Bijaya

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui.
Béjaïa
comune
بجاية, Bijaia [bi'dʒaja] - Vgaiet ['vgajəθ]
Localizzazione
Stato Algeria Algeria
Provincia Béjaïa
Distretto Non presente
Amministrazione
Sindaco Abdelhafidh Bouaoudia (2005-2007)
Territorio
Coordinate 36°45′N 5°04′E / 36.75°N 5.066667°E36.75; 5.066667 (Béjaïa)Coordinate: 36°45′N 5°04′E / 36.75°N 5.066667°E36.75; 5.066667 (Béjaïa)
Altitudine 949 m s.l.m.
Superficie 120,22 km²
Abitanti 177 988 (stima 2008)
Densità 1 480,52 ab./km²
Altre informazioni
Cod. postale 06000
Fuso orario UTC+1
Codice ONS 0601
Cartografia
Mappa di localizzazione: Algeria
Béjaïa

Bijaya o Bugia o più correntemente Béjaïa (Vgaiet in berbero; in arabo: بجاية, Bijāya; Bougie in francese; nell'antichità Vaga ("i rovi") in libico-berbero; Saldae in latino) è una città della Cabilia (Algeria), capoluogo della provincia omonima.

I suoi abitanti si chiamano Bugioti (Afjawi in berbero, Bejawi in arabo).

Con i suoi 160.000 abitanti nel 2004, Béjaïa è la città più grande di tutta la Cabilia. È anche la più importante di tutta la regione, con il suo grande polo industriale, in cui si possono trovare le industrie più diverse, per non dimenticare la sua situazione geostrategica, col suo porto che rappresenta un importante scalo petrolifero e commerciale sul Mar Mediterraneo. Béjaïa è dotata anche di un aeroporto internazionale e di un'università.

Conosciuta in epoca romana con il nome di Saldae, nel Medioevo viene conosciuta per la qualità delle sue candele fatte di cera d'api, alle quali ha dato il suo nome. Béjaïa ha anche svolto un ruolo importante nella trasmissione delle cifre arabe in Occidente.

Storia[modifica | modifica sorgente]

L'Impero romano al suo apogeo, intorno al 120 d.C.

Per la sua storia plurimillenaria, Béjaïa è una delle più antiche città dell'Algeria. Nel 27/26 a.C., l'imperatore romano Augusto fonda la colonia Julia Augusta Saldensium Septimana Immunis destinata ai veterani della VII legione. Questa città di Saldae viene integrata nella Mauretania Cesarense nel 42 d.C. Nel V secolo viene nominata come sede vescovile.

Un'iscrizione del II secolo definisce Saldae «Civitas Splendidissima». Secondo Léon Renier, questa iscrizione è stata poi trasferita nel museo del Louvre, a Parigi. Numerose anfore, mosaici, capitelli, monete antiche sono stati trovati dagli archeologi nel corso di scavi recenti.

Nel Medioevo, questa località portuale svolse un ruolo politico di primo piano. La dinastia berbera degli Hammadidi, in lotta con quella degli Almoravidi, decise di trasferire la propria capitale dalla Qal'a dei Banu Hammad a Béjaïa.

La città, che era divenuta una delle più prospere delle rive del Mar Mediterraneo, respinse una spedizione genovese nel 1136. Nel 1152, venne conquistata dagli Almohadi. La città conobbe un tale sviluppo che secondo Leone l'Africano (noto oggi come protagonista di un romanzo di Amin Maalouf), era popolata da molte decine di migliaia di abitanti, soprattutto cabili e andalusi.

Divenuta una temuta città di corsari barbareschi nel XIV secolo, la città venne presa dallo spagnolo Pedro Navarro nel 1510; l'occupazione durò fino al 1555.

Geografia[modifica | modifica sorgente]

Montagne della Cabilia, dietro la baia di Béjaïa

La regione di Béjaïa è delimitata ad ovest dalle creste del Djurdjura; ad est dai Babor, cui si vengono a saldare i Biban, che si stendono a sudest fino a dominare le pianure della Madjana e di Bordj Bou-Arrirédj. Una valle, percorsa dalla Soummam, che separa i Babor-Biban dal Djurdjura, sfocia verso sud a Ighrem, El Asnam, in una ricca pianura coltivata ad olivi, alberi da frutto, viti e altre colture. Il golfo di Béjaïa, su cui la città si affaccia ad anfiteatro, offre l'aspetto di un vasto lago circondato da un sipario di monti dai profili irregolari: la cresta di Gouraya che domina la città; alla sua destra il picco di Toudja; di fronte, e seguendo l'ellisse del litorale, vengono le cime di Bou-Andas, gli spigoli rocciosi di Béni-Tizi, del Djebel Takoucht, d'Adrar-Amellal, Tizi-ou-Zerzour, la vasta dorsale dei Babor di fianco al picco del Tababort; e per finire, sullo sfondo, la sagoma azzurrognola del paese di Jijel.

Man mano che ci si allontana dalla città in direzione di Ziama, le gole di Chaabet-El-Akhra, si segue per oltre trenta chilometri il semicerchio formato dal golfo. La strada che corre parallela alla costa attraversa una fertile pianura dominata da siti pittoreschi e verdeggianti, ricchi di vegetazione fitta e rigogliosa.

Le rive della Soummam, che viene attraversata, sono coperte di giunchi e di oleandri, che separano le sue rive da bei giardini in cui si ritrovano insieme fichi, olivi, aranci, albicocchi. Dopo Souk-el-Khemis e la sua morbida pianura, la striscia che fiancheggia la riva si ritira un po' alla volta, per dar posto, verso sudovest seguendo il fiume, alla strada che conduce alle gole.

La gola offre uno spettacolo naturale che, per l'emozione che offre ai visitatori, le è valso il nome di "Chaabet-el-Akhra".

Sul monte Gouraya, che domina la città, si trova il mausoleo della santa locale Yemma Guraya, dal quale si può apprezzare l'approdo naturale offerto dalla baia sottostante, frequentato già dai Fenici che vi fondarono un emporio commerciale conservato dai Romani e scelto poi da al-Nāṣir b. Ḥammād (francesizzato in En Nacer Ben Hammad) per edificarvi la propria capitale.

Origine della parola bugia[modifica | modifica sorgente]

La parola bugia come sinonimo di "candela" è attestata in italiano a partire da XVII secolo; analogamente il termine francese bougie fa la sua comparsa in francese a partire dal XIV secolo. Entrambe le denominazioni si rifanno al nome della città di Bugia, che forniva una grande quantità di cera d'api per la fabbricazione di candele. La candela come la conosciamo noi venne poi sviluppata verso la metà del XIX secolo, con una nuova materia prima (la paraffina) e con l'introduzione di uno stoppino intrecciato.

Galleria di immagini[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]


Nordafrica Portale Nordafrica: accedi alle voci di Wikipedia che parlano del Nordafrica