Battuage

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Battuage è un finto francesismo, probabilmente coniato all'interno della comunità gay, per definire scherzosamente i luoghi battuti da persone in cerca di rapporti sessuali occasionali.

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Generalmente, si tratta di luoghi all'aperto o facilmente accessibili da un vasto pubblico, frequentati da singoli o coppie dedite allo scambismo. L'attività del "battere" si differenzia dalla prostituzione in quanto non presume un rapporto sessuale a pagamento.

Tra i luoghi più utilizzati per il "battuage", documentati a partire almeno dal XVII secolo, vespasiani, parchi cittadini, spiagge, cinematografi e parcheggi.

Nel 2002 la rivista Maxim ha pubblicato un servizio nel quale sono elencati i luoghi italiani di battuage, stimandone i frequentatori abituali in circa 150.000 persone.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La storia dei "battuage" è poco documentata. Tra le prime testimonianze, anche se ne esistono di precedenti, di luoghi di incontro all'aperto (La Galleria e Castello Sforzesco a Milano, il Circo Massimo a Roma, l'emiciclo della Stazione FF.SS. a Sassari) per omosessuali ci sono quelle riportate nel testo Milano sconosciuta, del 1879, da Paolo Valera a Milano. Alberto Costa, a fine Ottocento, rileverà, nel testo Rettili umani del 1889, descrive un luogo di battuage a Firenze in questi termini:

« Erano circa le nove e mezza quando arrivai. La prima fermata la feci dinanzi alla fortezza dalla parte della dogana; ma non vedendo nulla seguitai fino al ponte della ferrovia.

Su di una delle panchine che prospettano il muraglione della via ferrata, sedevano degli individui, tutti giovani, e, a giudicare dagli abiti, di condizione civile. Discorrevano a voce bassa: ma dalle parole che di tratto in tratto venivano fino a me mi convinsi subito non esser stata la mia gita fatta invano. Era questione di aspettare.

Avevo prima cercato di nascondermi dietro le piante che rasentano il muro della ferrovia: ma poi, attraversando il viale, mi ero portato fino a quelle in faccia alla panchina, e lì rannicchiato vedevo tutto. Era un andare, un venire continuo dalla panchina su cui quegli individui sedevano, al di là dei boschetti che stavano ai piedi del muraglione della fortezza.

Erano quasi le undici quando quei giovani partirono; io mi recai, come al solito, a trovare gli amici al caffè degli artisti, via Guelfa.

Verso la mezzanotte il paziente pederasta, che riconobbi per uno dei frequentatori, entrò rosso come un gambero e tutto dinoccolato. »

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Su Maxim i luoghi della trasgressione, La Repubblica, 13 dicembre 2002
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