Berserkr

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Tavoletta di bronzo raffigurante un berserker ed un lupo mannaro

I Berserkir (dalla parola norrena, al singolare Berserkr, talvolta anglicizzato Berserker) erano feroci guerrieri scandinavi che avevano fatto giuramento al dio Odino, da loro adorato nella sua forma di "Voden" (letteralmente "furore"). Prima della battaglia entravano in uno stato mentale di furia, detto berserksgangr, che li rendeva particolarmente feroci e insensibili al dolore. Le fonti nordiche descrivono spesso la condizione della berserksgangr con espressioni che al lettore moderno suggeriscono l'idea di uno stato di trance, e che non hanno mancato di suscitare tentativi di interpretazione di tipo psicologico o neurologico.

Cenni storici e fonti[modifica | modifica wikitesto]

Notizie sull'origine di questi guerrieri sono assenti, anche se Tacito menziona in riferimento agli Arii (una tribù dei Lugi), gruppi di combattenti germanici con caratteristiche simili.[1] L'etimologia della parola è incerta, una delle ipotesi è che sia frutto dell'unione di due parole norrene, "berr" (in inglese bare, "nuda") e sarkr (simile allo scozzese per shirt ovvero "maglia"), ma questa etimologia è inesatta, perché berr è un sostantivo e non un aggettivo; l'ipotesi più accreditata, ed etimologicamente più corretta, è che derivi da berr (in germanico bär, in nederlandese beer, "orso" o baar, "lupo"), in quanto in tempi antichi era costume dei guerrieri vestirsi di pellicce d'orsi, lupi e renne[2]. Altre fonti indicano una etimologia puramente norrena: secondo queste fonti, la parola significherebbe "quelli vestiti con pelli d'orso", simili agli Úlfheðinn («teste di lupo»).

Sembra che i berserkir facessero parte di sette religiose o società di guerrieri. Alcune saghe parlano di gruppi di berserkir con dodici membri dove coloro che desideravano entrare a farne parte dovevano sostenere un combattimento (rituale o reale). Alcuni berserkr cambiavano i loro nomi in björn o biorn, come riferimento all'orso. Il soprannome che adottavano e la loro inaudita ferocia in battaglia generò infatti una leggenda secondo la quale essi si trasformavano letteralmente in enormi orsi durante la battaglia e si diceva che non potessero essere sconfitti, in quanto insensibili al dolore e alla paura, senza ricorrere all'asportazione di parti vitali, quali cuore o testa.

La terribile reputazione di queste bande, e la loro apparizione sul campo di battaglia aveva certamente un grande effetto demoralizzante sui nemici. I berserkir combattevano incoscientemente e con forza incredibile.

Snorri Sturluson parla di berserker nella Saga di Egil, nella Hrólfs saga kraka ok kappa hans e nella Saga degli Ynglingar. Molte saghe descrivono i berserkir come assassini, ladri, saccheggiatori. Erik il Rosso era forse un berserkr. Harald Bellachioma, fondatore del regno di Norvegia, usava i berserkir come truppe d'élite.

La Saga di Grettir narra che questi guerrieri erano conosciuti anche come Úlfheðinn o "mantello di lupo", poiché indossavano le pelli di questo animale.

Nel capitolo VI della Saga degli Ynglingar i compagni di Odino erano così presentati:" Andavano senza corazza, selvaggi come dei cani o dei lupi. Mordevano i loro scudi ed erano forti come degli orsi e dei tori. Massacravano gli uomini e né il ferro né l'acciaio potevano niente contro di loro. Questo si chiamava furore di berserkir".[3]

Nel 1015 re Erik Jarl bandì i berserkir.

Agli occhi del Cristianesimo, gli elementi di selvaggio furore, accostarono i Berserkir al mito della Caccia selvaggia e dunque agli invasati posseduti dal Demonio: la Chiesa bandì dunque la figura di tali guerrieri. Gli evangelizzatori predicavano la protezione di un unico dio non guerriero padre di tutti gli uomini, contro le trasformazione dei guerrieri-belva. E così i Berserker divennero l'espressione di un culto in declino: se prima erano considerati indomiti guerrieri dalla forza e dal coraggio sovrumani, a causa della presa di potere dei vescovi, risultano creature diaboliche, fuorilegge, complice l'evoluzione da una società tribale ad una società dall'organizzazione civile più complessa.[4]

Si dice che i berserkir in battaglia indossassero pelli d'orso, pellicce folte che li avrebbero protetti. La venerazione dell'orso non era rara fra i Germanici del nord. "Posseduti" dallo spirito dell'orso, ritenevano di averne la forza e la ferocia, e di poterne assumere l'aspetto. Probabilmente hanno ispirato il personaggio di Beorn ne Lo Hobbit di Tolkien.

Molti personaggi nelle saghe di David Gemmell vengono chiamati Baresark, o guerrieri Berseker, capaci di scatenare la loro furia durante le battaglie. Questi guerrieri combattono senza pensare a ferite, anche mortali, che gli avversari infliggono loro, quindi non si difendono ma pensano solo ad attaccare, e combattono fino a quando tutti i nemici non vengono sconfitti o loro stessi non vengono uccisi.

L'ira berserker[modifica | modifica wikitesto]

Non è da escludere l'impiego di prodotti psicoattivi che avrebbero avuto il ruolo di enfatizzare la condizione dei guerrieri Berserker, attraverso lo stato alterato di coscienza; non mancano i collegamenti all'ergotismo o ancora si attribuisce un ruolo di rilievo alle sfrenate danze e altri rituali collettivi. Saxo Grammaticus, inoltre, ci parla della loro assunzione di sangue di orso o lupo, come "droga" per acquisirne la forza: è dunque possibile confinare in una dimensione simbolica le proprietà allucinogene di tale sostanza[5].

La "furia dei berserkir" - detta anche berserksgangr - poteva giungere in un qualunque momento della quotidianità. Incominciava con un tremolio, il battere dei denti e una sensazione di freddo nel corpo. La faccia si gonfiava e cambiava colore. Seguiva una grande rabbia e il desiderio di assalire il prossimo.
Quando la rabbia si esauriva, il berserker risultava stremato e questa condizione poteva protrarsi per giorni. Secondo le saghe, molti dei loro nemici ne approfittavano per ucciderli in questi momenti di debolezza.

Secondo il professore statunitense Jesse L. Byock, tale furore potrebbe anche essere stata causata dal morbo di Paget. La crescita incontrollata delle ossa del cranio poteva causare una pressione dolorosa sulla testa. Come prova, menziona le teste grosse e sgradevoli di Egill Skallagrímsson nella Egils saga. Altre possibilità sono epilessia e isteria.

Altri hanno sostenuto che i temuti Berserker vichinghi si eccitassero con un infuso di funghi allucinogeni del tipo Amanita muscaria. Nell'inglese moderno è diffuso il detto "to go berserk", che indica il perdere completamente il controllo, proprio come questi feroci guerrieri.

Sulla scia degli studi di Cavalli Sforza nella ricostruzione 'storica' del genoma umano, sono stati individuati tra Norvegia e Svezia tracce di una deriva genetica avvenuta nel passaggio alle culture del Neolitico, che sarebbe all'origine della malattia rara conosciuta come Porfiria. La malattia, nel Medioevo, era nota come 'licantropia' ed ha un profilo sintomatologico acuto particolarmente aderente alla berserksganga, come anche la descrizione leggendaria richiama la testa d'orso o di lupo che i Bersekir usavano come copricapo distintivo.[6][7] Come nel caso dell'emocromatosi e l'adattamento alla nutrizione cerearicola dei protoCelti / protoSassoni, la porfiria sarebbe dovuta al lungo isolamento ed all'adattamento in regioni scarsamente soleggiate, prive di vegetazione e di cibi zuccherini, con un'alimentazione a base di sangue e latte di renna, in un territorio ostile, privo di riferimenti e popolato da predatori competitivi, come l'orso ed il lupo. Se i risultati della ricerca genetica verranno confermati dalla ricerca archeologica, è probabile, in base alle tattiche ed alle modalità di combattimento, che fossero Bersekir, portatori di porfiria, sia la guardia d'onore di Harald Bella Chioma, primo re svedese, sia gli Ironside di Cromwell, come i Danesi descritti da Tacito e gli Spartani delle Termopili, visto che è documentata la presenza di porfirici nell'area Mediterranea fin da Ippocrate.[8][9][10][11][12][13]

Riferimenti mitologici[modifica | modifica wikitesto]

Similmente ai furiosi berserkir, subisce terribili metamorfosi durante le sue battaglie l'eroe celtico Cù Chulainn, protagonista del Ciclo dell'Ulster. Lo spasmo frenetico del corpo sotto la pelle trasforma letteralmente Cù Chulainn in un mostro inarrestabile, incapace di distinguere tra amici e nemici. Il nome dato a questa sua tipica frenesia guerriera è ríastrad, "distorsione".

Nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Nelle serie tv americana Dragons, ispirata al film Dragon Trainer ed avente per protagonisti dei Vichinghi addestratori di draghi, il protagonista Hiccup si ritrova come acerrimi nemici proprio i Berserkr (nel doppiaggio italiano tradotti come "Grandi Guerrieri"), qui mostrati come una delle tribù Vichinghe più bellicose e potenti.

Il loro capo è un giovane ragazzo di nome Dagur, soprannominato "Lo Squilibrato", il cui carattere ricorda molto quello di un vero guerriero Berserker: spesso in preda ad attacchi d'ira, abilissimo guerriero, assestato di sangue nei confronti dei nemici, al punto da voler infliggere loro le più temibili torture. Nella serie questo però potrebbe essere dovuto alla sua evidente pazzia, ma è più volte detto di come questa tribù sia da sempre la più potente e temuta da tutti. Ironicamente, il padre di Dagur e precedente capo, Oswald, viene descritto come un capo decisamente pacifico e affatto guerrigliero, con grande delusione e disprezzo del figlio, che pare averlo eliminato per riportare i Berserkers alla loro antica gloria guerresca. Nella serie Marvel Agents of S.H.I.E.L.D., il bastone di un guerriero Berserker è al centro della trama.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Tacito, Germania, 43.
  2. ^ Etimologia del termine nel dizionario Cleasby-Vigufsson
  3. ^ Mircea Eliade, capitolo V, pag. 181.
  4. ^ Massimo Centini
  5. ^ Massimo Centini, Le tradizioni nordiche, dei e culti del grande nord, Xenia, Milano 2006.
  6. ^ The neuropathology of acute porphyria - James B. Gibson - The Journal of Pathology and Bacteriology Volume 71, Issue 2, pages 495–509, April 1956
  7. ^ Sangue: vampiri e lupi mannari? No, solo malati di porfiria in Adnkronos (Roma), 15 maggio 2005. URL consultato il 21 marzo 2014.
  8. ^ January 1964, L. Illis' 1963 paper, "On Porphyria and the Aetiology of Werwolves", was published in Proceedings of the Royal Society of Medicine.
  9. ^ Ármann Jakobsson (2009). "The Fearless Vampire Killers: A Note about the Icelandic Draugr and Demonic Contamination in Grettis Saga". Folklore 120: 307–316; p. 309
  10. ^ Macalpine I, Hunter R, Rimington C (January 1968) Porphyria in the royal houses of Stuart, Hanover, and Prussia. A follow-up study of George 3d's illness. Br Med J 1 (5583): 7–18. doi:10.1136/bmj.1.5583.7. PMC 1984936. PMID 4866084.
  11. ^ Warren, Martin; Rh̲l, John C. G.; Hunt, David C. (1998). Purple secret: genes, "madness" and the Royal houses of Europe. London: Bantam Books. ISBN 0-593-04148-8.
  12. ^ Adaptive Mechanisms in the Ecology of Vision a cura di S. Archer.
  13. ^ Denver, Joness. "An Encyclopaedia of Obscure Medicine". Published by University Books, Inc., 1959.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Christian Sighinolfi, I guerrieri-lupo nell'Europa arcaica. Aspetti della funzione guerriera e metamorfosi rituali presso gli indoeuropei, Rimini, Il Cerchio, 2004, ISBN 88-8474-054-1.
  • (FR) Mircea Eliade, "Iniziazioni militari e iniziazioni sciamaniche" in Initiation, rites, sociétés secrètes, Folio essais, Parigi, Éditions Gallimard, 2012, ISBN 978-2-07-032696-9.
  • Massimo Centini, Le tradizioni nordiche, dei e culti del grande nord, Milano, Xenia, 2006, ISBN 88-7273-575-0.

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