Berenice di Cilicia

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Giulia Berenice di Cilicia (28 – post 81)  fu la figlia di Erode Agrippa I, re d'Iturea (Cilicia), della quale s'invaghì l'imperatore Tito figlio di Vespasiano.

Tito e Berenice, dal Salon de Vénus, Grands appartements del castello di Versailles (René Antoine Houasse, 1678 circa).

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Sposò in prime nozze Marco Giulio Alessandro, figlio dell'alabarca di Alessandria d'Egitto Tiberio Giulio Alessandro Maggiore, quindi lo zio paterno Erode di Calcide dal quale ebbe due figli, Bereniciano ed Ircano[1].

Rimasta vedova a soli vent'anni visse per qualche tempo alla corte del fratello Erode Agrippa II, tetrarca di Calcide, destando scalpore per una supposta storia d'amore. Quando lo scandalo divenne pubblico, Berenice, per mettere a tacere le maligne voci di un incesto, riuscì ad indurre il re Polemone II di Cilicia a sposarla e a sottoporsi alla circoncisione.

Il matrimonio probabilmente avvenne dopo il 64; la principessa non resistette a lungo a fianco di Polemone, ma ritornò dal fratello.

Invaghitasi successivamente del generale Tito lo raggiunse a Roma nel 79, quando, alla morte di Vespasiano, salì al potere. Tuttavia malelingue costrinsero i due a lasciarsi.

La tradizione ebraico-cristiana la descrive come donna dedita ai vizi più immondi, come emerge anche dall'epiteto "Berenice la meretrice".

C'era, però, anche un filone interpretativo che apprezzava Berenice come eroina dell'amore, che Tito sacrifica quando, alla morte del padre Vespasiano, subentra nella carica di Tito imperatore. Ad essa si rifà soprattutto Jean Racine nella sua tragedia Berenice del 1670, che ricorda come Tito abbia rimandato la sua compagna, entrambi contro i loro desideri. Il tema è stato ripreso anche nella tragedia Tito e Berenice di Corneille, scritta nello stesso anno. Come dice Svetonio Berenicen statim ab urbe dimisit, invitus, invitam (Tito, una volta diventato imperatore, controvoglia allontanò subito da Roma Berenice che anch'essa non lo voleva).[2]

Berenice nelle arti[modifica | modifica sorgente]

Dal XVII secolo ad oggi vi è stata una lunga tradizione di opere (romanzi, drammi, opera liriche, ecc.) dedicate a Berenice ed ai suoi rapporti con l'imperatore romano Tito. [3]

Tra queste:

La storia d'amore fra Berenice e Tito è stata anche la premessa de La clemenza di Tito (1734), opera italiana in musica di Antonio Caldara e libretto di Pietro Metastasio, che fu poi musicata da più di 40 altri compositori fra i quali Johann Adolph Hasse (1735), Giuseppe Arena (1738), Francesco Corradini (1747), Christoph Willibald Gluck (1752), Andrea Adolfati (1753), Niccolò Jommelli (1753), Ignaz Holzbauer (1757), Vincenzo Legrezio Ciampi (1757), Gioacchino Cocchi (1760), Marcello Bernardini (1768), Andrea Bernasconi (1768), Pasquale Anfossi (1769), e Wolfgang Amadeus Mozart (La clemenza di Tito, 1791). Più recentemente essa fu utilizzata come lo sfondo per i romanzi di Caroline Lawrence Assassins of Rome ed Enemies of Jupiter. Lindsey Davis ne parla, sebbene senza metterlo come punto centrale, in romanzi quali Saturnalia.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Giuseppe Flavio, Guerra giudaica, ii.221.
  2. ^ Svetonio, Vite dei Cesari, Tito, 7.
  3. ^ Gabriele Boccaccini, Ritratto del medio ebraismo nella scuola e nelle arti, Torino, Ed. Zamorani, 1992; S. Akermann, Le mythe de Bérénice (Paris, 1978); Ruth Yordan, Berenice (London, 1974)

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