da maggio a settembre.
  • Moltiplicazione : per semi.
  • Impollinazione : entomogama tramite calabroni o api.

[modifica] Frutti

Il frutto è una capsula (ellissoide – ovoidale nella forma) ad inserzione laterale di 10 – 14 mm di diametro massimo. All’interno i numerosi semi sono ovali e crestati. Al momento della maturazione i semi fuoriescono da tre fori che si aprono nella parte superiore del frutto.

[modifica] Diffusione e habitat

Il luogo d’origine di questa pianta è l’Europa meridionale e il Nord Africa. In particolare è nativa del Marocco, Portogallo, Francia, Turchia (parte est) e Siria. Il tipo corologico è W-Medit.
In Italia le piante della nostra specie (quelle naturalizzate) crescono nei luoghi sassosi e aridi, ma anche sui vecchi muri soleggiati, e ai margini dei sentieri.
Altitudine : da 0 a 800 m s.l.m..

[modifica] Usi

Le informazioni qui riportate hanno solo un fine illustrativo: non sono riferibili né a prescrizioni né a consigli medici – Leggi le avvertenze

[modifica] Farmacia

In medicina si usano le foglie (da raccogliere in Primavera prima della fioritura) e i fiori appena schiusi (ma non si deve raccogliere il calice). Questi prodotti vanno essiccati e quindi si usano come infusi.

  • Componenti : mucillagini e glucosidi.
  • Proprietà : antiflogistiche, antinfiammatorie, lenitive e risolventi. Viene usata in tutte le infiammazioni (ulcere del cavo orale). Esternamente è efficace sugli eritemi. Può lenire le scottature.

Anticamente (come s’è detto) questa pianta aveva anche delle proprietà cosmetiche.

[modifica] Giardinaggio

Per il suo bell’aspetto derivante dall’elegante forma e polimorfismo dei sui fiore, la Bocca di leone è frequentemente coltivata nei giardini. Esistono delle varietà bicolore o a colori screziati. Spesso però riesce a propagarsi “in proprio” al di fuori delle coltivazioni umane, e quindi si naturalizza nelle zone temperate delle varie parti del mondo. In Italia la variante rustica sopravvive bene in quanto resiste a temperature anche di alcuni gradi sotto lo zero.

[modifica] Altro

Anticamente da questa pianta si ricavava dell’olio alimentare; mentre per l’industria è utile per ricavare coloranti.
Mendel la usò per le ricerche sulle sue teorie biologiche.

[modifica] Galleria di foto

[modifica] Bibliografia

  • Roberto Chej, Piante medicinali , Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1982 .
  • Maria Teresa della Beffa, Fiori di campo , Novara, Istituto Geografico De Agostini, 2002 .
  • Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta. Volume primo , Milano, Federico Motta Editore, 1960. pag. 151
  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume secondo, Bologna, Edagricole, 1982. pag.540 ISBN 8850624492

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