Bel e il Drago

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Antico Testamento
Cristianesimo, Cattolico, Ortodosso, Protestante

Ebraismo (Torah-Tanakh-Talmud-Midrashim-Chumash-Qabbalah-Mussar)

Pentateuco:

Profeti anteriori o Libri storici:

Profeti posteriori - Profeti maggiori:

Profeti posteriori - Profeti minori:

Scritti:

Meghillot:

Sino a qui riferimenti ebraici

Deuterocanonici
(non canonici per/secondo gli ebrei,
canonici per cattolici e ortodossi,
apocrifi per protestanti)
Ortodosso
Copto
Siriaco (Peshitta)
Progetto Religione
uso tabella

Bel e il Drago è un duplice racconto in greco composto verso la metà del II secolo a.C. da un autore ebreo anonimo, forse su un prototesto ebraico perduto.

Rappresenta una aggiunta del testo del Libro di Daniele della Settanta rispetto alla versione ebraica del testo masoretico, conservata poi nella Vulgata e nella tradizione cattolica. Nelle attuali bibbie cattoliche costituisce il capitolo 14 del libro di Daniele (Dan14).

Il racconto è considerato canonico dalla Chiesa cattolica e Ortodossa, mentre per le chiese protestanti rappresenta un'aggiunta apocrifa.

Il Capitolo 14[modifica | modifica sorgente]

Questo capitolo contiene 2 racconti autonomi:

  • 1. a Babilonia sotto Ciro (590-529 a.C.) il saggio Daniele dimostra la falsità del culto all'idolo Bel;
  • 2. Daniele uccide un drago venerato come divinità.

Daniele e l'idolo di Bel[modifica | modifica sorgente]

Durante il regno di Ciro, i sacerdoti del tempio iniziano a commettere peccato riconoscendo Bel superiore al Dio d'Israele. La storia inizia con l'offerta di moltissimo cibo in onore dell'idolo. Ad un certo punto, un uomo chiede a Daniele perché non offre anche lui qualcosa a Bel, ed egli risponde di avere un altro Dio. Allora, Daniele sfida i sacerdoti: se Bel mangerà realmente tutte le offerte, Daniele si offrirà alla morte perché ha mentito; in caso contrario, moriranno i fedeli di Bel. Il tempio venne chiuso affinché nessuno potesse boicottare la sfida.

I sacerdoti volevano barare, e riuscirono ad entrare di nascosto nel tempio e a consumare le offerte (erano 70 sacerdoti). Ma Daniele aveva sparso cenere sul pavimento, di nascosto. Al momento della verifica della sfida da parte del re, Daniele gli suggerì di controllare il pavimento. Scoperto l'inganno, il re si adirò, uccise gli imbroglioni e diede l'idolo a Daniele affinché lo distruggesse.

Daniele e il drago[modifica | modifica sorgente]

Anche un drago viene adorato dai babilonesi al pare di un Dio. Provocato da ciò, ottiene dal re il permesso di ucciderlo "senza lancia e senza spada". Così, il saggio fabbricò focacce di pece, grasso e peli da dare al drago affinché soffocasse.

Allora i Babilonesi insorsero, in quanto la loro divinità era stata uccisa, ed accusarono il re di essersi convertito all'ebraismo, per aver concesso tale profanazione. Così, il re fu costretto a consegnare Daniele affinché fosse giustiziato.

Daniele viene gettato nella fossa dei leoni, ma sopravvive per sei giorni, nonostante i leoni restassero digiuni. Intanto, un angelo manda Abacuc a portare al saggio Daniele il cibo, il quale ringrazia Dio che si è ricordato di lui.

Il racconto si conclude con un'acclamazione di lode al Signore da parte di Abacuc.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]