Bellis sylvestris

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Pratolina autunnale
Bellis sylvestris habitat 2010-4-02 SierraMadrona.jpg
Bellis sylvestris
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Asteridae
Ordine Asterales
Famiglia Asteraceae
Sottofamiglia Asteroideae
Tribù Astereae
Sottotribù Bellidinae
Genere Bellis
Specie B. sylvestris
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Angiosperme
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Tricolpate basali
(clade) Asteridi
(clade) Euasteridi II
Ordine Asterales
Famiglia Asteraceae
Sottofamiglia Asteroideae
Tribù Astereae
Sottotribù Bellidinae
Nomenclatura binomiale
Bellis sylvestris
Cirillo, 1792
Nomi comuni

Margherita autunnale
Pratolina selvatica
(DE) Wald-Gänseblümchen
(FR) Pâquerette des forêts
(EN) Portuguese Wood Daisy

La Pratolina autunnale (nome scientifico: Bellis sylvestris Cirillo, 1792) è una piccola pianta erbacea appartenente alla famiglia delle Asteraceae, molto simile alle comuni margheritine.

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

Per i fiori così comuni come questo, l'etimologia del nome è sempre un problema in quanto si deve risalire parecchio indietro nel tempo. Alcuni dicono che il nome derivi da Bellide, una delle barbare e crudeli figlie (chiamate Danaidi) di Dànao, re di Argo; altri lo fanno derivare dal latino bellum (= guerra) in riferimento alle sue presunte capacità di guarire le ferite. Più facilmente, secondo i filologi moderni, il suo nome deriva dall'aggettivo (sempre latino) bellus (= bello, grazioso) con riferimento alla delicata freschezza di questo fiorellino[1]. Il nome specifico (sylvestris) fa riferimento al suo habitat abituale (nei boschi).
Il binomio scientifico attualmente accettato (Bellis sylvestris) è stato proposto dal medico e botanico italiano Domenico Cirillo (1739 – 1799) in una pubblicazione del 1792.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Portamento

L'altezza della pianta di aspetto vellutato varia tra i 10 – 30 cm. Sono piante acauli, senza un fusto vero e proprio: il peduncolo fiorale nasce direttamente dalla rosetta basale. La forma biologica è emicriptofita rosulata (H ros), ossia sono piante erbacee (quasi cespitose) perenni con gemme svernanti al livello del suolo e protette dalla lettiera o dalla neve con delle foglie disposte a formare una rosetta basale.

Radici[modifica | modifica sorgente]

Le radici sono secondarie da fittone.

Fusto[modifica | modifica sorgente]

  • Parte ipogea: la parte sotterranea consiste in un breve rizoma (a carattere fittonante).
  • Parte epigea: la parte aerea è eretta, ispessita e priva di foglie (è afilla), alla sommità della quale si trova l'infiorescenza. La superficie è ricoperta da una sottile peluria.

Foglie[modifica | modifica sorgente]

In questa specie è presente solamente una rosetta basale con foglie obovato-subrotonde (o anche oblanceolate) allungate e ristrette verso il picciolo (alato) mentre la parte più larga è verso l'apice della foglia. La lamina è pubescente, semplice e lievemente dentata (o crenulata) verso l'apice; la superficie è percorsa da 3 – 5 nervi sporgenti. Dimensioni delle foglie: larghezza 2 – 3 cm; lunghezza 5 – 8 cm. Lunghezza del picciolo: 2 – 4 cm.

Infiorescenza[modifica | modifica sorgente]

L'infiorescenza è uniflora, composta da un unico capolino. La struttura dei capolini è quella tipica delle Asteraceae: il peduncolo sorregge un involucro cilindrico composto da diverse squame che fanno da protezione al ricettacolo emisferico/conico sul quale s'inseriscono due tipi di fiori: i fiori esterni ligulati, e i fiori centrali tubulosi. In particolare quelli periferici sono femminili, sono disposti in una unica circonferenza (o raggio o serie) ed hanno una corolla ligulata con la ligula molto allargata; quelli interni, tubulosi, sono altrettanto numerosi e sono ermafroditi. Le squame sono delle brattee erbacee (verdi) ineguali disposte su una o due serie a forma lineare-spatolata acute all'apice e ricoperte da una sottile e irregolare peluria. Diametro dei capolini: 3 – 4 cm. Lunghezza delle squame: 7 – 10 mm.

Fiore[modifica | modifica sorgente]

Il fiore

I fiori sono zigomorfi (quelli periferici ligulati) e attinomorfi(quelli centrali tubolosi). Entrambi sono tetra-ciclici (formati cioè da 4 verticilli: calicecorollaandroceogineceo) e pentameri (calice e corolla formati da 5 elementi)[2].

  • Formula fiorale: per questa pianta viene indicata la seguente formula fiorale:
* K 0/5, C (5), A (5), G (2), infero, achenio[3]
  • Calice: i sepali del calice sono ridotti ad una coroncina di squame quasi inesistenti.
  • Corolla: i petali della corolla sono 5; i fiori di tipo tubuloso sono saldati a tubo e terminano in cinque dentelli (o lacinie) appena visibili, quelli ligulati sono saldati a tubo nella parte basale e si prolungano in una ligula nastriforme. I fiori periferici (ligulati) sono bianchi e sfumati di roseo; quelli centrali (tubulosi) sono gialli (a volte rossastri). Lunghezza delle ligule: 12 – 15 mm.
  • Androceo: gli stami (5) hanno delle antere con appendice triangolare (non filiforme); sono saldate e formano una specie di manicotto avvolgente lo stilo.
  • Gineceo: i carpelli sono due e formano un ovario bicarpellare infero uniloculare. Lo stilo è unico terminante in uno stigma profondamente bifido di tipo filiforme. Nei fiori tubulosi lo stilo sporge appena dalla corolla.
  • Fioritura: da settembre ad aprile con una pausa invernale.

Frutti[modifica | modifica sorgente]

Il frutto è un achenio irsuto, compresso e indeiscente con un pappo ridotto (o anche assente). Dimensione dell'achenio: 2 mm.

Riproduzione[modifica | modifica sorgente]

  • Impollinazione: l'impollinazione avviene tramite insetti (impollinazione entomogama).
  • Riproduzione: la fecondazione avviene fondamentalmente tramite l'impollinazione dei fiori (vedi sopra).
  • Dispersione: i semi cadendo a terra sono dispersi soprattutto da insetti tipo formiche (disseminazione mirmecoria).

Distribuzione e habitat[modifica | modifica sorgente]

Distribuzione della pianta (Distribuzione regionale[4] – Distribuzione alpina[5]
  • Habitat: l'habitat tipico sono gli incolti, i pascoli e gli oliveti; ma anche ambienti ruderali, scarpate e aree abbandonate. In collina i suoi habitat preferiti sono le praterie rase e pietrose dei piani collinari ed eventualmente montani, ma in genere è poco resistente ai climi freddi. Il substrato preferito è calcareo con pH basico e terreno con bassi valori nutrizionali e piuttosto arido.
  • Distribuzione altitudinale: sui rilievi queste piante si possono trovare fino a 1400 m s.l.m.; frequentano quindi i seguenti piani vegetazionali: collinare (oltre a quello planiziale – a livello del mare).

Fitosociologia[modifica | modifica sorgente]

Dal punto di vista fitosociologico la specie di questa voce appartiene alla seguente comunità vegetale[5]:

Formazione: delle comunità a emicriptofite e camefite delle praterie rase magre secche
Classe: Lygeo-Stipetea
Ordine: Brachypodietalia phoenicoidis

Sistematica[modifica | modifica sorgente]

La famiglia di appartenenza della Bellis sylvestris (Asteraceae o Compositae, nomen conservandum) è la più numerosa del mondo vegetale, comprende oltre 23000 specie distribuite su 1535 generi[7] (22750 specie e 1530 generi secondo altre fonti[8]). Il genere di appartenenza (Bellis) comprende 10-20 specie, diffuse soprattutto nella regione europea e circum-mediterranea.
Il numero cromosomico di B. sylvestris è: 2n = 36, 54[9].

Variabilità[modifica | modifica sorgente]

A quote più alte la fioritura della Pratolina autunnale diventa da autunnale a primaverile e quindi contemporanea alla Bellis perennis, inoltre facilmente si ibrida con la Bellis annua per cui risulta difficile separarla in modo chiaro e netto dalle due specie indicate[6].
Di questa pianta viene elencata una sola varietà: var. papulosa Lange[9].

Sinonimi[modifica | modifica sorgente]

Questa entità ha avuto nel tempo diverse nomenclature. L'elenco che segue indica alcuni tra i sinonimi più frequenti[10]:

  • Bellis perennis L. subsp. sylvestris (Cirillo) Rouy
  • Bellis croatica Gandoger (1883)
  • Bellis vallidula <small<Gandoger (1883)

Specie simili[modifica | modifica sorgente]

La “Pratolina” appartiene ai classici fiori dei prati italiani. Molte specie (anche di generi diversi) sono simili (ad un primo sguardo distratto) alla Bellis sylvestris. Tra le specie dello stesso genere (Bellis) distinguiamo:

  • Bellis annua L. - Pratolina annuale: porta delle foglioline anche nella parte inferiore dello scapo fiorifero, i capolino sono lievemente più piccoli, il ciclo biologico è annuo e fiorisce in inverno-primavera.
  • Bellis margaritifolia Hunter - Pratolina calabrese: le dimensioni sono maggiori, mentre il fusto è glabro; la distribuzione è relativa al sud dell'Italia.
  • Bellis perennis L. - Pratolina comune: questa specie si presenta con capolini più piccoli; può essere distinta dalla sylvestris dal fatto che le squame dell'involucro terminano con un apice arrotondato (e non appuntito).

Per le specie di altri generi possiamo citare:

  • Aster bellidiastrum (L.) Scop. - Astro falsa pratolina: è una pianta più alta e si può distinguere dall'involucro formato da più serie di squame.
  • Leucanthemopsis alpina (L) Heywood - Margherita alpina: vegeta a quote più alte (2000- 3600 m s.l.m.) e si differenzia sia per le foglie maggiormente seghettate che per l'involucro con squame su più serie disposte in modo embricato.

Per finire citiamo il genere Leucanthemum (le “classiche” margherite dei campi) le cui specie si differenziano sia per la maggiore altezza, ma anche per la presenza di foglie lungo il fusto e infine per l'involucro formato da squame su più serie disposte in modo embricato.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Motta, op. cit., Vol. 1 - p. 283
  2. ^ Pignatti, op. cit., Vol. 3 - p. 1
  3. ^ Tavole di Botanica sistematica. URL consultato il 20 dicembre 2010.
  4. ^ Checklist of the Italian Vascular Flora, op. cit., pag. 61
  5. ^ a b Flora Alpina, op. cit., Vol. 2 - p. 430
  6. ^ a b Pignatti, op. cit., Vol. 3 - p. 28
  7. ^ Botanica Sistematica, op. cit., p. 520
  8. ^ Strasburger, op. cit., vol. 2 - p. 858
  9. ^ a b Tropicos Database. URL consultato il 22 dicembre 2010.
  10. ^ Index synonymique de la flore de France. URL consultato il 22 dicembre 2010.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Funk V.A., Susanna A., Stuessy T.F. and Robinson H., Classification of Compositae in Systematics, Evolution, and Biogeography of Compositae, Vienna, International Association for Plant Taxonomy (IAPT), 2009.
  • AA.VV., The Astereae Working Group.
  • Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta. Volume primo, Milano, Federico Motta Editore, 1960, pag. 283.
  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume terzo, Bologna, Edagricole, 1982, pag. 27, ISBN 88-506-2449-2.
  • D.Aeschimann, K.Lauber, D.M.Moser, J-P. Theurillat, Flora Alpina. Volume secondo, Bologna, Zanichelli, 2004, pag. 430.
  • 1996 Alfio Musmarra, Dizionario di botanica, Bologna, Edagricole.
  • Eduard Strasburger, Trattato di Botanica. Volume 2, Roma, Antonio Delfino Editore, 2007, ISBN 88-7287-344-4.
  • Judd-Campbell-Kellogg-Stevens-Donoghue, Botanica Sistematica - Un approccio filogenetico, Padova, Piccin Nuova Libraria, 2007, ISBN 978-88-299-1824-9.
  • F.Conti, G. Abbate, A.Alessandrini, C.Blasi, An annotated checklist of the Italian Vascular Flora, Roma, Palombi Editore, 2005, pag. 61, ISBN 88-7621-458-5.

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