Bell AH-1Z Viper

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Bell AH-1Z Viper
Bell AH-1Z Viper nel 2008
Bell AH-1Z Viper nel 2008
Descrizione
Tipo elicottero d'attacco
Equipaggio 2 (pilota e co-pilota)
Costruttore Stati Uniti Bell Helicopter Textron
Data primo volo 8 dicembre 2000
Data entrata in servizio settembre 2010
Utilizzatore principale Stati Uniti United States Marine Corps
Sviluppato dal Bell AH-1 Cobra
Dimensioni e pesi
Tavole prospettiche
Lunghezza 17,08 m
Altezza 4,37 m
Diametro rotore 14,06 m
Superficie rotore 168,0
Peso a vuoto 5 580 kg
Peso max al decollo 8 390 kg
Capacità 3 021 kg
Propulsione
Motore 2 turbine General Electric T700
Potenza 1 800 shp (1 340 kW) ciascuna
Prestazioni
Velocità di crociera 296 km/h (184 mph)
Armamento
Cannoni un M197 calibro 20 mm
Missili 2 AIM-9 Sidewinder (AAM)
fino a 16 AGM-114 Hellfire (ASM)
Razzi Hydra 70
Piloni fino a 6 piloni

i dati sono estratti da:
Bell Helicopter[1]
The International Directory of Military Aircraft[2]

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Il Bell AH-1Z è un elicottero d'attacco bimotore sviluppato come evoluzione del AH-1 SuperCobra per lo United States Marine Corps. È dotato di un rotore a quattro pale senza cuscinetti, fabbricate con materiale composito, nuove cinghie di trasmissione e un nuovo sistema di puntamento.[3]

Il velivolo fa parte del programma di aggiornamento H-1, che mira a migliorare i sistemi ad ala rotante del corpo dei marines. È anche chiamato "Zulu Cobra" in riferimento alla sua lettera di variante.

Storia del progetto[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1996 il Corpo dei Marines lanciò, firmando un contratto con la Bell, il programma di aggiornamento H-1, che prevedeva il rinnovamento di 100 UH-1N e di 180 AH-1WS.[4][5] Il programma inizialmente prevedeva di modernizzare completamente gli apparecchi partendo dalle cellule preesistenti, così da ridurre i costi. Inoltre in tutt'e due gli aeromobili circa l'84% dei componenti sono identici.[6][7]

L'AH-1Z ha effettuato il primo volo 8 dicembre del 2000.[8] I primi ordini sono stati commissionati nel 2003 e la fine delle forniture erano previste per 2018. Ma nel corso del 2008 sono stati fatti due nuovi ordini per la costruzione ex-novo di 86 apparecchi.[9][10] In totale la forza armata statunitense avrà 226 AH-1Z entro il 2019, tale ordine è stato approvato nel 2010.[11]

Tecnica[modifica | modifica wikitesto]

Particolare dell'impianto di visualizzazione del casco usato nel AH-1Z.

L'AH-1Z incorpora molte innovazioni tecnologiche. Soprattutto per ciò che riguarda le prestazioni e la capacità d'attacco.[12]

I rotori sono stati sostituiti con un impianto senza cuscinetti e a 4 pale costruite in materiale composito. Questo sistema permette di migliorare la sopravvivenza dell'apparecchio ai sistemi antiaereo. Le prestazioni sono state migliorate anche grazie la sostituzione dei motori con nuovi propulsori General Electric T700. Inoltre sono stati costruiti dei nuovi stub alari che permettono l'aggancio dei missili AIM-9 Sidewinder.[4]

La revisione ha permesso di migliorare tutti gli impianti tecnologici e è stato integrato un nuovo glass cockpit. Ogni membro dell'equipaggio avrà a disposizione due unità LCD da 8X6 pollici, oltre a ciò la suite include sistema GPS e un impianto per la navigazione inerziale (EGI), un sistema con mappa digitale e sottosistemi di dati Meggitt, che consente l'uso delle armi quando si libra.[12]

A tutto ciò va aggiunto un sistema integrato nel casco per la visualizzazione notte e giorno, che consente di facilitare l'uso di tutti gli apparati del velivolo. Tale sistema, costruito dalla Thales, è costituito da un display binoculare e da una particolare che consente la visione di immagini o l'uso dei FLIR per la visualizzazione degli obbiettivi.

Impiego operativo[modifica | modifica wikitesto]

L'AH-1Z ha completato i test di volo in mare nel 2005.[13] Dopo aver completato ulteriori test, anche in Afghanistan, Il velivolo è diventato operativo nel 2010.[14]

Il 21 settembre 2012 la Corea del Sud ha notificato al Congresso degli Stati Uniti l'intenzione di acquistare 36 AH-1Z ed il relativo materiale tecnico. L'ordine, che ha un costo di 2,6 miliardi di $, comprendeva anche 84 motori (72 installati e 12 pezzi di ricambio), 288 missili AGM-114K3 Hellfire, missili 72 AIM-9M-8 Sidewinder, lanciarazzi ed altri apparati tecnologici. Per tale ordine il Viper era in competizione con il Boeing AH-64 Apache e l'AgustaWestland AW129. Nell'aprile del 2013 la Corea del Sud ha decretato come vincitore l'Apache.[15][16][17]

Utilizzatori[modifica | modifica wikitesto]

Stati Uniti Stati Uniti

Galleria[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Bell AH-1Z Pocket Guide. Bell Helicopter, Retrieved 3 January 2008.
  2. ^ Frawley, Gerard: The International Directory of Military Aircraft, p. 37. Aerospace Publications Pty Ltd, 2002. ISBN 1-875671-55-2.
  3. ^ Sito ufficiale della Bell Helicopter
  4. ^ a b Donald, David. Modern Battlefield Warplanes. AIRTime Publishing, 2004. ISBN 1-880588-76-5.
  5. ^ Bishop, Chris. Huey Cobra Gunships. Osprey Publishing, 2006. ISBN 1-84176-984-3.
  6. ^ Bell UH-1Y pocket guide. Bell Helicopter, March 2006. Retrieved: 20 January 2010.
  7. ^ Rotorbreeze Magazine. Bell, October 2006.
  8. ^ helis.com
  9. ^ Warwick, Graham. "Bell AH-1Z upgrade to switch to new airframes". Flightglobal.com, 15 February 2008.
  10. ^ Trimble, Stephen. "US Navy proposes more UH-1Ys, AH-1Zs despite test phase setback". Flight International, 22 August 2008.
  11. ^ "Bell Helicopter AH-1Z Earns Navy Recommendation for full Fleet Introduction". Bell Helicopter, 4 October 2010.
  12. ^ a b BellHelicopter.com
  13. ^ "AH-1Z/UH-1Y complete first sea trials", US Navy, 13 June 2005.
  14. ^ Trimble, Stephen, USMC declares AH-1Z Viper combat ready, Flight International, 30 settembre 2010. URL consultato il 1º ottobre 2010 (archiviato il 2 ottobre 2010).
  15. ^ Korea – 36 AH-1Z Cobra Attack Helicopters. Pacificsentinel.com, 26 September 2012.
  16. ^ Korea helicopter bids. Flightglobal.com, 26 September 2012.
  17. ^ Sang-ho Song, Seoul to Purchase 36 Apache Helicopters, Korea Herald, 17 aprile 2013.
  18. ^ World Air Forces 2013, Flightglobal Insight, 2013. URL consultato il 12 febbraio 2013.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]