Biblioteca di Celso

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Coordinate: 37°56′20.9″N 27°20′26.7″E / 37.939139°N 27.34075°E37.939139; 27.34075

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Biblioteche antiche
Biblioteca di Efeso
Impero Romano:

La facciata della biblioteca

La biblioteca di Celso di Efeso fu realizzata in età traianea, in onore di Tiberio Giulio Celso Polemeano, illustre personaggio che ricoprì tutte quante le cariche previste dal cursus honorum romano (fu persino insignito della carica di proconsole d'Asia nel 106 e morì poco prima del 117). L'edificio fu realizzato ad opera del figlio di Celso, Gaio Giulio Aquila, il quale lasciò in eredità alla città di Efeso i denarii per l'acquisto dei libri.[1]

L'areté di Celso

La biblioteca, che costituisce anche il monumento sepolcrale dello stesso Celso (la sua tomba infatti si trovava al di sotto dello stesso edificio) si trova in una zona nevralgica della città, a ridosso della grande agorà commerciale (agorà tetragona).

La tecnica edilizia utilizzata è l'opera laterizia, con l'impiego di pietrame. Pregevole la decorazione della facciata (che è stata interamente ricomposta dagli archeologi austriaci), che prevede l'uso di varie qualità di marmi, tra cui il pavonazzetto: viene riproposto qui lo schema tipico delle quinte scenografiche teatrali, ovvero la sovrapposizione di colonnati di vario ordine, che creano un particolare gioco prospettico con il loro aggettare rispetto alla parete di fondo.[2]

La decorazione di questo monumento costituisce un notevole esempio di quello che solitamente viene indicato come “barocco asiatico”.

Da ricordare, in particolare, le quattro nicchie presenti nella stessa facciata, che accolgono le statue celebranti le virtù di Celso: sophìa, areté, èunoia ed epistème (saggezza, virtù, benevolenza e sapienza).[3]

Si nota infine la presenza di doppi muri con intercapedine, atti a salvaguardare i rotoli di papiro dal pericolo di incendi.

Analisi[modifica | modifica wikitesto]

La Biblioteca di Celso è quindi una delle antiche costruzioni di stile romano a Efeso, nell'Anatolia che fa ora parte di Selçuk, in Turchia. Fu costruita, come s'è detto, in onore del senatore romano Tiberio Giulio Celso Polemeano[1][4] (completata nel 135 d.C.) dal figlio di Celso, Gaio Giulio Aquila (console, 110 d.C.). Celso era stato console nel 92, governatore dell'Asia nel 115 e ricco cittadino localmente popolare. Nativo di Sardi e tra i primi uomini di pura origine greca[5] ad essere nominato console dell'Impero Romano ed onorato sia come greco che come romano nella Biblioteca stessa.[6] Celso pagò la costruzione della biblioteca coi suoi fondi personali.[7]

La biblioteca fu costruita per alloggiare 12.000 rotoli e servire da tomba monumentale a Celso, che infatti è sepolto in un sarcofago sotto la biblioteca, nell'entrata principale[8] che è sia una cripta contenente il suo sarcofago sia un monumento sepolcrale dedicato a lui.[9] Era insolito esser sepolti dentro una biblioteca o anche entro i confini della città, quindi questo era uno speciale onore per Celso.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Statua marmorea di Celso, originalmente collocata nella nicchia centrale del piano superiore della Biblioteca, ma correntemente presso i Musei archeologici di Istanbul[8]
Biblioteca di Celso

La Biblioteca fu costruita ad Efeso, un territorio che era tradizionalmente e profondamente greco.[10] L'edificio è importante quale uno dei pochi esempi sopravvissuti di antica biblioteca influenzata dallo stile romano. Dimostra inoltre che le biblioteche pubbliche non venivano costruite solo a Roma, ma in tutto l'Impero Romano.

L'interno della biblioteca e tutti i suoi libri furono distrutti da un incendio nel devastante terremoto che colpì la città nel 262 a seguito del quale rimase in piedi la sola facciata che, verso il 400 d.C., fu trasformata in un ninfeo. La stessa andò comunque interamente distrutta a causa di un altro terremoto, probabilmente nel tardo periodo bizantino.[2]

In un complesso restauro che si ritiene abbia restituito con molta fedeltà l'aspetto originale, la facciata anteriore è stata totalmente ricostruita per anastilosi nel corso degli anni 1960 e 1970 e serve ora come un primo esempio di architettura romana pubblica. La Biblioteca di Celso può servire da modello per altre, meno ben conservate, biblioteche in altre parti dell'Impero, perché è possibile che diverse collezioni letterarie siano state alloggiate in altre città romane a beneficio di studenti e di viandanti romani. Queste librerie potrebbero anche aver ospitato raccolte di documenti di interesse locale, se non furono distrutti durante la conquista romana.

L'edificio è composto da un'unica sala che si affaccia ad est verso il sole del mattino, come Vitruvio consigliava, a beneficio dei mattinieri. La biblioteca è costruita su una piattaforma, con nove gradini lungo l'intera larghezza della costruzione e che conducono a tre ingressi frontali. L'ingresso centrale è più grande dei due laterali e tutti sono decorati con finestre superiori. Ai fianchi degli ingressi ci sono quattro coppie di colonne ioniche elevate su piedistalli. Una serie di colonne corinzie sono poste direttamente sopra la prima serie, aggiungendo altezza all'edificio. Le coppie di colonne del secondo piano affiancano le finestre nello stesso modo che le colonne del primo piano affiancano le porte e inoltre creano nicchie che avrebbero ospitato le statue. Si pensa ci possa essere stata una terza serie di colonne, ma oggi ce ne sono solo due.[2]

Questo tipo di facciata con telai incassati e nicchie per statue è simile a quella che si trova negli antichi teatri greci (l'edificio del palcoscenico dietro l'orchestra, o Skené) ed è quindi caratterizzata come "scenografica".

Gli altri lati dell'edificio sono irrilevanti dal punto di vista architettonico, perché la biblioteca era fiancheggiata da altri edifici. L'interno del palazzo, non completamente restaurato, era un unico ambiente rettangolare (misurante 17mx11m) con un'abside centrale incorniciato da un grande arco nella parete di fondo. Una statua di Celso o di Atena, dea della sapienza, si trovava nell'abside, e la tomba di Celso era posta direttamente sotto, in una camera con soffitto a volta. Lungo gli altri tre lati si trovavanoo nicchie rettangolari che contenevano armadi e scaffali per i 12.000 rotoli. Si dice che Celso avesse lasciato un'eredità di 25.000 denari per pagare il materiale di lettura della biblioteca.[3]

Il secondo e terzo livello possono essere raggiunti tramite una serie di scale costruite nei muri per aggiungere un supporto alla costruzione e avevano altre nicchie per rotoli. Il soffitto era piatto e forse aveva un oculo quadrato centrale per fornire più luce. Lo stile della biblioteca, con la sua facciata ornata, equilibrata, ben pianificata, riflette l'influenza greca sull'architettura romana. I materiali da costruzione, mattoni, cemento e calcinacci con mortaio, dimostrano l'avvento dei nuovi materiali che è entrarono in vigore durante il II secolo dell'Impero Romano.[11]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Nicols, John, Vespasian and the partes Flavianae, Issues 28-31, Steiner, 1978, p. 109, ISBN 3-515-02393-3, , 9783515023931.
    «Ti. Julius Celsus Polemaeanus (PIR2 J 260) fu un greco romanizzato di Efeso o Sardi che divenne il primo console orientale.».
  2. ^ a b c Ephesus (Antiquity), Library of Celsus in ΠΟΛΙΤΙΣΤΙΚΗ ΠΥΛΗ ΤΟΥ ΑΡΧΙΠΕΛΑΓΟΥΣ ΤΟΥ ΑΙΓΑΙΟΥ. URL consultato il 7 giugno 2012.
  3. ^ a b Ephesus: An OTTI Travel Company. "Celsus Library: Ephesus Turkey." Ephesus.us. 2009. [1] URL consultato 7 giugno 2012
  4. ^ Swain, Simon, Dio Chrysostom: Politics, Letters, and Philosophy, Oxford University Press, 2002, p. 57, ISBN 0-19-925521-0, , 9780199255214.
    «Nondimeno, nel 92 la stessa carica venne conferita ad un greco, Ti. Julius Celsus Polemaeanus, che apparteneva ad una famiglia di sacerdoti di Roma provenienti da Sardi; entrato in Senato sotto Vespasiano, venne successivamente nominato proconsole d'Asia sotto Traiano, forse verso il 105/6. Anche il figlio di Celso, Aquila, fu fatto suffectus nel 110, sebbene sia ricordato principalmente come il costruttore della famosa biblioteca che suo padre aveva progettato per Efeso.».
  5. ^ Richard Wallace, Wynne Williams, The three worlds of Paul of Tarsus, Routledge, 1998, p. 106, ISBN 0-415-13591-5, , 9780415135917.
    «A parte gli edifici pubblici pagati da tali benefattori – per esempio, la biblioteca di Efeso, ricostruita per anastilosi, eretta da Tiberio Giulio Aquila Polemeano nel 110-20 in onore di suo padre Tiberio Giulio Celso Polemeano, uno dei primi uomini di pura origine greca a diventare console romano».
  6. ^ Werner Eck, Matthäus Heil, Senatores populi Romani: Realität und mediale Präsentation einer Führungsschicht : Kolloquium der Prosopographia Imperii Romani vom 11.-13, Franz Steiner Verlag, 2005, p. 267, ISBN 3-515-08684-6, , 9783515086844.
    «Al contrario, i senatori greci erano più che liberi di usare la propria ricchezza per abbellire le proprie città o altre... Celso Polemeano di Sardi conferisce ad Efeso una biblioteca nella quale viene onorato sia come greco che come romano; la biblioteca stessa potrebbe aver avuto un simile duplice ruolo, a ricordo delle biblioteche gemelle di Traiano a Roma.».
  7. ^ Too, Yun Lee, The idea of the library in the ancient world, Oxford University Press, 2010, p. 213, ISBN 0-19-957780-3, , 9780199577804.
    «... e il figlio di Giulio Celso Polemeano, proconsole d'Asia, che stabilisce la biblioteca celsia con i propri soldi...».
  8. ^ a b Hanfmann, George Maxim Anossov, From Croesus to Constantine: the cities of western Asia Minor and their arts in Greek and Roman times, University of Michigan Press, 1975, p. 65, ISBN 0-472-08420-8, , 9780472084203.
    «...le statue (andate perse eccetto che per le basi) erano probabilmente di Celso, console nel 92 d.C., e di suo figlio Aquila, console nel 110 d.C. Una statua con corazza stava posizionata in una nicchia centrale del piano superiore. Per la sua identificazione, si è in dubbio tra Tiberio Giulio Celso Polemeano, che è sepolto in un sarcofago sotto la biblioteca, e Tiberio Giulio Aquila Polemeano, che completò l'edificio per conto del padre».
  9. ^ Makowiecka, Elżbieta, The origin and evolution of architectural form of Roman library, Wydaw-a UW, 1978, p. 65, OCLC 5099783.
    «Dopo tutto, la biblioteca era simultaneamente il monumento sepolcrale di Celso e la cripta che conteneva il suo sarcofago. L'idea di onorare la sua memoria erigendo una biblioteca pubblica sopra la tomba non doveva necessariamente essere un'iniziativa originale di Tiberio Giulio Aquila fondatore della biblioteca.».
  10. ^ Makowiecka, Elżbieta, The origin and evolution of architectural form of Roman library, Wydaw-a UW, 1978, p. 62, OCLC 5099783.
    «Fu eretta a Efeso, in Asia Minore, in un territorio che era tradizionalmente greco fin nelle radici più profonde. Questa è la ragione per cui la biblioteca di Celso a Efeso rappresenta un elemento molto importante per tracciare lo sviluppo delle biblioteche romane.».
  11. ^ La facciata della Biblioteca di Celso fu illustrata sulle banconote turche negli anni 2001-2005 e poi nei 2005-2009. Cfr. Central Bank of the Republic of Turkey. Banknote Museum: 7. Emission Group - Twenty Million Turkish Lira - I. Series; Central Bank of the Republic of Turkey URL consultati 08/06/2012

Riferimenti e fonti[modifica | modifica wikitesto]

  • Axel Boethius, J.B. Ward-Perkins, Etruscan and Roman Architecture: The Pelican History of Art, Harmondsworth, Penguin, 1970, p. 397, ISBN 978-0-300-05290-9.
  • Michael Grant, Art in the Roman Empire, London, Routledge, 1995, pp. 48–50, ISBN 978-0-415-12031-9.
  • D.S. Robertson, Greek and Roman Architecture, London, Cambridge University Press, 1964, pp. 289–290, ISBN 978-0-521-09452-8.
  • Christopher Scarre, The Penguin Historical Atlas of Ancient Rome, London, Penguin, 1995, p. 76, ISBN 978-0-14-051329-5.
  • Greece and Asia Minor in The Cambridge Ancient History - XI, Cambridge University Press, pp. 618–619, 631, ISBN 978-0-521-26335-1.
  • Library, Rome in The Brill’s New Pauly Encyclopedia of the Ancient World, volume 7, Brill Leiden, 2005, p. 502, ISBN 978-90-04-12259-8.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Daria De Bernardi Ferrero, Teatri classici in Asia minore, vol. 3, 1a, ed. Roma, L'Erma di Bretschneider, 1970, pp. 48–49. ISBN 88-7062-226-6.
  • Pierre Gros, Le province orientali. Realtà e ideologia dell'urbanistica romana, in Pierre Gros e Mario Torelli, Storia dell'urbanistica. Il mondo romano, Nuova ed. Roma-Bari, Laterza, 2007, pp. 440–441. ISBN 978-88-420-8044-2.

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