Björgólfur Guðmundsson

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Björgólfur Guðmundsson (Reykjavík, 2 gennaio 1941) è un imprenditore e dirigente sportivo islandese, attuale presidente e proprietario del West Ham United FC. Nel 2008 la rivista Forbes ha valutato il suo patrimonio in 1,1 miliardi di dollari, ponendolo al 1014º posto tra gli uomini più ricchi del mondo;[1] a seguito della crisi finanziaria islandese del 2008, tuttavia, la stessa rivista Forbes ha rivalutato la sua ricchezza a zero dollari.[2] È il padre del miliardario Björgólfur Thor Björgólfsson.

Condannato a dodici mesi di carcere nel 1991 per truffa in seguito al fallimento della Hafskip,[3] Guðmundsson si trasferì in Russia, dove insieme a Magnús Þorsteinsson fondò la Bravo Brewery, che fu poi venduta alla Heineken nel 2002 per 400 milioni di dollari. Tornato in Islanda, divenne presidente e direttore della seconda più grande banca del Paese (dietro alla Kaupthing Bank), la Landsbanki.

Appassionato di calcio, guidò il consorzio che portò il West Ham United in Premier League; dopo avere comprato il 90% del club, ne divenne presidente onorario a vita nel luglio 2006; nel dicembre 2007 ne acquistò un ulteriore 5% da Eggert Magnússon, diventando anche direttore del club.[4][5]

A seguito della crisi finanziaria islandese del 2008, la Landsbanki è stata nazionalizzata, ed il governo progetta di investigare le azioni di Björgólfur e altri.[6]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere dell'Ordine del Falcone - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine del Falcone
«Per i contributi al business e alla cultura»
— 2005

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Forbes' Rich List 2008
  2. ^ Billionaire Blowups of 2008
  3. ^ He's the real thing, The Observer, 2 settembre. URL consultato il 12 settembre 2008.
  4. ^ Magnusson leaves Hammers SkySports - 13 dicembre 2007
  5. ^ Eggert is victim of Hammers' reshuffle as he loses chairman's role at Upton Park, Daily Mail, 13 dicembre 2007. URL consultato il 13 dicembre 2007.
  6. ^ Robert Jackson, The Big Chill in Financial Times, 15 novembre 2008.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]