Biostratinomia

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La biostratinomia è quel ramo della paleontologia che studia la successione temporale degli eventi (decomposizione, disarticolazione, bioerosione, dissoluzione, ...) che avvengono a partire dalla morte di un organismo fino al suo primo seppellimento in un ambiente naturale, che possono portare alla sua fossilizzazione, prima dell'inizio dei processi di diagenesi del sedimento inglobante il futuro fossile.

I processi biostratinomici fanno parte del più ampio campo di indagine della tafonomia, che comprende tutti i processi che avvengono nell' intervallo temporale tra la morte dell'organismo e la definitiva fossilizzazione. Lo studio dei processi biostratinomici attuali, indispensabile per la corretta interpretazione di molti giacimenti di fossili, prende il nome di actuopaleontologia o più semplicemente paleontologia attualistica.

Le fasi[modifica | modifica wikitesto]

Durante la fase biostratinomica i resti dell'organismo vivente rimangono nell'ambiente e su di essi agiscono processi chimici, fisici e biologici. Si tratta di una fase distruttiva che normalmente porta alla distruzione completa di ogni traccia dell'organismo morto.

Processi chimici[modifica | modifica wikitesto]

Necrolisi: foglia decomposta di Magnolia doltsopa, le sue venature sono composte di lignina che la rendono più resistente all' azione distruttiva dei microorganismi.

Per prima interviene la necrolisi, ovvero la putrefazione: durante questa fase le parti molli dell'organismo vanno in decomposizione. Le parti dure degli organismi viventi, sia mineralizzate come ossa e gusci, che non mineralizzate come chitina e lignina, hanno maggiori possibilità di superare l’intervallo di tempo critico tra la morte e l’inclusione nel sedimento; le parti molli costituite da carboidrati, lipidi e proteine, dopo la morte scompaiono o subiscono drastici cambiamenti soprattutto se contengono elevate quantità d'acqua. Se questa fase avviene in ambiente aerobico, i batteri intervengono come catalizzatori; al contrario, in ambiente anaerobico, la sostanza organica si conserva grazie all'assenza di ossigeno.

La fase successiva è la disarticolazione: le parti mineralizzate sono usualmente tenute insieme da parti organiche (ad esempio, i legamenti che tengono insieme le ossa). Quando queste vanno in necrolisi, le parti mineralizzate si separano e le diverse componenti dell' organismo possono essere sparpagliate e disperse nell'ambiente ad opera di correnti, azione del moto ondoso, etc.

Terza fase, è la dissoluzione prediagenetica, dissoluzione che avviene nell'ambiente di deposizione, solitamente il mare. Nelle acque marine più superficiali vivono organismi col guscio composto da carbonati. Quando questi organismi muoiono, il guscio cade verso il fondo, incontrando livelli successivi di dissoluzione delle componenti minerali: in un primo momento, troverà lisoclino dell'aragonite, definita come la profondità alla quale va in dissoluzione il 50% dell'aragonite di cui è composto il guscio; ad una profondità maggiore c'è lisoclino della calcite (che è un minerale più stabile e quindi si dissolve più lentamente), dove si perde il 50% di calcite; poi troverà la A.C.D., Aragonite Compensation Depth (profondità di compensazione dell'aragonite), dove il 100% dell'aragonite si dissolve; e per finire, incontrerà la C.C.D. (Calcite Compensation Depth), la profondità di compensazione dei carbonati, dove è dissolta del tutto anche la calcite.

Le profondità di questi lisoclini ovviamente variano da oceano ad oceano, a seconda di clima, temperatura, salinità, correnti marine, produttività biologica. Le analisi sedimentologiche e stratigrafiche indicano che le profondità di riferimento dei lisoclini, per lo stesso luogo, possono variare anche nel tempo, con notevoli oscillazioni verticali di ampiezza. Si ritiene che queste oscillazioni, non del tutto ancora comprese, debbano essere esaminate e spiegate alla luce di relazioni chimico fisiche legate a fattori ecologici, climatici e paleogeografici su larga scala regionale.

Processi fisici[modifica | modifica wikitesto]

Carcassa di cammello, settimane dopo il passaggio di animali necrofagi che l'hanno disarticolata, in corso di disgregazione ad opera degli agenti atmosferici.

Primo fra tutti, il trasporto, specie se ci riferiamo all'ambiente marino. Infatti l'organismo morto può risentire del moto ondoso (che lo sposta dal fondo alla superficie delle massa d'acqua e può spiaggiarlo), delle correnti superficiali e non, e delle correnti di marea. Questi fenomeni sono immediatamente collegati ad altri quali l'abrasione e il logorio meccanico. Il trasporto può anche dar luogo alla deposizione orientata: dall'analisi delle messa in posto dei resti, deposti in modo caratteristico, si possono ricavare informazioni sull'energia dell'ambiente. Ad esempio, se il tempo d'applicazione di una corrente sottomarina è lungo, i resti avranno modo di disporsi in modo orientato; al contrario, avremo resti disordinati ad indicare correnti violente e di breve durata.

L'ambiente subaereo terrestre si presenta solitamente sfavorevole alla conservazione più o meno integra di carcasse di animali morti, salvo che non intervenga un veloce seppellimento dei resti, che li preservi da ulteriori azioni fisiche distruttive.

Processi biologici[modifica | modifica wikitesto]

Sono quei processi che avvengono per opera di altri organismi, come la predazione (organismi che predano altri organismi) e la bioerosione (ad opera di organismi che erodono i resti inorganici).

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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