Berlinguer ti voglio bene

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Berlinguer ti voglio bene
Berlinguer ti voglio bene.jpg
Mario Cioni (Roberto Benigni) nel campo di famiglia con la foto di Berlinguer come spaventapasseri
Titolo originale Berlinguer ti voglio bene
Paese di produzione Italia
Anno 1977
Durata 90 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere comico, politico
Regia Giuseppe Bertolucci
Soggetto Roberto Benigni, Giuseppe Bertolucci
Sceneggiatura Roberto Benigni, Giuseppe Bertolucci
Produttore Gianni Minervini e Antonio Avati
Casa di produzione A.M.A. Film
Distribuzione (Italia) Euro International Film
Fotografia Renato Tafuri
Montaggio Gabriella Cristiani; superv. mont. Franco Arcalli
Musiche Pier Luigi Farri, Franco Coletta
Scenografia Maria Paola Maino
Interpreti e personaggi

Berlinguer ti voglio bene è un film del 1977 diretto da Giuseppe Bertolucci, interpretato da Roberto Benigni e prodotto da Minervini & Avati.

Il film fu girato in soli 28 giorni nel maggio-giugno 1977; il primo ciak fu ripreso lunedì 9 maggio 1977 nel comune di Prato, nelle frazioni di Vergaio (paese d'infanzia di Benigni), Galciana, Mezzana, Iolo. Alcune scene furono filmate nella provincia di Firenze, come quelle del circolo di San Piero a Ponti. Sul set lo stesso Benigni scrisse la canzone L'inno del corpo sciolto ma alla fine decise di non inserirla nel film e il brano fu inciso successivamente, nel 1979.

Il film uscì nelle sale il 6 ottobre 1977, ma non ottenne il successo auspicato, soprattutto perché la censura impedì la diffusione del film in molte sale, essendo vietato ai minori di 18 anni, a causa di un utilizzo esasperato del turpiloquio.

Nel 2004 è uscito negli USA il DVD in inglese con sottotitoli in italiano e con il bollino NR (non classificato). Nel 2006 è uscita in Italia l'edizione integrale in DVD a due dischi, con un making of di 50 minuti nel secondo disco.

Trama[modifica | modifica sorgente]

« Noi semo quella razza che non sta troppo bene/

che di giorno salta i fossi e la sera le cene/ lo posso grida' forte, fino a diventa' fioco/ noi semo quella razza che tromba tanto poco/ noi semo quella razza che al cinema si intasa/ pe' vede' donne gnude, e farsi seghe a casa/ eppure la natura ci insegna sia sui monti sia a valle/ che si po' nasce bruchi pe' diventà farfalle/ ecco noi semo quella razza che l'è fra le più strane/ che bruchi semo nati e bruchi si rimane/ quella razza semo noi è inutile fa' finta/ c'ha trombato la miseria e semo rimasti incinta »

(recitata da Bozzone nel film - scritta da Benigni)

Successivamente Bozzone nei suoi spettacoli ha aggiunto un finale[1]

« Noi semo quella razza, e 'un credo di esser solo, che spesso e volentieri l'ha preso nel bocciolo »
(Bozzone)

Mario Cioni è un venticinquenne del sottoproletariato toscano che passa sempre il tempo con gli amici (coi quali lavora anche, come muratore), o al cinema a vedere film pornografici o per la campagna a parlare da solo. Scurrile e sessualmente bloccato, cerca sempre di abbordare una ragazza al liscio; proprio nel giorno in cui riesce in questa "impresa", alcuni suoi amici gli fanno uno scherzo, facendo annunciare al gruppo del liscio la morte della madre. Il giovane, sconvolto, vaga allora solo per la campagna dicendo scurrilità, passa la notte sotto un ponte e si immerge nei suoi soliti assurdi ragionamenti su Dio, sulla morale e sul sesso. Tornato a casa la mattina dopo scopre che la mamma è viva. Ricomincia così la sua routine finché un suo amico, Bozzone, lo batte a carte, vincendo da lui 4000 lire. Mario non sa come far fronte al suo debito di gioco e Bozzone, come pagamento, gli chiede di fare l'amore per una volta con sua madre. Quello che inizia come l'ennesimo brutto tiro nei confronti di Mario si trasforma in una realtà solida, poiché la madre di Mario e Bozzone, dopo la prima esperienza, cominceranno a piacersi e a vivere come una vera famiglia, gettando nello sconforto più totale il povero Mario.

Location[modifica | modifica sorgente]

Le scene del film sono tutte nella zona rurale vicino a Prato, in Toscana, oggi trasformata dall'espansione edilizia. In particolare:

  • Le case del popolo del film sono quelle di Vergaio, Galciana, Quarrata e San Piero a Ponti. Nel gennaio 2007, il Corriere della Sera ha pubblicato un reportage che attesta come solo quelle di Galciana e di San Piero a Ponti mantengono le stesse attività del 1977[2].
  • Il cantiere dove lavorano Benigni e Monni come muratori è quello in cui si stava costruendo il centro commerciale "Pratilia" (inaugurato poco dopo, ebbe una vita effimera); si vede ancora la declassata a due corsie ed un passante pedonale demolito da molti anni.
  • Il casolare dove vivono Benigni e Alida Valli esiste ancora e si trova in località Casale, vicino al casello di Prato ovest dell'A11, in direzione Viareggio, circondato dagli svincoli.
  • Il sottopasso dove Benigni si addormenta dopo la falsa notizia della morte della mamma è poco dopo il casello di Prato est, in località Mezzana.
  • La chiesa dove Alida Valli porta il figlio per farlo rimproverare dal parroco è la chiesa di San Silvestro a Tobbiana.
  • La zona di Prato dove Carlo Monni recita la poesia mentre è in bicicletta con Benigni è Baciacavallo (si vede in lontananza l'inceneritore), allora zona campestre.
  • La carrellata con lo sproloquio di Mario Cioni è stata girata a Prato sul viale Nam Dinh ancora in fase di realizzazione, tra via dell'Alberaccio e via Galcianese con la cinepresa rivolta verso Galciana.
  • Il cinema di inizio film, ormai chiuso da molti anni, si chiamava "Mocambo" e si trovava a Grignano di Prato in via Arcivescovo Limberti.
  • Le riprese nelle quali Roberto Benigni viene fatto salire sulla macchina delle due ragazze avviene nei pressi della frazione di Santa Lucia, all'incrocio tra via di Canneto e via di Carteano, strade tutt'oggi esistenti con le stesse caratteristiche.
  • Una scena è stata anche girata alla piscina comunale di Iolo, che a quel tempo era di recentissima costruzione.
  • Il quadro vinto alla Tombola è un'opera di Roberto Sguanci, ceduta per il film.[3]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ youtube.com: Carlo Monni - Noi siamo quella razza... Ponte a Egola, 13/06/10
  2. ^ corriere.it: Dal comunismo allo strip tease. Così scompaiono le Case del popolo, 4 gennaio 2007
  3. ^ angel777.com: Roberto Sguanci. URL consultato il 19 luglio 2014.

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