Blackout (film 1997)

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Blackout
Blackout (film 1997).png
Una scena del film
Titolo originale The Blackout
Lingua originale Inglese, Francese
Paese di produzione USA, Francia
Anno 1997
Durata 98 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Abel Ferrara
Sceneggiatura Abel Ferrara, Marla Hanson, Christ Zois
Produttore Clayton Townsend, Edward R. Pressman
Produttore esecutivo Alessandro Camon, Mark Damon
Fotografia Ken Kelsch
Montaggio Anthony Redman e Jim Mol
Effetti speciali John Patteson
Musiche Joe Delia
Scenografia Richard Hoover
Costumi Melinda Eshelman
Trucco Jay Cannistraci
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
Premi
  • Miglior attore antagonista - Dennis Hopper - Feature Film Award 1998 New York International Independent Film & Video Festival
  • Migliore attrice di supporto Sarah Lassez - Feature Film Award 1998 New York International Independent Film & Video Festival
  • Premio speciale della giuria al regista Abel Ferrara - Feature Film Award 1998 New York International Independent Film & Video Festival

Blackout (The Blackout) è un film del 1997 diretto da Abel Ferrara.

È stato presentato fuori concorso al 50º Festival di Cannes.[1]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Matty, divo del cinema, tormentato dalla dipendenza da Annie, dall'alcool e dalla cocaina, perde la memoria e dimentica di aver commesso un omicidio. Quando scopre che Annie ha abortito perché non vuole partorire il figlio di un drogato, Matty strangola durante un rapporto la cameriera.

Disintossicatosi, diciotto mesi dopo viene riportato alla retta via da una casalinga perbene, ma l'incubo di avere ucciso Annie e l'ossessione per lei fanno soccombere il protagonista, il quale di notte si avvia verso la morte nuotando nell'oceano.

Il regime diegetico[modifica | modifica wikitesto]

Questo film ci offre inizialmente una narrazione forte, in cui la vicenda raccontata è abbastanza chiara. Una volta andato a letto sul set cinematografico con la cameriera avviene il blackout, e tutto ciò che accade dopo l'ellissi temporale di diciotto mesi con Matthew che tenta di disintossicarsi e di rifarsi una nuova vita è una ondata inarrestabile di sogni e ricordi che affollano la mente del protagonista, che si sovrappongono tra loro e si contraddicono a vicenda. L'attendibilità dei ricordi è messa in discussione, e ne Matty né lo spettatore possono chiarire se effettivamente la cameriera è stata uccisa. La narrazione di questo film passa ad essere da forte a debole, o addirittura diventa antinarrazione: non c'è una linearità del racconto, tutto si accavalla e si sovrappone, non c'è un "tempo presente" della diegesi attraverso cui far venire i nodi al pettine nella vicenda mostrata, ma un tempo neutro, un'intertestualità di tempi possibili. Lo spettatore del film viene reso incapace di ricostruire l'accaduto.

Una scelta del genere, quella di fare un film che mette in crisi i canoni narrativi classici, è frutto di una tendenza abbastanza diffusa in diversa parte del cinema contemporaneo. Questo film mette in crisi forme narrative ben consolidate all'epoca del cinema classico: per esempio c'è molta autoreferenzialità del mezzo filmico, c'è un uso insistito di codici quali il flashback e la dissolvenza incrociata che ad un certo punto invece di fare chiarezza servono soltanto a fare confusione e a disorientare lo spettatore.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • Uscito in Italia col divieto ai minori di 18 anni.
  • Scritto insieme allo psichiatra Christ Zois e all’amante Marla Hanson, il film può essere considerato un diario intimo di ispirazione autobiografica, secondo le dichiarazioni di Matthew Modine mette in scena la fine del rapporto tra Abel e Marla.
  • La fotografia di Blackout di Ken Kelsch alterna momenti di candidi colori chiari e tetri scuri.
  • Le musiche di Joe Delia sono state eseguite dallo stesso Ferrara.
  • Il film è stato montato con il software di videoediting AVID.
  • Ferrara ha partecipato direttamente al montaggio eseguendo dissolvenze incrociate e sovraimpressioni.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Official Selection 1997, festival-cannes.fr. URL consultato il 2 luglio 2011.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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