Belle al Bar

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Belle al Bar
Titolo originale Belle al Bar
Lingua originale italiano
Paese di produzione Italia
Anno 1994
Durata 100 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere commedia
Regia Alessandro Benvenuti
Soggetto Ugo Chiti, Nicola Zavagli, Alessandro Benvenuti
Sceneggiatura Ugo Chiti, Nicola Zavagli, Alessandro Benvenuti
Produttore Giorgio Leopardi
Casa di produzione Union Film
Distribuzione (Italia) U.I.P.
Fotografia Blasco Giurato
Montaggio Carla Simoncelli
Effetti speciali Adriano Pischiutta, Francesco Sabelli
Musiche Patrizio Fariselli
Scenografia Eugenio Liverani
Costumi Eugenio Liverani
Interpreti e personaggi

Belle al Bar è un film del 1994 diretto da Alessandro Benvenuti.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Leo, negli anni '70 è un deejay intellettuale e conduce un programma radiofonico non particolarmente scoppiettante. Durante una delle sue serate poetico/musicali riceve, mentre è in diretta, la visita di Simona, una frizzante ragazza spagnola che come penitenza doveva irrompere nel bel mezzo del programma e riportare al conduttore la sua opinione negativa.

Tra i due scoppia un inatteso amore.

Li ritroviamo al presente. Lui è un ansioso e ipocondriaco restauratore in piena crisi matrimoniale e lei irrequieta, insoddisfatta e infelice. Sulla coppia grava un aborto in gravidanza avanzata. L’occasione di una pausa di riflessione si presenta con un’offerta di lavoro per il depresso Leo: il recupero di un dipinto cinquecentesco ritrovato sotto una crosta di pessima fattura presso un noto antiquario di Piacenza, amico di Leo. L’antiquario, Guido, è oltre uno stimato professionista del settore anche un libertino, separato, alla continua ricerca di trasgressione e nuovi stimoli sessuali. La personalità pacata e introversa di Leo cozzerà immediatamente con l’esuberanza di Guido, dando origine a divertenti siparietti e scambi di battute. Durante il suo soggiorno a Piacenza, Leo, che ha un tragicomico incidente in una toilette automatica causata dalla sua claustrofobia, incontrerà quella che gli appare come una bellissima e appariscente donna, che lo soccorre, portandolo nel suo appartamento. Il frastornato Leo non tarderà a scoprire che Giulia, l’affascinante ragazza che l’ha soccorso è in realtà non solo una trans, ma anche un suo cugino che non vedeva dall’adolescenza e che era da sempre innamorato di lui. Il timido e moralista restauratore si trova proiettato così in un mondo ambiguo e trasgressivo, ma permeato dalla bontà d’animo di Giulio/Giulia che lentamente fa crollare i suoi numerosi pregiudizi.

Attraverso una serie di divertenti e imbarazzanti episodi, tra i due personaggi agli antipodi si instaura un rapporto delicato e saldo. Leo e Giulia iniziano a convivere, trovando l’un con l’altro un po’ di quella felicità della quale entrambi erano alla ricerca.

In questo panorama ruotano individui divertenti e dalle variopinte personalità.

Il rude Gianni, guardia giurata calabrese innamorato di Giulia e per la quale è pronto a fare tutto e che cova diffidenza e invidia verso il nuovo arrivato.

Antonello, un giovane trans, che bloccato dalla rigida educazione dei genitori porta all’estremo il suo desiderio di diventare donna e che trova in Giulia una sorta di guida in questo difficile cammino.

La vicenda si conclude con l’arrivo a Piacenza di Simona, che non riceveva da Leo nessuna notizia da tempo, dopo un doloroso scontro telefonico tra i due. Essa viene a conoscenza in modo rocambolesco degli ultimi avvenimenti vissuti dal marito, ma decide di perdonarlo e ricominciare la loro vita insieme. La visione di sua moglie rovescia sul rinnovato Leo l’infelice realtà fino a quel momento vissuta e lo convince a lasciarsi andare ad un liberatorio bacio con Giulia.

Premi[modifica | modifica wikitesto]

  • Nastri d'argento 1995:
    • Miglior soggetto (Alessandro Benvenuti, Ugo Chiti, Nicola Zavagli)
    • Nomination Miglior attore non protagonista (Andrea Brambilla)
    • Nomination Miglior attrice protagonista (Eva Robins)
  • David di Donatello 1995:
    • Nomination Miglior sceneggiatura (Alessandro Benvenuti, Ugo Chiti, Nicola Zavagli)

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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