Battaglia di capo San Giorgio

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Battaglia di capo San Giorgio
Il cacciatorpediniere statunitense Converse in navigazione
Il cacciatorpediniere statunitense Converse in navigazione
Data 25 novembre 1943
Luogo mare a ovest dell'isola di Buka, a nord di Bougainville
Esito vittoria tattica statunitense
Schieramenti
Comandanti
Arleigh Burke sconosciuto
Effettivi
5 cacciatorpediniere 2 cacciatorpediniere
3 cacciatorpediniere da trasporto
Perdite
nessuna 2 cacciatorpediniere
1 cacciatorpediniere da trasporto
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La battaglia di Capo san Giorgio si svolse nel tratto di mare compreso tra l'isola di Buka a ovest e l'omonimo capo a nord nella notte del 25 novembre 1943. Il combattimento, che vide una netta vittoria di una flottiglia di cacciatorpediniere statunitensi su una formazione giapponese del Tokyo Express, fu l'ultimo scontro notturno della campagna nelle Salomone.

Situazione strategica[modifica | modifica sorgente]

A seguito della perdita delle Salomone centrali, la difesa giapponese si era concentrata sulla vasta isola di Bougainville, le cui dimensioni impedirono agli statunitensi di evitarla mediante il "salto della rana". Il 1º novembre 1943 truppe dei Marines e dell'US Army sbarcarono dunque sulla costa occidentale prendendo di sorpresa il generale Hyakutake, a capo della guarnigione; l'invio di una flotta per distruggere le forze navali statunitensi e la flottiglia di trasporti si risolse per i giapponesi in una sconfitta.[1] La testa di ponte stabilita dagli USA era relativamente contenuta ma gli attacchi portatele si concludevano con sanguinose sconfitte; eppure Hyakutake continuava a credere che gli sbarchi fossero solo un diversivo per mascherare un assalto anfibio più a nord, diretto contro l'isola di Buka: il possesso di questa posizione avrebbe infatti permesso agli statunitensi di includere Rabaul nel raggio d'azione della loro aeronautica basata a terra. Il comando della grande base nipponica decise dunque di inviarvi tutte le riserve di cui disponeva.[2]

La battaglia[modifica | modifica sorgente]

Fu riattivato il Tokyo Express, sorto durante la campagna di Guadalcanal, che fin dalla metà di novembre rifornì Buka di truppe e materiali. Durante la notte tra 24 e il 25 novembre un altro piccolo convoglio partì da Rabaul: composto dai 3 cacciatorpediniere da trasporto Amagiri, Yugiri e Uzuki (con a bordo 920 uomini), era scortato dai due cacciatorpediniere Makinami e Onami. La formazione diresse subito verso Buka senza perdere tempo in diversioni, per compiere al più presto la missione; gli statunitensi erano però in guardia, sia per i risultati di una ricognizione aerea su Rabaul, sia per l'intercettazione delle comunicazioni nipponiche. Halsey dispose dunque a 35 miglia a ovest di Buka una flottiglia di 5 cacciatorpediniere (Charles F. Ausburne, Claxton, Spence, Converse e Dyson) al comando del capitano di vascello Arleigh Burke.[3][4]

Il cacciatorpediniere giapponese Yugiri, trasformato in trasporto, fotografato nel novembre 1930

Mentre la formazione statunitense prendeva posizione, i trasporti giapponesi erano già arrivati a destinazione, avevano sbarcato gli uomini, caricato 700 piloti senza più velivoli e avevano fatto rotta verso il mare aperto dove il Makinami e l'Onami erano rimasti di guardia. Verso le 02:00 la squadra di Burke rilevò la presenza del convoglio nipponico grazie ai radar: il comandante fece portare al massimo la velocità, fece lanciare 15 siluri nonostante la distanza e poi accostò. Il cacciatorpediniere Onami, in testa al gruppo giapponese ancora ignaro della vicinanza del nemico, finì direttamente sulla traiettoria dei siluri a causa della sua velocità che gli impedì di tentare qualsiasi manovra evasiva: saltò in aria con violenza, lasciando sulla superficie solo pochi rottami; anche il Makinami fu colpito e immobilizzato, ma rimase a galla nonostante i gravi danni.[5][4] I cacciatorpediniere statunitensi si gettarono allora all'inseguimento dei trasporti, che stavano fuggendo verso nord; li raggiunsero alla velocità di 33 nodi e inquadrarono prima delle 03:00 lo Yugiri, che fu colato a picco in pochi minuti. Le ultime due unità erano però troppo lontane e riuscirono a sfuggire agli avversari, rientrando a Rabaul in tarda mattinata; l'ultimo atto della battaglia fu l'affondamento del Makinami, bersagliato dai cannoni americani.[5][4]

Conclusioni e conseguenze[modifica | modifica sorgente]

Alla fine del combattimento gli statunitensi fecero ritorno alla base senza aver subito la minima perdita, circostanza questa che si era già registrata dopo la battaglia al largo di Vella Lavella, avvenuta ad agosto. La sconfitta segnò anche la fine del Tokyo Express dopo oltre un anno di servizio, e rappresentò l'ultima battaglia navale notturna combattuta nei paraggi delle Salomone.[6][7][4] Sempre in seguito alle perdite subite, i comandi giapponesi preferirono usare da allora in avanti, durante gli spostamenti via mare, chiatte a motore o unità di scarso dislocamento.[6]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Millot, op. cit., pp. 515, 517, 528
  2. ^ Millot, op. cit., pp. 587-588
  3. ^ Millot, op. cit., pp. 588-589
  4. ^ a b c d Battaglia di Capo san Giorgio su combinedfleet.com. URL consultato il 29 luglio 2012.
  5. ^ a b Millot, op. cit., p. 589
  6. ^ a b Millot, op. cit., p. 590
  7. ^ Battaglia di Capo san Giorgio su digilander.libero.it. URL consultato il 29 luglio 2012.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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