Memoriale della Shoah

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Coordinate: 45°29′17.43″N 9°12′29.61″E / 45.488175°N 9.208225°E45.488175; 9.208225 Il Memoriale della Shoah, situato sotto la stazione di Milano Centrale, a piano strada, di fronte al palazzo delle ex Regie Poste, è un'area museale nata con lo scopo di «...realizzare un luogo di memoria e un luogo di dialogo e incontro tra religioni, etnie e culture diverse...»[1] che si estende su una superficie di 7.060 m2, per la maggior parte al piano terreno.[2] Dal cosiddetto binario 21 dove erano caricati e scaricati i treni postali, centinaia di ebrei e deportati politici venivano caricati su vagoni bestiame diretti ai campi di Auschwitz–Birkenau, Mauthausen, Bergen Belsen, Fossoli e Bolzano. Il memoriale, promosso dalla Fondazione Memoriale delle Shoah, presieduta da Ferruccio De Bortoli[3],è stato inaugurato il 27 gennaio 2013.[4][5]

« Il ricordo è protezione dalle suggestioni ideologiche, dalle ondate di odio e sospetti. La memoria è il vaccino culturale che ci rende immuni dai batteri dell’antisemitismo e del razzismo. »
(Ferruccio De Bortoli, presidente della Fondazione Memoriale della Shoah)
Memoriale della Shoah di Milano

Scopo del memoriale[modifica | modifica sorgente]

La stazione di Milano Centrale nel 1931.
I binari di superficie della stazione di Milano Centrale nel gennaio 2013.
« Ricordare significa rompere l’indifferenza: la memoria è necessaria perché gli orrori del passato non debbano più riaffacciarsi in una società civile - Ciò che i nazisti vollero nascondere, noi lo apriamo a tutti »
(Giuliano Pisapia, sindaco di Milano)

Nelle intenzioni della Fondazione «[...] il Memoriale non è pensato per essere un Museo, ma rappresenta un laboratorio del presente e vuole configurarsi come un luogo dell'intera comunità civile, della costrizione di memoria collettiva e di consapevolezza individuale»[6]

Oltre a rappresentare un luogo fisico che ricordi i deportati e i loro viaggi verso i campi di smistamento, concentramento e sterminio del nazismo, il Memoriale è «un luogo di studio, ricerca e confronto» per questa e per le prossime generazioni[7].

Il Memoriale ad avviso degli ideatori deve essere «un laboratorio» che prevede studi, mostre temporanee e approfondimenti sulla Shoah, un centro che educhi alla convivenza e allo stesso tempo alla condanna di quella che Antonio Gramsci ha definito come «il peso morto della storia»: l'indifferenza.

Lo scopo del progetto secondo il sito ufficiale della Fondazione del memoriale della Shoah è il seguente: «il progetto nasce con l’obiettivo di realizzare – nello stesso luogo in cui ebbe inizio a Milano l’orrore della Shoah – uno spazio che non solo ci "ricordi di ricordare", rendendo omaggio alle vittime dello sterminio, ma che rappresenti anche un contesto vivo e dialettico in cui rielaborare attivamente la tragedia della Shoah. Un luogo di commemorazione, quindi, ma anche uno spazio per costruire il futuro e favorire la convivenza civile.»

Il luogo del memoriale[modifica | modifica sorgente]

Monumento ai ferrovieri e ai deportati della Shoah nella stazione di Milano Centrale. Lo scritto della targa commemorativa della Shoah termina con un detto di Primo Levi mentre recita: "Tra il dicembre 1943 e il maggio 1944 dai sotterranei di questa stazione cominciò il lungo viaggio di uomini donne e bambini ebrei ed oppositori politici deportati verso Auschwitz e altri lager nazisti. La loro memoria vive tra noi insieme al ricordo di tutte le vittime dei genocidi del XX secolo 'Poiché l'angoscia di ciascuno è la nostra' - (Primo Levi) Milano 1985"

Il Memoriale è posto su due piani, uno terreno e l'altro interrato, e occupa un totale di 7.060 m2. Il luogo è sotto il piano dei binari della stazione ferroviaria di Milano.

L'accesso è a livello della strada in via Ferrante Aporti, rinominata in quel tratto piazza Edmond J. Safra in onore del filantropo di origine ebraica. La fondazione omonima intestata a Safra è stata tra i principali finanziatori della costruzione del memoriale.[8] Paragonabile ai pochi luoghi "reali" delle atrocità naziste ancora esistenti in Europa, il luogo del memoriale e l'adiacente binario conosciuto come 21, sono stati definiti "un grande reperto"[9], una sorta di "scavo archeologico"[10].

Storia del memoriale: dall'ideazione all'inaugurazione[modifica | modifica sorgente]

Il progetto per la realizzazione del Memoriale della Shoah nasce nel 2002, ideato dal Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (CDEC), dall’Associazione Figli della Shoah e dalla Comunità Ebraica di Milano, dall'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (UCEI) e dalla Comunità di Sant'Egidio.

L’idea iniziale si trasforma presto in un progetto più ampio che affianca ad una struttura commemorativa un "laboratorio" in cui rielaborare la tragedia della violenza nazista. Dai 5.000 m2 del progetto iniziale si arriva a prevedere nel 2008 uno spazio di 7.060 m2. La scelta della stazione Centrale deriva dall’obiettivo di riportare alle memoria, l’unico luogo in Europa che è rimasto intatto tra quelli che sono stati teatro delle deportazioni.[11]

Nel 2004 viene elaborato il progetto preliminare degli architetti Guido Morpurgo e Eugenio Gentili Tedeschi. Esso viene presentato nel novembre dello stesso anno a Grandi Stazioni, società che ha in concessione la Stazione Centrale di Milano, e nel luglio 2005 alla Presidenza della Repubblica.[12]

Nel 2007 nasce la Fondazione Memoriale della Shoah di Milano Onlus,[13] presieduta da Ferruccio de Bortoli e dai soci fondatori, che secondo l'articolo 8 dello statuto sono: l’Associazione Figli della Shoah, il CDEC, la Comunità Ebraica di Milano, l'UCEI, la Regione Lombardia, la Provincia di Milano, il Comune di Milano, le Ferrovie dello Stato Italiane e la Comunità di Sant'Egidio. Il progetto viene interamente rielaborato ed ampliato da Morpurgo e da Annalisa de Curtis e nel settembre 2008 viene presentata pubblicamente una nuova versione in occasione dell’accordo siglato tra Ferrovie dello Stato e Fondazione Memoriale della Shoah per la cessione delle aree.

Il 26 gennaio 2010 ha avuto luogo la cerimonia di posa della prima pietra.

A fine dicembre 2010, ultimata la realizzazione degli uffici, delle opere strutturali della biblioteca e il restauro delle superfici originarie, i lavori vengono interrotti per mancanza di fondi e la Fondazione avvia una campagna di sensibilizzazione e raccolta di donazioni per proseguire il progetto, a cui prestano i loro volti Ferruccio de Bortoli ed Enrico Mentana.

Il 26 gennaio 2012 la cittadinanza milanese partecipa ad una maratona pubblica di letture relative ai drammi della discriminazione, della deportazione e del genocidio, a cui partecipano diversi personaggi noti della cultura e dello spettacolo.

A fine 2012 il comune meneghino approva la riqualificazione del tratto di via Ferrante Aporti antistante il memoriale, che prende il nome di piazza Edmond J. Safra, in seguito al consistente finanziamento del memoriale da parte dell'omonima fondazione, che contribuisce alla riqualificazione dell’area, alla sicurezza e fruibilità del Memoriale.

Il 27 gennaio 2012 il “cuore” del memoriale, ovvero l’area dedicata alla testimonianza degli eventi, si apre alle visite di scolaresche milanesi e nazionali.

La cerimonia è stata condotta da Ferruccio de Bortoli e Roberto Jarach, presidente e vicepresidente della Fondazione, con la partecipazione del Presidente del Consiglio Mario Monti e gli interventi del cardinale Angelo Scola, dei rabbini Alfonso Arbib e Giuseppe Laras, del Sindaco di Milano Giuliano Pisapia, del Ministro Andrea Riccardi, del presidente della Provincia di Milano Guido Podestà, del presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni e dell’Amministratore Delegato del Gruppo Ferrovie Italiane Mauro Moretti. L'intervento finale è stato quello di Liliana Segre, una sopravvissuta che partì proprio da quel luogo, che raccontò la sua storia: aveva 13 anni e partì con il convoglio del 30 gennaio 1944 assieme ad altri 605 ebrei. Di quel gran numero di deportati, fecero ritorno solo 22 persone.

Il memoriale nei particolari[modifica | modifica sorgente]

Il sito è stato riportato al suo aspetto originario, demolendo tutti gli elementi aggiunti nel dopoguerra e rendendo le superfici delle strutture portanti in cemento a vista come una volta, senza colorazioni o interventi di revisione estetica degli originari difetti di esecuzione e dei segni del tempo.

La struttura si articola su due aree principali: "il Memoriale", zona dedicata alla testimonianza degli eventi, e "il Laboratorio della Memoria", sistema di spazi dedicati allo studio, alla ricerca e alla documentazione, all’incontro e al dialogo. Il percorso ha inizio con la "Sala delle testimonianze", riempita dalle voci dei sopravvissuti, prosegue con lo spazio di manovra dei vagoni, chiamato "Binario della Destinazione ignota" e si conclude con il "Muro dei Nomi", emblema del ricorso del dramma della Shoah.

L'area del memoriale[modifica | modifica sorgente]

Muro dei Nomi del Memoriale

L’area del Memoriale rappresenta il cuore del progetto e inizia con l’atrio del Memoriale, ingresso originario alle aree di manovra in cui nel 1944 entravano i camion che trasportavano i deportati.[14]

Sull’atrio si nota un lungo muro, lacerato al centro, sul quale vi è incisa la scritta "INDIFFERENZA", che secondo Liliana Segre, ha consentito la Shoah. Una lunga rampa compensa il dislivello dell’area offrendo una continuità tra le sezioni della struttura.

Proseguendo verso l’interno, si incontra uno spazio dedicato alle mostre temporanee e all’accoglienza dei visitatori, che comprende un’area guardaroba e un punto informazioni.

"L’Osservatorio" è un elemento di forma tronco-conica che si affaccia all’interno dell’area dei binari, consentendo l’osservazione attraverso un sistema di vetri e lenti di una parte dell’area. È attualmente dotato di sei postazioni di ricerca individuale, da cui poter consultare un monitor con sistema acustico in cuffia.

Il "Monolite", una sorta di prisma sospeso lungo circa 14 metri, è un primo richiamo storico alla tragedia della Shoah, nel quale vengono proiettati video interattivi tramite funzioni touch screen.

Segue la "Sala delle Testimonianze", sette ambienti nei quali è possibile assistere alle testimonianze video-registrate dei sopravvissuti: si tratta di una serie di superfici di proiezione e sette spazi virtualmente cubici da cui si può vedere la banchina in cui avvenivano le deportazioni.

Lo spazio della quarta campata ospita il "Binario della Destinazione ignota", banchina originariamente utilizzata per il carico e scarico dei vagoni postali: attraverso un carrello traslatore e uno montavagoni avveniva il sollevamento dei carri al livello del piano dei binari.

Sulla banchina vi sono venti targhe con le date e le destinazioni dei convogli partiti da Milano verso i campi di sterminio e quelli di transito italiani di Fossoli e Bolzano.

Da qui i visitatori possono attraversare due dei quattro vagoni bestiame originali dell’epoca recuperati da varie località e restaurati dalla sezione di Milano del Collegio degli Ingegneri Ferroviari Italiani e accedere così alla successiva banchina, raggiungibile anche grazie a due passerelle situate alle estremità del convoglio.

Lungo la seconda banchina è posizionato il "Muro dei Nomi", sul quale si leggono i nomi di tutti coloro che furono deportati dalla Stazione Centrale di Milano verso i campi di sterminio, con l’indicazione dei sopravvissuti.

Dalla prima banchina si accede con una scala al "Luogo di Riflessione", una sala a forma tronco-conica con diametro di circa 10 metri con una panca circolare sul perimetro, che consente il raccoglimento dei visitatori. Non vi sono simboli religiosi, ma vi è una luce diretta verso Gerusalemme.

Questo luogo rappresenta il collegamento tra le due aree del "Memoriale" e del "Laboratorio della Memoria". Da qui il visitatore accede alla biblioteca e agli altri spazi del Laboratorio, per rielaborare la memoria dopo averla percepita.

Il binario 21 del Memoriale[modifica | modifica sorgente]

Il cosiddetto binario 21 del Memoriale

Il cosiddetto binario 21[15] è un'installazione della memoria di Milano collegato alla Shoah e alle persecuzioni di cittadini italiani, di origine ebraica, perpetrate durante la seconda guerra mondiale per mano nazifascista in esecuzione delle leggi razziali fasciste del 1938. Dal "binario 21" partirono anche diverse centinaia prigionieri politici antifascisti reclusi nel carcere di San Vittore di Milano[16].

Fu da tale binario ferroviario, parte dell'insieme di binari merci della stazione di Milano Centrale - che il 30 gennaio 1944 circa 650 ebrei tenuti in prigionia nel carcere di San Vittore vennero avviati ai campi di Auschwitz-Birkenau, solo ventidue[17] riusciranno a tornare vivi dal lager. Altri 14[18]convogli partirono anche per i campi di Mauthausen, Bergen Belsen, Fossoli e Bolzano. Secondo i siti ufficiali della Fondazione del Memoriale della Shoah e delle Ferrovie dello Stato Italiane il cosiddetto binario 21 sarebbe l'unico luogo rimasto intatto nell'Europa teatro delle deportazioni[19][20][21][22], sebbene centinaia di scali analoghi furono usati in tutta Europa e non esista una statistica sul loro effettivo stato di conservazione.

I deportati vennero trasferiti su camion telati fino ai sotterranei della centrale, con accesso da via Ferrante Aporti. Tra di loro vi erano più di 40 bambini, tra cui Sissel Vogelman di 8 anni[23][24], Liliana Segre di 13 anni e Goti Bauer di 14 anni, sopravvissute. La più anziana era Esmeralda Dina, di 88 anni.[Non è chiaro a quale dei tanti viaggi si riferiscano questi dettagli, né perché vi si dia questo ingiusto rilievo]

Un precedente trasferimento di circa 250 ebrei verso il campo di concentramento si era avuto il 6 dicembre 1943; un ulteriore invio si sarebbe poi avuto nel maggio del 1944.[25][E tanti altri, stando a quanto affermato nel paragrafo precedente]

Logistica[modifica | modifica sorgente]

L' elevatore del binario 21 a piano strada del Memoriale. Con questo elevatore venivano scaricati dai binari di superficie i vagoni merci vuoti. Una volta che i deportati venivano "caricati" a bordo, l'elevatore provvedeva a ristabilire sui binari di superficie i vagoni carichi per iniziare i viaggi verso i campi di concentramento

La base per la scelta logistica del binario 21 era il fascio merci[non chiaro] posto al piano stradale della stazione di Milano Centrale, che i tedeschi[I fascisti italiani e le FS non ebbero nessun ruolo?] utilizzarono per la deportazione di massa per il fatto che i cittadini milanesi ed i passeggeri, non potevano vedere nulla.

I binari della stazione utilizzati in servizio passeggeri sono posti a quota più alta rispetto al piano stradale, mentre all'interno della struttura sottostante era presente un fascio di binari accessorio posto al piano stradale, posto in comunicazione con i binari di superficie attraverso un caratteristico sistema di montacarri, uno per ciascun binario del fascio sotterraneo.

Su tali binari sotterranei venivano pre-stivati i vagoni, una volta riempito di persone (da 60 a 100 persone) a comporre i tristemente famosi treni di deportati.

Per l'installazione chiamata binario 21 è stato utilizzato uno dei citati binari a piano strada ed è stato mantenuto il relativo elevatore, mentre gli altri analoghi impianti furono eliminati nei primi anni duemila[26].

Dall'albergo "Regina & Metropoli" al binario 21[modifica | modifica sorgente]

Negli anni 1940 nella centralissima via Silvio Pellico a Milano, nelle strette vicinanze del duomo, c'era un albergo molto elegante che fu requisito dai nazisti per stabilirne il loro quartier generale, era l'albergo "Regina & Metropoli", oggi non più esistente.[27][28] Il "Regina" fu la sede delle SS e della Gestapo e «fu trasformato in centro di sequestri, interrogatori e tortura per antifascisti e per semplici cittadini non appartenenti a nessuna organizzazione resistenziale»[29][30]. Da questo luogo furono organizzati tutti i viaggi di deportazione dal binario 21 sotto il comando del capitano Theodor Saevecke (soprannominato in seguito il boia di Piazzale Loreto). Saevecke fu repressore dei partigiani e cacciatore di ebrei.[31]

Lo scrittore Elio Vittorini, nel suo romanzo sulla resistenza Uomini e no, racconta che l'albergo Regina venne trasformato esternamente in una fortezza. Fu circondato da filo spinato e illuminato di notte con potenti cellule fotoelettriche e furono costruite diverse casematte in cemento armato. L'albergo durante gli anni dell'insediamento nazista venne preso più volte di mira da veri e propri commandos partigiani.[32]

Via Silvio Pellico a Milano. Targa commemorativa posta sul muro di quello che fu l'albergo Regina, quartier generale delle SS

I molti prigionieri politici che furono arrestati e poi interrogati e torturati nella sede dell'albergo Regina, venivano poi o rinchiusi nel carcere di San Vittore in attesa di essere trasferiti al binario 21 della Stazione di Milano Centrale o avviati direttamente al triste binario per essere deportati.[33] Il saggista G. Marco Cavallarin in una sua opera rileva infatti che «dal mattatoio dell'albergo Regina i catturati (ebrei, partigiani, antifascisti, sospettati, ecc.) venivano avviati al carcere di San Vittore, in alcuni casi direttamente ai trasporti dal Binario 21 della Stazione Centrale di Milano per essere deportati. Una struttura quindi molto simile a quella di Via Tasso, a quella torinese dell'albergo Nazionale, a quella parigina dell'Hotel Lutetia»[34]

L'epigrafe di una targa commemorativa posta nel Giorno della Memoria del 2010 nel luogo dove sorgeva l'albergo Regina, ora sede di uffici finanziari, recita[35]:

« Qui, dove era l'albergo Regina, si insediò il 13 settembre 1943 il quartier generale nazista delle SS a Milano. Qui furono reclusi, torturati, assassinati, avviati ai campi di concentramento e di sterminio, antifascisti, resistenti, essere umani di cui il fascismo e il nazismo avevano deciso il sistematico annientamento. Una petizione popolare ha voluto questa lapide per la memoria del passato, la comprensione del presente, la difesa della democrazia e il rispetto dell'umanità. »
(27 gennaio 2010 - Giorno della Memoria, 65 anni dopo la liberazione dell'albergo Regina)
Un pannello esplicativo del binario 21 al Memoriale

Nella cultura contemporanea[modifica | modifica sorgente]

Al binario 21 sono stati dedicati diversi documentari e opere letterarie, fra cui l'omonimo lavoro teatrale di Moni Ovadia ed il film Fratelli d'Italia? Il canto del popolo ebraico massacrato, realizzato con Felice Cappa e liberamente tratto dall'omonimo poema di Yitzhak Katzenelson, uno dei sopravvissuti ad Auschwitz.

L'area del Laboratorio della Memoria[modifica | modifica sorgente]

In quest’area sarà situata la Biblioteca, che ospiterà fino a 45.000 volumi. Le pareti della biblioteca sono in vetro e isolano dai rumori dei treni in transito sopra l’area.[36]

Nella biblioteca saranno trasferiti i volumi e i documenti attualmente nel Centro di documentazione ebraica contemporanea di via Eupili 8, che saranno resi disponibili alla città, in particolare ai giovani.

Dalla biblioteca si passerà alla "Sala dei Memoriali", con postazioni di connessione via web con il networkdi tutti i Memoriali e musei del mondo dedicati alla Shoah.

"L'Auditorium" si estenderà per 30 metri, avrà una capienza prevista di 200 posti e sarà dedicato a proiezioni, presentazioni e dibattiti.

L'area al piano terreno del Laboratorio della Memoria comprenderà uno "spazio adibito a mostre" ed esposizioni temporanee e un "Bookshop" specialistico sulla materia.

Stato delle opere[modifica | modifica sorgente]

Le opere e le lavorazioni ancora in fase di completamento al gennaio 2013 riguardano la biblioteca, l’auditorium, gli allestimenti permanenti, gli spazi di supporto e l’ingresso nord.[37]

Pannello di "benvenuti" ai visitatori e descrizione delle aree del Memoriale

La biblioteca sarà dotata della scala e dell'ascensore interni, oltre che dell’involucro in vetro e ferro che dovrà isolare dal rumore l'intero volume.

Nell'area centrale del Memoriale saranno realizzati la postazione di accoglienza, "l’Osservatorio", "il Monolite" introduttivo e le sette "Stanze delle Testimonianze", oltre al "Muro dei Nomi" definitivo, da realizzare sull’intero sviluppo della seconda banchina interna.

Saranno completati gli spazi di supporto: al piano terreno il guardaroba generale e il bookshop; al piano interrato "la sala Memoriali", l’archivio della biblioteca, il guardaroba del foyer dell'auditorium e le scalette di collegamento col patio.

L’ingresso nord dovrà essere completato con ascensore e piattaforma per disabili.

Le opere più complesse quali la biblioteca, il completamento dell’auditorium e l’allestimento degli spazi di servizio potranno essere effettuate anche senza interrompere l’accesso del pubblico al Memoriale.

È in corso una raccolta fondi da privati ed istituzioni, anche on line sul sito della Fondazione, per completare le opere.

A gennaio 2014 i lavori del Memoriale sono quasi giunti al termine, «le opere ancora da realizzare riguardano quattro ambiti: la biblioteca, gli allestimenti permanenti, gli spazi di supporto e l'ingresso nord».[38]

Cronologia della deportazione dalla stazione di Milano Centrale per "destinazione ignota"[modifica | modifica sorgente]

  • 06/12/1943 Milano - Auschwitz - (Campo di sterminio e di concentramento)
  • 30/01/1944 Milano - Auschwitz - (Campo di sterminio e di concentramento)
Viaggio destinazione "ignota" - Una delle targhe a pavimento del Memoriale della Shoah di Milano, al binario 21, destinazione: Campo di concentramento di Auschwitz
  • 06/02/1944 Milano - Mauthausen - (Campo di sterminio e di concentramento)
  • 11/02/1944 Milano - Fossoli - (Campo di concentramento e transito)
  • 18/02/1944 Milano - Mauthausen - (Campo di sterminio e di concentramento)
  • 08/03/1944 Milano - Mauthausen - (Campo di sterminio e di concentramento)
  • 11/03/1944 Milano - Mauthausen - (Campo di sterminio e di concentramento)
  • 30/03/1944 Milano - Fossoli - (Campo di concentramento e transito)
  • 06/04/1944 Milano - Mauthausen - (Campo di sterminio e di concentramento)
Una delle targhe a pavimento del Memoriale della Shoah di Milano, al binario 21, destinazione: Campo di concentramento di Mauthausen-Gusen, luogo di destinazione privilegiato per i deportati politici
  • 19/04/1944 Milano - Bergen Belsen - (Campo di concentramento)
  • 27/04/1944 Milano - Fossoli - (Campo di concentramento e transito)
  • 14/05/1944 Milano - Fossoli - (Campo di concentramento e transito)
  • 16/05/1944 Milano - Fossoli - (Campo di concentramento e transito)
  • 19/05/1944 Milano - Bergen-Belsen (Campo di concentramento)
  • 09/06/1944 Milano - Fossoli - (Campo di concentramento e transito)
  • 29/06/1944 Milano - Fossoli - (Campo di concentramento e transito)
  • 02/08/1944 Milano - Verona - (Campo di transito)
  • 17/08/1944 Milano - Bolzano - (Campo di transito)
  • 07/09/1944 Milano - Bolzano - (Campo di transito)
  • 17/10/1944 Milano - Bolzano - (Campo di transito)
  • NC/11/1944 Milano - Bolzano - (Campo di transito)
  • 15/12/1944 Milano - Bolzano - (Campo di transito)
  • 15/01/1945 Milano - Bolzano - (Campo di transito)

Opere multimediali[modifica | modifica sorgente]

Agata Herskovits, nota anche come Goti Bauer, il 18 febbraio 2014 alla presentazione del libro della sua amica Arianna Szorenyi a Milano. "La ragazzina" di quattordici anni, insieme alla tredicenne Liliana Segre, furono entrambe deportate Auschwitz.

Personaggi noti legati al binario 21 del Memoriale[modifica | modifica sorgente]

« "Noi siamo usciti da Auschwitz, ma Auschwitz non è mai uscito da noi" »
(Goti Bauer)
Mosaico di nomi dedicato a 1.500.000 bambini deportati nel periodo della Shoah creato da Yad Vashem

Mostre itineranti[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Uno degli scopi del Memoriale
  2. ^ Cartella stampa Milano gennaio 2004 pag. 12
  3. ^ Scopo del Memoriale
  4. ^ L'inaugurazione nel sito del Comune di Milano
  5. ^ Inaugurazione nel quotidiano online delle Ferrovie dello Stato Italiane
  6. ^ Programma di Milano ricorda la Shoah
  7. ^ Cosa intende rappresentare il Memoriale
  8. ^ Fondazione Edmond Safra
  9. ^ Principi progettuali
  10. ^ Dicembre 2009 – Novembre 2010
  11. ^ L’idea iniziale di costruire un Museo della Memoria si trasforma presto in un progetto più ampio, con l’obiettivo di riportare alla luce il ricordo delle deportazioni e di stimolare, al contempo, la coscienza collettiva. Emerge così l’ipotesi di costruire il Memoriale in prossimità del Binario 21, presso la Stazione Centrale di Milano. Tra tutti i luoghi che in Europa sono stati teatro delle deportazioni, questo è il solo ad essere rimasto intatto.Vedi la sezione: Storia del memoriale
  12. ^ Queste informazioni come le successive sulla storia del progetto sono ricavate dal sito del Memoriale della Shoah di Milano
  13. ^ Statuto della Fondazione denominato Fondazione del Memoriale della Shoah di Milano Onlus
  14. ^ Queste informazioni come le successive sul progetto sono ricavate dal sito del Memoriale della Shoah di Milano
  15. ^ Tecnicamente la denominazione binario 21 è propria del binario di superficie, per cui riferirsi al binario in questione con tale denominazione sarebbe scorretto.
  16. ^ Sito dei deportati
  17. ^ Cartella Stampa del Memoriale 2014, p. 1.
  18. ^ Associazione figli della Shoah
  19. ^ Storia del memoriale - La nascita del progetto, 7a riga.
  20. ^ Sito ufficiale delle Ferrovie dello Stato Italiane, 8a riga.
  21. ^ Cartella stampa Milano, gennaio 2004, p. 2.
  22. ^ Opuscolo del Memoriale della Shoah di Milano, 5a facciata.
  23. ^ La storia di Sissel Vogelman
  24. ^ Sissel fu uccisa in una camera a gas ad Auschwitz insieme a sua madre Anna Disegni il 6 febbraio 1944, ovvero lo stesso giorno del suo arrivo [1]
  25. ^ Fonte: 02blog.it
  26. ^ Notizia su I Treni, n. 310, dicembre 2008, p. 11.
  27. ^ Albergo "Regina & Metropoli" Via Santa Margherita Ang. Via Silvio Pellico, Milano, 13 settembre 1943-30 aprile 1945 - La Storia raccontata da una lapide, a cura di G. Marco Cavallarin, p. 3, Nuovi Autori Editrice
  28. ^ [s.n.|||[s.n.]|||Editore&fname=none Reperibilità del libro]
  29. ^ Albergo "Regina & Metropoli" Via Santa Margherita Ang. Via Silvio Pellico, Milano, 13 settembre 1943-30 aprile 1945 - La Storia raccontata da una lapide, a cura di G. Marco Cavallarin, p. 3, Nuovi Autori Editrice
  30. ^ Hotel Regina e sito della ANED
  31. ^ Albergo "Regina & Metropoli" Via Santa Margherita Ang. Via Silvio Pellico, Milano, 13 settembre 1943-30 aprile 1945 - La Storia raccontata da una lapide, a cura di G. Marco Cavallarin, p. 3, Nuovi Autori Editrice
  32. ^ Albergo "Regina & Metropoli" Via Santa Margherita Ang. Via Silvio Pellico, Milano, 13 settembre 1943-30 aprile 1945 - La Storia raccontata da una lapide, a cura di G. Marco Cavallarin, pp. 3-7, Nuovi Autori Editrice
  33. ^ Albergo "Regina & Metropoli" Via Santa Margherita Ang. Via Silvio Pellico, Milano, 13 settembre 1943-30 aprile 1945 - La Storia raccontata da una lapide, a cura di G. Marco Cavallarin, p. 8, Nuovi Autori Editrice
  34. ^ Albergo "Regina & Metropoli" Via Santa Margherita Ang. Via Silvio Pellico, Milano, 13 settembre 1943-30 aprile 1945 - La Storia raccontata da una lapide, a cura di G. Marco Cavallarin, p. 4, Nuovi Autori Editrice
  35. ^ Albergo "Regina & Metropoli" Via Santa Margherita Ang. Via Silvio Pellico, Milano, 13 settembre 1943-30 aprile 1945 - La Storia raccontata da una lapide, a cura di G. Marco Cavallarin, p. 8, Nuovi Autori Editrice
  36. ^ Queste informazioni come le successive sul progetto sono ricavate dal sito del Memoriale della Shoah di Milano
  37. ^ Queste informazioni come le successive sullo stato delle opere sono ricavate dal sito del Memoriale della Shoah di Milano
  38. ^ Cartella Stampa 2014 pag. 10

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Provincia di Milano a cura di Andrea Jarach e Roberta Patruno, Milano Centrale, binario 21- Destinazione Auschwitz, Proedi Editore, Milano 2004.Edizione on line
  • Provincia di Milano a cura di Liliana Picciotto, Gli ebrei in provincia di Milano: 1943-1945. Persecuzione e deportazione,Proedi Editore, Milano 2004.
  • Stefania Consenti, Binario 21 - Un treno per Auschwitz, prefazione di Ferruccio de Bortoli, Paoline Editoriale Libri, Milano 2010, ISBN 978-88-315-3736-0.
  • Rotabili storici per il giorno della memoria, in Tutto Treno, n. 272, marzo 2013, p. 11. ISSN 1124-4232.
  • Carlo Greppi, L'ultimo treno - Racconti del viaggio verso il lager, introduzione di David Bidussa, Donzelli editore, Roma 2012, ISBN 978-88-6036-734-1
  • Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi di Guerra, sezione di Milano, La Stazione Centrale di Milano Inaugurata l'Anno IX - E.F. Monografia ufficiale illustrata dal Ministero delle Comunicazioni, Milano 1931
  • Roberto Riccardi, La foto sulla spiaggia, Giuntina Editore, Firenze 2012, ISBN 978-88-8057-432-3
  • Giuseppe Valota, Streikertransport. La deportazione politica nell'area industriale di Sesto San Giovanni (1943-1945), Guerini ed Associati, Milano 2007

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