Ben Johnson (attore)

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Statuetta dell'Oscar Oscar al miglior attore non protagonista 1972

Ben Johnson Jr. (Pawhuska, 13 giugno 1918Mesa, 8 aprile 1996) è stato un attore statunitense.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Di ascendenza mista irlandese e pellerossa della tribù Cherokee[1], Johnson si fece un nome come cowboy e lanciatore di lazo nei rodei, vincendo anche un campionato mondiale nel 1935[1]. Scritturato dal produttore Howard Hughes[2], giunse a Hollywood nel 1940 e per alcuni anni lavorò nel cinema in qualità di stuntman e controfigura equestre di star come John Wayne e Joel McCrea[1][2]. Dopo una serie di apparizioni non accreditate, come nel western Il mio corpo ti scalderà (1943), Johnson fu notato dal regista John Ford, che lo accolse nella sua cerchia di collaboratori fissi[1] e gli affidò alcuni notevoli ruoli di comprimario in celebri pellicole western, tra cui In nome di Dio - Il texano (1948) e I cavalieri del Nord Ovest (1949), fino al ruolo di protagonista assoluto ne La carovana dei mormoni (1950), celebrazione corale che Ford dedicò alla frontiera e ai suoi protagonisti[2].

Dopo alcuni altri ruoli di comprimario, come nel celebre Il cavaliere della valle solitaria (1953) di George Stevens, Johnson si riavvicinò per un certo periodo al rodeo, per tornare successivamente al cinema all'inizio degli anni sessanta, prima grazie a Marlon Brando, che lo diresse ne I due volti della vendetta (1961), quindi a Sam Peckinpah, che ne fece un volto familiare dei propri western di rottura con il passato e tendenti al parossismo violento, come Sierra Charriba (1965) e Il mucchio selvaggio (1969)[2].

Johnson raggiunse l'apice della carriera vincendo il premio Oscar al miglior attore non protagonista nel 1972 per la sua interpretazione di Sam "il leone" nel nostalgico e lirico L'ultimo spettacolo di Peter Bogdanovich[2], e tornò sotto la direzione di Peckinpah per il western moderno L'ultimo buscadero (1972) e per il poliziesco Getaway, il rapinatore solitario (1972), entrambi accanto a Steve McQueen. Negli anni settanta continuò a recitare in eccellenti pellicole, mettendo la propria esperienza di navigato professionista al servizio di giovani autori come John Milius per Dillinger (1973) e Steven Spielberg per Sugarland Express (1974), e di esperti narratori come Richard Brooks per Stringi i denti e vai! (1975)[2].

Filmografia[modifica | modifica sorgente]

Doppiatori Italiani[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d Il chi è del cinema, De Agostini, 1984, Vol. I, pag. 265
  2. ^ a b c d e f Le Garzantine - Cinema, Garzanti, 2002, pag. 594

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Oscar al miglior attore non protagonista Successore
John Mills
per La figlia di Ryan
1972
per L'ultimo spettacolo
Joel Grey
per Cabaret

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