Battaglia di al-Buqaia

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Battaglia di al-Buqaia
parte Crociate
Norandino fugge dopo la battaglia (capolettera miniato tratto da un manoscritto francese della Storia delle imprese d'Oltremare di Guglielmo di Tiro).
Norandino fugge dopo la battaglia (capolettera miniato tratto da un manoscritto francese della Storia delle imprese d'Oltremare di Guglielmo di Tiro).
Data 1163
Luogo Valle della Beqa', Libano
Esito Vittoria dei Crociati
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
sconosciuti sconosciuti
Perdite
sconosciute sconosciute
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Nella battaglia di al-Buqaia (Al-Buqai'a al Hosn) del 1163, i crociati ed i loro alleati ottennero una delle rare vittorie su Norandino, l'atabeg di Aleppo e Damasco.

Re Amalrico I condusse l'esercito del Regno di Gerusalemme, insieme a contingenti degli Stati crociati settentrionali, un consistente corpo di pellegrini appena arrivati dalla Francia ed una forza portata dal governatore bizantino della Cilicia.

Per le forze cristiane, questa vittoria procurò solo una breve tregua dalla pressante offensiva musulmana.

Scenario[modifica | modifica wikitesto]

Norandino aveva dimostrato di essere uno dei nemici più pericolosi che il regno crociato avesse mai affrontato. Iniziando come emiro di Aleppo aveva costantemente aumentato i suoi territori a spese dei suoi vicini musulmani e latini, fino ad appropriarsi della grande città di Damasco nel 1154.

Aveva inflitto una dura sconfitta ai Crociati nella battaglia del lago di Hula nel 1157, ma si era ammalato gravemente subito dopo, dando agli ifranj la possibilità di recuperare e aiutati da Teodorico di Alsazia e da un esercito di pellegrini, di conquistare il castello di Harim, in quello stesso anno. Tuttavia, una attacco a Shayzar era fallito quando Rinaldo di Châtillon, il Principe di Antiochia, aveva litigato con gli altri ifranj, di conseguenza, Shayzar era presto divenuta un possedimento di Norandino.

Nel 1158 Teodorico ed il Re Baldovino III avevano battuto Norandino a Butaiha, a nord est di Tiberiade.[1] L'anno 1160 aveva visto la cattura di Rinaldo, che passò i successivi 16 anni nelle prigioni di Norandino. Nel dicembre 1161 l'Imperatore bizantino Manuele I Comneno aveva sposato Maria d'Antiochia divenendo così un forte protettore del Principato.[2]

Sia Amalrico che Norandino ben presto si erano resi conto della debolezza dell'Egitto fatimide, il cui governo era caduto in uno stato di decadenza. Dopo l'assassinio del Imam al-Zafir e una serie di colpi di palazzo, il wāsiṭa Shawar aveva preso il potere nel 1162, era stato ben presto deposto e aveva chiesto aiuto a Norandino. Né il re latino né l'atabeg musulmano potevano permettersi di lasciare che l'altro catturasse una preda ricca come l'Egitto; di conseguenza, Norandino aveva inviato il suo luogotenente Shirkuh con un esercito per sostenere il wāsiṭa egiziano.[3]

La battaglia[modifica | modifica wikitesto]

Mentre Shirkuh portava avanti la campagna in Egitto, Norandino iniziò un'offensiva in Libano.

Seguendo la politica dei latini, Re Amalrico intervenne con un esercito per sostenere i suoi vassalli del nord: Boemondo III d'Antiochia e Raimondo III di Tripoli. Per puro caso, un folto gruppo di pellegrini francesi guidati da Ugo VIII di Lusignano e Goffredo "Martel", fratello di Guglielmo VI d'Angoulême, si unirono al Re di Gerusalemme. Inoltre Costantino Colomanno, il governatore bizantino della Cilicia, portò i suoi guerrieri greci per assistere i crociati.

Norandino non poteva competere con una così formidabile combinazione di nemici ed il suo esercito subì una sconfitta. Sia i musulmani che gli ifranj rimasero colpiti dalle qualità di combattenti dei soldati bizantini.[4] L'esito negativo di al-Buqaia ebbe come solo risultato di rendere Norandino ancor più desideroso di vendetta.[5]

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

Amalrico, credendo sicuro il fronte settentrionale, portò il suo esercito in Egitto ritrovandosi in uno scontro a tre tra ifranj, Shirkuh e Shawar; con quest'ultimo che tentava di mantenere l'indipendenza egiziana.

Amalrico cacciò Shirkuh dall'Egitto nel 1164, ma dovette rapidamente abbandonare l'Egitto alla notizia di un grande disastro nel nord.

Il successivo importante scontro fu la battaglia di Harim.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Oldenbourg, pp. 353-354
  2. ^ Oldenbourg, pp. 358-359
  3. ^ Oldenbourg, p. 362
  4. ^ Oldenbourg, p. 363
  5. ^ Smail, p. 136

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Zoé Oldenbourg, The Crusades, New York, Pantheon Books, 1966. URL consultato il 2 novembre 2008.
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