Biancaneve nella foresta nera

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Biancaneve nella foresta nera
Titolo originale Snow White: A Tale of Terror
Lingua originale Inglese
Paese di produzione Stati Uniti d'America
Anno 1997
Durata 100 min
Colore colore
Audio Dolby Digital
Rapporto 1,85 : 1
Genere gotico, orrore
Regia Michael Cohn
Soggetto fiaba dei fratelli Grimm
Sceneggiatura Thomas E. Szollosi, Deborah Serra
Casa di produzione Polygram Filmed Entertainment
Fotografia Mike Southon
Montaggio Ian Crafford
Musiche John Ottman
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
« Dimenticatevi la fiaba»
(Sottotitolo della copertina[1])

Biancaneve nella foresta nera è un film trasmesso per la prima volta via cavo nel 1997, liberamente tratto dalla fiaba Biancaneve dei fratelli Grimm.

Il film[modifica | modifica wikitesto]

Non apprezzato dalla critica ufficiale[2][3][4], il film è stato girato tra i paesaggi della Boemia e di Praga per suggerire quelle atmosfere da romanticismo tedesco tipiche della raccolta di fiabe Kinder- und Hausmärchen dei fratelli Grimm, tra castelli, sculture cimiteriali, foreste stregate, chiese abbandonate, richiami religiosi e contenuti psicoanalitici riprende temi dell'immaginario gotico dell'Ottocento.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

La giovane Lilliana Hoffman, affettuosamente chiamata Lilly dal padre, il ricco Lord Hoffman, è una fanciulla dalla grande bellezza, intrappolata nel mondo dorato ed opulento nel quale è nata. Lilliana non ha più la madre, morta durante il parto, ed era ancora una bambina quando Lord Hoffman aveva deciso di riprendere moglie. La nuova sposa, la bella Lady Claudia, era così entrata a far parte della famiglia, senza riuscire però a creare un pacifico rapporto con la figliastra, che l'aveva sempre respinta. Le piccole rivalità tra le due si trasformano in un odio profondo quando Lady Claudia perde il figlio che per anni aveva desiderato. In aggiunta allo shock provato per la nascita del neonato morto, la donna vede alimentato il suo rancore dal misterioso specchio che ha nella sua stanza che, come da un altro mondo, la consola aizzandola contro la figliastra.

Convinta che Lilly sia la responsabile del suo dolore, e per vendicarsi del rigetto nei suoi confronti, Lady Claudia scatena su di lei tutta la sua furia, obbligandola a fuggire nel bosco per salvarsi la vita e a non far più ritorno a casa. Lilliana trova rifugio in una chiesa diroccata, nel folto della foresta oscura, insieme ad uno strano gruppo di minatori, che inizialmente non l'accettano e, anzi, pensano di usarla come ostaggio per un riscatto. Lady Claudia, intanto, grazie al misterioso specchio scopre che Lilly non è morta come il fratello, incaricato di ucciderla, le aveva fatto credere, e comincia una lunga lotta per eliminarla, ricorrendo alle arti magiche che lo specchio le ha indicato.

Dopo vari tentativi, nei quali rimangono coinvolti i nuovi amici di Lilly, la diabolica matrigna fa piombare in catalessi l'odiata rivale con una mela avvelenata e si prepara a ridare vita al suo bambino con il sacrificio del padre, Lord Hoffman. Lilli, creduta morta, viene preparata per essere sepolta. Quando Peter getta il primo pezzo di terra sulla bara di Lilly, Will, il minatore che si è innamorato di lei, si accorge che Lilly ha aperto gli occhi e preso dalla rabbia si getta sulla bara e la apre. Prende in braccio Lilly e incomincia a dirle "respira, respira...", come per magia Lilly riesce a rigettare il pezzetto di mela che le era rimasto in gola. Viva e determinata, fa ritorno al castello con Will per salvare il padre dalle crudeli grinfie della matrigna, e affrontarla una volta per tutte. Dopo uno scontro nel quale Claudia sembra prevalere, Lilliana riesce a distruggere lo specchio e, con lui, la diabolica matrigna. Salvato suo padre, per lei e il suo amore inizia una nuova vita.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Copertina. URL consultato il 10-03-2010.
  2. ^ Alessandra Levantesi, Brava Sigourney Weaver nel ruolo della perfida matrigna Biancaneve, duello tra donne senza l'aiuto dei sette nani, La Stampa, 25 maggio 1997. URL consultato il 10-03-2010.
  3. ^ Recensione in Coming Soon Television. URL consultato il 10-03-2010.
  4. ^ Paolo Vernaglione, Nel nome della madre, Cinema.it, 03 febbraio 2003. URL consultato il 10-03-2010.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]