Being at Home with Claude

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Being at Home with Claude
Cap193.jpg
Yves, protagonista del film, interpretato da Roy Dupuis
Titolo originale Being at home with Claude
Paese di produzione Canada
Anno 1992
Durata 85 min
Colore B/N e colore
Audio sonoro
Genere drammatico, thriller
Regia Jean Beaudin
Sceneggiatura René-Daniel Dubois
Fotografia Thomas Vámos
Montaggio André Corriveau
Musiche Richard Grégoire
Scenografia François Séguin
Interpreti e personaggi
Premi

Being at Home with Claude è un film drammatico canadese del febbraio 1992, diretto da Jean Beaudin.

Scritto da René-Daniel Dubois, prodotto a cura della Academy Entertainment e The National Film Board of Canada, è uscito negli USA nell'ottobre 1993, ed è stato messo in commercio in VHS a cura della Fox Lorber Home Video.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Il film inizia, in bianco e nero, nelle strade di Montréal affollate di gente, in sottofondo un gran vociferare ma anche i gemiti di due amanti. Giungendo nella stanza, nella cucina, da dove provengono i gemiti, si scorgono due omosessuali, Yves e Claude, mentre fanno l'amore. Nel culmine della passione però dalla tavola cadono un bicchiere ed un coltello, Yves, in uno scatto, afferra il coltello e recide la gola al suo compagno per poi scendere nelle strade di Montreal e fuggire lontano in una folle corsa interrotta solo da una telefonata alla polizia.

Successivamente la scena prende colore e lo sfondo è lo studio dell'ispettore incaricato dell'interrogatorio di Yves. Yves è stato infatti arrestato ed ha spontaneamente confessato l'omicidio di Claude, ma non intende dare spiegazioni del gesto. Tutto il film quindi si svolge in un braccio di ferro tra l'ispettore ed Yves fino a che quest'ultimo cede ed inizia l'appassionato ed anche pietoso racconto su come si sono svolti gli eventi e sulle motivazioni che lo hanno portato a quel gesto.

Yves racconta che lui faceva l'amore con gli uomini per soldi ma quando ha incontrato Claude si era veramente innamorato; con Claude era come non era mai stato con nessuno. Claude era pieno di attenzioni per lui, leggeva per lui, piangeva con lui, parlavano, erano come una persona sola. Yves dice che Claude lo aveva reso migliore. Poi, racconta all'ispettore, che una sera, in cui erano assieme, era squillato il telefono, Claude aveva risposto e da allora le cose erano cambiate, Claude era diventato più freddo. Dopo un solo mese, la storia si era interrotta, ed Yves capisce solo ora, che parla con l'ispettore, che Claude aveva fatto una scelta; Claude infatti aveva una famiglia, ma Yves lo scopre solo ora, sotto interrogatorio.

Poi una sera, proseguendo il racconto, Yves dice che lui e Claude si erano ritrovati, in una panchina, nei giardini fuori di un locale dal quale era appena uscito, salgono in un taxi per andare a casa di Claude, dove però lui si addormenta e Yves va via. Finalmente, tra i vari flash-back dei fatti che Yves racconta all'ispettore, Yves parla della sera dell'omicidio; era il successivo week-end, racconta di aver cenato a casa di Claude e poi aver fatto l'amore in cucina, con lui, in un modo che non era mai avvenuto prima. Yves racconta i fatti con tanta passione da lasciare senza parole lo stesso ispettore. Yves prosegue raccontando che, proprio mentre fanno l'amore, dalla tavola cade il coltello, il coltello che impugna e con cui, senza spiegarsi il motivo, uccide il suo grande amore.

Yves riesce a spiegare il gesto solamente quando dice all'ispettore, attonito e ammutolito dal racconto, che per lui Claude era tutto; un fratello, un amico, l'amante la sua vita e ch'è vivo in lui, in un modo che solo lui conosce, e che adesso è solo suo! A stenti, dopo il racconto, l'ispettore si riprende e fa portare via Yves per rimanere solo nella stanza a ripensare alle parole udite, a quell'omicidio e a quel grande amore.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

(FR)

« Oui, Roy Dupuis est un grand acteur. Being At Home With Claude c'est aussi la rencontre d'un comédien et d'un role. RD a une presence un physique, d'accord, mais, pour tenir la durée comme il le fait ici, il faut plus que ça, il faut cette qualité d'abondon et de maitrise qui fait vivre les grands roles.
(Giornalista, Le Voir) »

(IT)

« Sì, Roy Dupuis è un grande attore. Being At Home With Claude è anche l'incontro di un attore e di un ruolo. Roy Dupuis ha una presenza, fisica, d'accordo, ma tenere la lunghezza come lo fa qui, è necessario più di ciò, sono necessarie queste qualità di abbandono e di padronanza che servono per far vivere dei grandi ruoli.
(Giornalista, Le Voir) »

(FR)

« Roy Dupuis nous met tous k.o. - Being At Home With Claude révèles toute la mesure de son talent. Comme un boxeur dans son ring il fonce tète baissée avec toute la force de son corps: Le combat est magistral.
(Giornalista, Le Voir) »

(IT)

« Roy Dupuis ci mette tutti a k.o. - Being At Home With Claude rivela tutta la misura del suo talento. Come un boxeur nel suo ring scurisce, testa abbassata, con tutta la forza del suo corpo: Il combattimento è magistrale.
(Giornalista, Le Voir) »

(FR)

« L'intensité dramatique de Roy Dupuis releve de la pure performance.
(Giornalista, Le Voir) »

(IT)

« L'intensità drammatica di Roy Dupuis dipende dalla pura prestazione.
(Giornalista, Le Voir) »

Premi e Nomination[modifica | modifica wikitesto]

Genie Awards, 1992[modifica | modifica wikitesto]

Prima rappresentazione teatrale Italiana[modifica | modifica wikitesto]

Being at home with Claude (A casa con Claude) di Rene Daniel Dubois

Il testo teatrale da cui il film è tratto, è stato messo in scena per la prima volta in italia dal Festival Intercity Montreal di Sesto F.no (Firenze) nel 1992 al Teatro della Limonaia(premio Ubu). Regia di Barbara Nativi. Cast: Silvano Panichi (l'ispettore) Riccardo Naldini (Lui, Yves) Marco Berti (lo stenografo)Scene di Dimitri Milopulos. Musiche originali di Marco Baraldi.

Il testo tradotto da Barbara Nativi è pubblicato da Ubulibri nel volume: "Il teatro del Quebec".

Così la critica

“La Repubblica” Uno scarno lavoro di rara intensità che la messinscena di Barbara Nativi ha afferrato e reso con profonda e contagiosa emozione. Un toccante manifesto...Riccardo Naldini esprime con pudore e rabbia gioiosa, con un’immedesimazione da partecipare al pubblico che gli respira accanto. Uno sprofondare in abissi Dostoevskiani tenendosi in bilico sul melodramma letterario. Ma grazie ad una scrittura tutta calata nelle cose e resa in italiano con una violenta colloquialità, vince il sublime, soggiogando lo spettatore. “Franco Quadri”

“La Stampa” Eccellente riuscita di "A casa con Claude". Saldamente tenuta in pugno dalla vigorosa, intelligente regia di Barbara Nativi, la piece si lascia ascoltare come un giallo impeccabile, servita al meglio dall’asciutto, amaro poliziotto disegnato da Silvano Panichi e particolarmente dal giovane omicida quasi per estetismo Riccardo Naldini, plastico nella sua canottiera sexy quanto convincente nelle sue reticenze e nei nervosismi di un balordo. Da non perdere. “Masolino d’Amico”

“Panorama” …È la volta di “A casa con Claude” che ho trovato entusiasmante. Una brillante interpretazione di Riccardo Naldini che confessa tutta la verità in un lungo e quasi penoso monologo finale, forse poco drammatico, ma molto commovente. Mozzafiato. “Guido Almansi”

“La Repubblica” Riccardo Naldini, uno degli attori più bravi del Laboratorio 9. Aria da ragazzone da college americano, Naldini è interprete sensibile ed intelligente. La sua prova capolavoro è “Being at home with Claude” dove era un giovane che si autoaccusa di un omicidio, per poi sprofondare in abissi Dostoevskiani, grazie ad un viaggio introspettivo nel quale alternava angoscia e dolcezza. “Roberto Incerti”

“Il Manifesto” Riccardo Naldini ha l’arroganza del reo confesso ma anche la tenerezza del ragazzino. Gianfranco Capitta

“La Nazione” Ben sostenuto dal ritmo impresso dalla regia di Barbara Nativi e soprattutto dalla fiera e convincente interpretazione di Riccardo Naldini nel ruolo arduo di Yves. “Paolo Lucchesini”

“L’Unità” Crudo argomento, esposto con linguaggio forte, che l’attore Riccardo Naldini restituisce a meraviglia, lasciando nello spettatore l’impressione di un talento che potrebbe produrre sorprendenti risultati. Una parte non piccola di merito allo scenografo Dimitri Milopulos, dal quale illustri suoi colleghi potrebbero andare a lezione. “Aggeo Savioli”

“Il Tirreno” Convincente Riccardo Naldini, un Yves combattivo e docile, snervato dalla sacralità della scoperta e stregato dall’eclisse dei sensi. “Gabriele Rizza”

"Sipario" ... Uno spettacolo di grande emozione... La scrittura naturalistica dell'autore è spiazzata da una regia attenta ai moti del cuore e dalla scena realizzata da Dimitri Milopulos in grande sintonia. "Titti Danese"

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