Blasco Lanza D'Ajeta

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Blasco Lanza d’Ajeta (Firenze, 6 giugno 1907Firenze, 19 novembre 1969) è stato un diplomatico italiano.

La missione Lanza d'Ajeta a Lisbona[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la deposizione di Benito Mussolini il 25 luglio 1943, il nuovo esecutivo guidato dal Maresciallo Pietro Badoglio fece un primo tentativo di prendere contatto con gli Alleati per porre fine alla partecipazione dell'Italia alla seconda guerra mondiale. Il compito venne affidato ad Alberto Pirelli che chiese la mediazione della Svizzera, la quale però – in nome del principio di neutralità – declinò.

Dopo un infruttuoso contatto con gli ambasciatori anglo-americani presso il Vaticano[1], Badoglio e Raffaele Guariglia (ex ambasciatore d'Italia in Turchia poi nominato ministro degli Esteri) decisero allora di trasferire all’Ambasciata italiana a Lisbona un diplomatico con l’incarico di prendere contatto col ministro britannico colà accreditato. Per questa missione fu scelto il marchese Lanza d’Ajeta, segretario particolare e poi capo di gabinetto di Ciano. Figlio di un'americana, Lanza d'Ajeta parlava bene l’inglese e ricevette una lettera di presentazione da parte dell'ambasciatore britannico presso la Santa Sede sir Francis d'Arcy Osborne per sir Ronald Campbell, ambasciatore britannico in Portogallo e cugino di Osborne. L’invio di questo funzionario di grado non elevato indica che Badoglio voleva soprattutto tastare il terreno e guadagnare tempo. Lanza d’Ajeta, infatti, non ricevette credenziali che lo autorizzassero a negoziare ma solo istruzioni generiche.

Lanza d’Ajeta arrivò a Lisbona il 4 agosto. Nel colloquio che ebbe con sir Campbell chiese che le radio anglo-americane smettessero di attaccare Vittorio Emanuele III e Badoglio paventando il rischio di un’insurrezione comunista. Consigliò inoltre una manovra diversiva degli Alleati nei Balcani per alleggerire la pressione della Wehrmacht in Italia. Avvisò infine che entro pochi giorni Guariglia avrebbe incontrato il ministro degli Esteri tedesco Joachim von Ribbentrop ma solamente per guadagnare tempo[2].

Nel complesso la missione di Lanza d’Ajeta non ebbe altro risultato se non quello di alimentare sospetti sull’effettiva volontà dell’Italia di sganciarsi dal Terzo Reich, rafforzando le posizioni - che sarebbero poi emerse nella conferenza di Québec dell'agosto 1943 - di chi voleva imporre all'Italia una pace punitiva.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Indro Montanelli, Mario Cervi, L'Italia della disfatta, Rizzoli, Milano, 1983, pag. 344
  2. ^ Dino Grandi, 25 luglio quarant'anni dopo, a cura di Renzo De Felice, Il Mulino, Bologna, 1983, p. 428
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